La contadina che ha resistito al presidente del Nicaragua | José Adán Silva


Francisca Ramírez
Francisca Ramírez, il capo del movimento contadino che dirige la lotta contro la realizzazione di un canale inter oceanico in Nicaragua; ciò ha fatto di lei una vittima di molestie da parte dell’amministrazione di Daniel Ortega. Foto: Luis Martínez/IPS



MANAGUA, Feb 24 2017 (IPS) – La battaglia impari che la piccola contadina Francisca Ramírez sta conducendo contro il governo nicaraguense di Daniel Ortega è diventata così famosa che si sta richiedendo la sua sicurezza e i suoi diritti dal cuore politico dell’Europa.
Chi è lei e perché il parlamento Europeo ha ordinato al Nicaragua il 16 febbraio di proteggerne la vita e i diritti, così come quelli di altre centinaia di contadini nel centro sud di questo povero stato dell’America Centrale?

Ramírez è una contadina indigena quarantenne che ha vissuto tutta la sua vita nel comune agricolo della Nuova Guinea, nella regione autonoma di Caribe Sur, 280 km dalla capitale.

Ha detto all’IPS in un’intervista che la sua famiglia ha sempre vissuto in quest’area rurale, che fu lo scenario di una lotta sanguinosa durante la Guerra civile degli anni ‘80.

Quando aveva 8 anni, suo padre li abbandonò e sua madre doveva lavorare come bracciante mentre Ramirez si prendeva cura dei suoi cinque fratelli più piccoli.

Dopo essere sopravvissuta alla Guerra finanziata dagli U.S. contro il governo del fronte Sandinista per la Liberazione Nazionale (1979-1990), Ramírez imparò il lavoro agricolo, si sposò a 18 anni, ebbe 5 figli, e con lo sforzo di tutta la famiglia, acquistarono alcune terre e migliorarono le loro condizioni di vita.

Ortega, che governava il paese in quel periodo, dopo aver rovesciato la dittatura di Anastasio Somoza, riprese il potere nel 2007. A Gennaio iniziò un terzo incarico consecutivo, dopo aver vinto elezioni molto discusse, da cui l’opposizione fu esclusa, supportato da un’alleanza civile-militare che controlla tutte le branche dello stato.

Ramírez era felice della sua vita fino al 2013. “Ci comunicarono alla radio che stavano per costruire un canale ed io pensai che fosse davvero importante, perché dissero che non saremmo più stati poveri’’ ha affermato.

Poi, gradualmente, le notizie iniziarono a cambiare la sua percezione del progetto della costruzione del Grande Canale Nicaraguese che congiungeva l’Atlantico ed il Pacifico, assegnato in conccessione al gruppo cinese HKND nel 2013, e lei iniziò a fare domande a cui nessuno rispose.

Un giorno, la sfortuna bussò alla sua porta: delegazioni di pubblici ufficiali che la sua comunità non aveva mai visto prima, accompagnate da membri della polizia e da militari, scortarono delegazioni di persone provenienti dalla Cina che presero misure e fecero calcoli sulle proprietà dei contadini.

“Il percorso del canale attraversa la vostra proprietà a tutti verrete reinsediati” le dissero.

La legge 840, emanata nel 2013 per dare vita al progetto da 50 miliardi di dollari, che lei fu a malapena capace di comprendere con I suoi tre anni di formazione scolastica, era molto chiara: sarebbero stati pagati per le loro terre con un prezzo che lo stato avrebbe considerato “appropriato”.

Così iniziò la resistenza. “Inizialmente tutti erano molto felici, pensavamo che finalmente un progresso stesse arrivando, ma quando dei soldati prepotenti e gli ufficiali di polizia iniziarono a proteggere i cinesi, tutta la comunità si rifiutò di lasciarli entrare nelle loro case e iniziammo a protestare” ha detto.

Da quel momento, dice che la risposta ufficiale non è cambiata: repressione, molestie e minacce ai contadini che si rifiutavano di abbandonare le loro terre.

Ramírez ha raccontato che diventò un’attivista nel Consiglio Nazionale per la Difesa della Nostra Terra, Lago e Sovranità, un’iniziativa della società civile per organizzare il movimento degli agricoltori in difesa delle loro terre e dei loro diritti.

Iniziò a marciare dietro i leader rurali che guidarono le prime dimostrazioni contro il canale.

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Una delle numerose dimostrazioni di piccolo agricoltori, giunti a Managua dalla regione costiera dei Caraibi meridionali per protestare contro la costruzione di un cnale inter-oceanico, che farebbe sfollare migliaia di famiglie rurali e causrebbe gravi Danni ambientali. Foto: Carlos Herrera/IPS

Dopo un po’ di tempo, i leader furono arrestati, minacciati e intimiditi e molestati dalla polizia e dai militari, e Ramírez si trovò inaspettatamente a guidare le dimostrazioni nel 2014.

La sua guida attirò l’attenzione dei media nazionali e internazionali, delle organizzazioni per I diritti umani e della società civilie

Presto, le marce dei contadini contro il canale diventarono un simbolo di resistenza e più persone si unirono, facendo diventare il movimento la più importante forza sociale di opposizione a Ortega da quando prese nuovamente il potere 10 anni fa.

Il movimento dei contadini contro il Canale “è la più forte organizzazione sociale che esiste al giorno d’oggi in Nicaragua. In ogni movimento, un’autentica e genuina guida emerge, ed è ciò che la signora Ramírez rappresenta,” ha dichiarato all’IPS il sociologo Oscar René Vargas.

Il presidente “è consapevole che il movimento è la forza sociale più importante che il governo sta affrontando,” ha detto.

L’ammirazione che Ramírez suscita, per la sua abilità di organizzare e guidare più di 90 dimostrazioni nel paese, ha irritato le autorità.

Più di 200 contadini sono stati arrestati, circa 100 picchiati o feriti da armi da fuoco, e il governo ha praticamente imposto uno stato d’assedio militare nell’area,e rifiuta di finanziare progetti sociali, secondo il movimento.

I posti di blocco della polizia lungo tutta la rotta della Nuova Guinea e barricate militari nell’area danno l’impressione di un’area di guerra.

Ramírez non è sfuggita alla violenza e alle molestie: la sua casa è stata rasa al suolo senza l’ordine di un tribunale, i suoi figli e famiglia perseguitati e minacciati da agenti segreti e poliziotti, le sue proprietà e le merci che vende, come il cibo, confiscate e rovinate, e lei è stata accusata di attività terrorista.

Uno degli ultimi episodi ebbe luogo nel dicembre 2016, durante una visita in Nicaragua da parte del segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) Luis Almagro, per discutere con Ortega delle accuse di attacco alla democrazia.

Per impedire a Ramírez e ad altri leader del movimento di incontrare Almagro, convogli di polizia assediarono la comunità e repressero i membri del movimento, ha affermato.

Essi distrusserero parzialmente il ponte principale dell’area, e i membri sospetti del consiglio del movimento furono trattenuti nei posti di blocco militari.

Confiscarono addirittura i veicoli di lavoro di Ramírez, usandoli per trasportare truppe e dopo li danneggiarono, secondo Gonzalo Carrión, del Centro nicaraguese per i diritti umani.

“Il governo di Ortega ha brutalmente maltrattato Francisca Ramírez e i contadini che la seguono. I suoi diritti sono stati violati, a partire dal diritto di protestare al diritto alla libertà di movimento, e temiamo che violeranno il suo diritto più importante: la sua vita”, ha dichiarato Carrión a IPS.

Camminando per sentieri nel buio e attraversando un fiume profondo, dove quasi annegò, Ramírez aggirò il cordone militare e viaggiò, travestita e nascosta in un furgone, fino a Managua, dove riuscì ad incontrare Almagro il primo dicembre 2016 e a raccontargli degli abusi di cui lei e la sua comunità sono stati soggetti per aver rifiutato di abbandonare le loro terre.

Nel febbraio 2016 il parlamento europeo approvò una risoluzione condannando la mancanza di protezione per gli attivisti dei diritti umani in Nicaragua, ponendo una speciale enfasi sul caso di Ramírez, e denunciando il deterioramento della regola di legge e democrazia in questo paese.

I membri del Parlamento Europeo hanno esortato “la polizia locale e nazionale ad astenersi dalle minacce e dall’uso di atti di ritorsione contro Francisca Ramirez perché compie la sua legittima opera come difensore dei diritti umani “.
“Francisca Ramirez è vittima di abusi da parte della polizia del paese, che mira a mettere a repentaglio la sicurezza e i mezzi di sussistenza dei difensori dei diritti umani” ha denunciato il Parlamento Europeo.

“Ramírez, coordinatore della Difesa della Terra, del Lago e della Sovranità, era a Managua per presentare una protesta formale contro gli atti di repressione, violazione dei diritti di libera circolazione, e aggressione subiti da molte comunità della Nuova Guinea, lungo il percorso verso la capitale per una protesta pacifica contro la costruzione di un canale inter oceanico, progetto che eliminerà le attività dei contadini e i popoli indigeni dall’area del cantiere di costruzione,” afferma la risoluzione.

Mentre il governo resta in silenzio sulla decisione, l’attivista sociale Mónica López crede che ciò rappresenti una vittoria per il movimento rurale.

“Senza dubbio, la risoluzione è una vittoria sociale e politica per il movimento agricolo contro il canale, una condanna del Nicaragua, ed un avvertimento globale su ciò che sta succedendo contro i movimenti agricoli dei popoli indigeni in Nicaragua,” López ha dichiarato all’ IPS.

Il governo afferma che il progetto del canale sta andando avanti, anche se è passato un anno e non ci son ancora progressi visibili e sostiene che eliminerà la povertà che tocca più del 40 per cento dei 6.2 milioni di persone in questo Paese dell’America centrale.


IPS Inter Press Service News Agency
Titolo originale: 
The Peasant Farmer Who Stood Up to the President of Nicaragua
Traduzione di Sabrina Latino per il Centro Studi Sereno Regis 

Una replica a “La contadina che ha resistito al presidente del Nicaragua | José Adán Silva”

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