Rimozioni forzate | Segnalazione di Massimiliano Fortuna


cop_Paolo Salza, Rimozioni forzatePaolo Salza, Rimozioni forzate, David and Matthaus, Serrungarina (PU) 2016, pp. 160

(Dal risvolto di copertina)

“Dopo una vita di depressione e psicofarmaci, Davide riesce a incidere il bubbone del suo malessere: frammenti di ricordi ed emozioni violente finalmente risvegliati, un’infanzia di maltrattamenti, abusi, rimossa per mezzo secolo. Davide teme la follia, va alla ricerca di prove, di testimoni dell’accaduto, ma senza successo. Al contrario, tanti sono quelli che si illudono sulla realtà, accettando e propagando deboli e mistificanti giustificazioni. Compreso lui stesso, in parte. Per caso, nel frattempo, emerge un possibile testimone, Simone. All’inizio anche lui non crede, nicchia, tenta persino di abbandonare al suo destino il nuovo amico. Un fatto imprevisto gli svela che invece la vicenda è del tutto verosimile, che ciò che ha devastato Davide ha sfiorato anche lui. E che solo nell’accettazione della realtà e nella sua aperta denuncia c’è la possibilità di riscatto”.

Con Rimozioni forzate Paolo Salza esordisce nel romanzo, pagine scaturite da un ripensamento della sua infanzia che lo ha portato a una faticosa rielaborazione letteraria.

Paolo Salza fu uno dei circa 150 obiettori di coscienza che presentarono domanda di servizio civile dopo l’approvazione della legge che, nel dicembre del 1972, ne riconobbe la legittima alternativa al servizio militare. Svolse il proprio servizio civile tra il maggio 1974 e il gennaio 1976 a Ivrea, in una casa di campagna dove l’allora vescovo Bettazzi accoglieva diseredati di ogni specie. Questo centro, organizzato dallo stesso Paolo Salza, fu il primo che vide all’opera degli obiettori, assieme a quello animato a Roma dal Partito Radicale.

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