Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale | Recensione di Giorgio Cingolani


cio_Stefano Mancuso e Alessandra Viola*, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetaleStefano Mancuso e Alessandra Viola*, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, Giunti, Firenze 20152, pp. 144, € 16,00

Le piante hanno sensibilità, intelligenza e capacità di conoscere il mondo che le circonda alla pari se non meglio di altri esseri viventi compreso l’uomo. Affermazioni ampiamente e chiaramente documentate in questo libro, che è un contributo importante a ridimensionare il ruolo arrogante dell’uomo occidentale in un momento in cui la stessa sopravvivenza di tutti gli organismi viventi nel pianeta Terra è in pericolo per le azioni messe in atto dalla specie umana. Il mondo vegetale, anche nelle sue espressioni più semplici, è composto da organismi che sono dotati di capacità sensoriali, di elaborazione dei dati acquisiti e di comunicazione che permette loro di svilupparsi e riprodursi adattandosi alle condizioni del mondo esterno. Le piante sono alla base della stessa esistenza del resto delle specie viventi per la loro capacità di uso dell’energia solare per la sintesi di materia organica. Le piante costituiscono oltre il 99% della biomassa della Terra dominandone quindi ogni ambiente. L’uomo, e tutto il mondo animale, non solo dipendono dalle piante per la propria esistenza, ma sono «tracce» come gli autori ci ricordano. Ma allora come è successo che nella cultura occidentale il mondo vegetale è stato e tuttora è ritenuto un gradino inferiore al mondo animale? Come è che gli uomini, anche quelli più sensibili e rispettosi degli altri componenti del mondo animale, non provano alcun rimorso quando calpestano e distruggono organismi vegetali?

Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale di fama mondiale e Alessandra Viola, giornalista e divulgatrice scientifica di consolidata efficacia ed esperienza, ci fanno vedere il mondo vegetale da un altro punto di vista, diverso da quello abituale antropocentrico; ci presentano in modo chiaro, forse eccessivamente didascalico, risposte ai quesiti di base: sono intelligenti le piante, sono capaci di risolvere problemi, hanno capacità di comunicazione? E rispondono anche al quesito fondamentale: perché gli uomini occidentali si ritengono superiori a tutti gli altri organismi viventi nel pianeta terra?

Il libro, relativamente breve, è costituito da una buona Introduzione, cinque capitoli e una concisa conclusione. Precede il tutto una appropriata Presentazione del libro, di Michael Pollan, noto scrittore e divulgatore sui problemi dell’alimentazione.

Nel primo capitolo si presentano le principali ragioni per la sottovalutazione del mondo vegetale da parte dell’uomo occidentale: le religioni del libro, la letteratura, la filosofia e la stessa scienza moderna – «come se esistesse un tacito accordo» scrivono gli autori – hanno lavorato insieme per divulgare nella cultura occidentale l’idea che le piante siano esseri dotati di un livello di vita più basso delle altre specie viventi.

Nel secondo capitolo si presentano dati di conoscenza, tuttora molto imperfetta, sul mondo vegetale e si spiegano le ragioni della incapacità degli uomini a comprendere il mondo vegetale: la principale consiste nel diverso modo in cui uomini e vegetali si sono evoluti.

Nel terzo capitolo gli autori spiegano che le piante hanno tutti e cinque i sensi dei quali è dotato l’uomo: vista, udito, tatto, gusto e olfatto, «Ognuno sviluppato in modo vegetale ma non per questo meno affidabile», ci dicono gli autori. Oltre ai cinque sensi i vegetali ne possiedono almeno un’altra quindicina. Per esempio, sentono e calcolano la gravità, i campi elettromagnetici, l’umidità e possono anche analizzare numerosi gradienti chimici.

Nel quarto capitolo viene documentato come in base alle proprie capacità sensoriali le piante si orientano nel mondo, interagendo con altri organismi vegetali ma anche con insetti e animali, comunicando con molecole chimiche e scambiandosi informazioni. Le piante si parlano fra loro, riconoscono i propri parenti e si comportano con modalità differenti ( altruiste o egoiste ) così come gli animali.

Nel quinto capitolo si danno gli elementi per poter dire che le piante sono «intelligenti» nel senso di un’intelligenza intesa come capacità di risolvere i problemi e trovare soluzioni e atteggiamenti da adottare per far fronte alle difficoltà legate alla propria esistenza. Hanno addirittura una «intelligenza di sciame» che consente loro di comportarsi non come singolo individuo ma come una moltitudine: simili ad una colonia di formiche, di api o a uno stormo di uccelli.

Un libro quindi molto importante e che suggerisco di leggere e rileggere attentamente. Potrebbe aiutarci a superare il nostro sbagliato atteggiamento antropocentrico ma anche estendere a tutti gli organismi viventi il discorso che già gli animalisti fanno.

*Stefano Mancuso è una tra le massime autorità mondiali nel campo della neurobiologia vegetale. Professore associato presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili, dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale ed è membro fondatore della International Society for Plant Signaling & Behavior. Ha al suo attivo numerosi volumi e più di 250 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Nel 2012, invitandolo a Next, «La Repubblica» ha inserito il suo nome nella lista dei 30 italiani destinati a cambiarci la vita. 

Alessandra Viola Giornalista scientifica freelance, collabora con numerosi quotidiani, settimanali e con la Rai. Nel 2007 la Fondazione Armenise-Harvard le ha assegnato una borsa di studio per il miglior articolo scientifico dell’anno. Nel 2013 ha collaborato con la trasmissione televisiva Metropoli (Rai 3) e dal 2010 al 2012 con la trasmissione televisiva Cosmo (Rai 3) in qualità di inviata. Nel 2011 ha condotto il Festival della Scienza Live di Genova. Documentarista e sceneggiatrice di programmi televisivi per la Rai, è dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione all’università La Sapienza di Roma.

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