Economia mondiale ed economisti nel 2017 | Johan Galtung


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Due punti strettamente correlati, per cominciare.

In questa rubrica si è sostenuta l’Elevazione dei ceti più marginali come approccio economico valido in ogni circostanza, per mitigare qualunque sofferenza e per indurne l’ingresso nell’economia come produttori e consumatori, non come “casi anomali”.

In questa rubrica si è anche sostenuta la valutazione di Trump non dalle sue parole intossicanti né da quelle dei commentatori, ma dai suoi atti. Bianchi-maschi-lavoratori-non laureati non costituiscono i ceti più bassi degli USA, ma ci stavano arrivando. Adesso sollevati alla maniera di Trump, trattenendo l’industria nella / riportandola indietro alla “Rust Belt” [regione metallurgica d’industrializzazione pre-informatica, ndt]. Quel che ha appena fatto Ford Motor Company; cui potrebbe seguire General Motors.

Se l’esternalizzazione di manodopera ricorrendo al Messico – con l’eufemismo “scambio economico” – ha forse giovato ai lavoratori poveri messicani, è effettivamente servito alle élite ricche dei due paesi.

Un dazio del 45% sulle merci cinesi: non porta da nessuna parte. Le case USA sono piene di prodotti abbordabili “Made in China”. Deindustrializzare è stata una stupidaggine USA; re-industrializzare comporterà del tempo. Mantenere quel che c’è, riportare indietro quel che c’era. Altri paesi possono imparare da Trump a non svendersi.

Le prospettive economiche mondiali generali per il 2017 sono brutte. Problema chiave per l’Occidente: l’industria è ora anche in mano ad altri paesi per soddisfare la loro domanda e per le esportazioni (Cin[a-In]dia). Com’è potuto succedere? Perché:

Gli economisti hanno una Teoria 1 degli stadi diacronici, dal settore primario al secondario al terziario – agricoltura->industria->servizi. È ora tempo di servizi, a livello interno, e in quanto esportazione per importare alimentari e manufatti. La T1 promuove gli scambi, ma rende vulnerabili le società se gli scambi falliscono, e può causare una vasta disoccupazione nei settori primario-secondario.

Quindi, l’alternativa Teoria 2: coesistenza sincronica dei settori, ai livelli statale-provinciale-locale. Ciascun settore è un modo di vivere attraente per persone diverse o per la stessa persona in stadi diversi. La T2 promuove il contare su sé stessi – non l’autosufficienza, poiché le lacune sono colmate con il commercio – un’alta occupazione se l’automazione è controllata e non considerata legge di natura, l’arricchimento personale, e la protezione della natura.

E come si mette con quella patologia, la speculazione nei derivati? Può avvenire in ambo le situazioni; più in ambito T1 in quanto “servizio”. Se ci sono leggi contro la pornografia infantile, potrebbero esserci pure leggi contro la speculazione, immediate.

E in quanto alla disuguaglianza? Può essere alta in ambo le situazioni; in ambito T2 mediante la proprietà di terreno e altri mezzi di produzione. E’ necessaria più teoria.

Gli USA hanno imposto la T1 al Giappone. La Svizzera pratica con successo la T2.

L’Unione Europea è vittima della T1, mentre la dottrina economica Trump-USA s’accosta più alla T2. In Germania, la Deutsche Bank s’è data alla speculazione e sta crollando. L’iconica Volkswagen ha distrutto il “Made in Germany” in quanto garanzia di qualità. Aggiungiamoci la Völkerwanderung/migrazione massiccia nell’UE di vittime della guerra delle “coalizioni a guida USA”. Ma l’UE e l’euro possono ancora sopravvivere, magari in quanto Europa a due velocità che impara da Trump.

Queste due parti dell’Occidente sono una parte minore del mondo intero; il problema base è il contagio Occidente-Resto del Mondo. La Cina deve averlo considerato da tanto tempo, spostando la propria attenzione principale da USA-Walmart alla promozione di OBOR, Una Regione, Una strada, che aggira gli USA. L’India è attualmente il maggior partner commerciale della Cina, e il presidente Xi viaggia per il mondo.

Anche la Russia può aver notato ciò, e con la Cina promuove l’Eurasia. La Russia può avvalersi dell’essere sia europea sia asiatica, la Cina no.

La Rotta della Seta della Cina è l’OSPAALA di Fidel, l’Organizzazione di Solidarietà per i Popoli d’ Asia, Africa e LatinAmerica, sfruttati dal Nord, Europa-USA. Il Resto è preparato; ma con la Cina dominante.

L’Occidente è isolato, il Resto è protetto da isolante. Lo shock è intra-occidentale.

Questo vale anche per Africa e LatinAmerica? L’Africa è in ampia misura nell’orbita cinese. In Latin-America, gli USA tentano di essere al potere con colpi di stato, minacce, presenza militare, interferendo con le elezioni. Il che però costa soldi che gli USA devono stampare con notevole rischio.

La T1 è meglio per tessere insieme il mondo, seppure in modo alquanto vulnerabile. La T2 è meglio per ridurre la vulnerabilità, a rischio di reciproco isolamento. Un buon caso per una meta-teoria, comprendente entrambe.

Dove stanno gli economisti riguardo a questo tema? Da nessuna parte, la T2 non è farina del loro sacco. Come si situano, socio-politicamente, in generale?

Che cosa pensano gli economisti” (“American Economic Association”, 1979, pp. 28-37): un campione casuale di 600 economisti USA, 30 proposizioni, e concordia-concordia-ma-discordia. Conclusione (p. 36): “Il consenso tende a centrarsi su tematiche micro-economiche che coinvolgono il meccanismo [di determinazione] dei prezzi, mentre le aree di maggior disaccordo riguardano i temi macro-economici e normativi”. In quanto a questi ultimi: lungo la dimensione tradizionale di destra/sinistra.

Bruno Frey et alia, “Consenso, Dissenso e Ideologia fra gli economisti in vari paesi europei e negli Stati Uniti” (“European Economic Review”, 1983, pp. 59-69) aggiungeva dati su Belgio, Francia, Germania, Svizzera. Conclusione (p. 68): “Gli economisti americani sembrano avere il maggior grado di consenso, seguiti dai tedeschi e dagli svizzeri. Si rileva più dissenso fra i francesi e i belgi. È piuttosto deludente vedere che gli economisti non sono disposti a distinguere l’aspetto ‘tecnico’di un tema da quello ‘politico’”.

Forse in quanto umani più che economisti? Comunque, se in quanto gruppo non concordano sulla scienza economica, perché dovrebbero gli altri?

Arjo Klammer, Conversazioni con economisti (Totowa NJ: Rowman & Allanheld, 1984): “… le argomentazioni teoretiche sono incerte e la loro ricevibilità dipende da un giudizio reso plausibile con una varietà di altre argomentazioni” (p. 243); “un punto importante è la natura incerta e controversa della ricerca empirica in economia” (p. 244).

L’economia è fede, dogma? Gary Becker, in Il modo economico di considerare la vita? O una ricerca pragmatica, S. E. Rhoads, La visione del mondo da parte degli economisti (Cambridge University Press, 1985, p.221)? Tutt’e due.

E una parata di brillanti pensatori illuminano i problemi, come John Kenneth Galbraith, Hazel Henderson, Barrington Moore, Gunnar Myrdal, Joseph Stiglitz, Paul Streeten, per citarne solo alcuni recenti.

Siamo in itinere. Ma lontani dalla fine del percorso.


#463 – Johan Galtung – 16.01.17
Titolo originale: 2017 World Economy and Economists

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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