Standing Rock e il ritorno della campagna nonviolenta | George Lakey


C’è qualcosa di ancora migliore della politica elettorale e delle proteste una-tantum per mobilitare il potere dei cittadini

standing rock lakey


Le campagne nonviolente sono spesso plateali e attirano molta attenzione-si pensi ai difensori dell’acqua a Standing Rock determinati e fermi davanti alla forza bruta della polizia. E’ ancora più sorprendente, quindi, che l’idea di una “campagna nonviolenta” sia poco conosciuta e spesso ignorata quando si parla di come mobilitare il potere, ad esempio per evitare che Donald Trump cancelli i passi avanti fatti per contrastare il cambiamento climatico.

Le campagne nonviolente sono spesso plateali e attirano molta attenzione.

Per molti, la scelta si limita a fare lobbismo, petizioni o a scegliere candidati progressisti promettenti affinché portino avanti qualcosa di diverso: la campagna elettorale. Fare qualcosa di “diverso” significa di solito una marcia non violenta, o magari una protesta. Il problema è che nè una nè l’altra sono efficaci quando una campagna nonviolenta. Una o due di queste azioni non potrebbero avere l’impatto della campagna di Standing Rock.

Cosa distingue una campagna nonviolenta?

I ricercatori dell’Università di Swarthmore si sono addentrati nella questione, analizzando oltre 1000 campagne nonviolente portate avanti in circa 200 paesi. Il database di Swarthmore, pubblico, va indietro fino all’Egitto del dodicesimo secolo, quando gli schiavi che stavano costruendo la tomba per il faraone organizzarono una campagna di successo contro gli stipendi che venivano loro negati. I ricercatori hanno trovato che le proteste sono spesso eventi una-tantum per esprimere rabbia, oltraggio o schietta opposizione ad un’azione o una politica, da ripetere quando la protesta ottiene la giusta attenzione. Chi organizza una campagna, al contrario, ha una strategia a lungo termine, pianificando una serie di azioni non violente da portate avanti finché non viene raggiunto l’obiettivo. Può trattarsi di settimani, mesi, o anni.

Raggiunti i tre anni della campagna dell’Earth Quaker Action Team (squadra Quacchera di azione per il pianeta, ndt) per indurre la Banca PNC, settima della nazione, a smettere di finanziare lo spianamento degli Appalachi, i membri del EQAT hanno iniziato a stancarsi. Studiando il database di Swarthmore, hanno scoperto che ci sono voluti 20 anni prima che la campagna Britannica per indurre la Banca Barclays ad interrompere gli investimenti in Sudafrica come protesta contro l’apartheid avesse successo. La campagna Barclays ha dato all’EQAT una nuova prospettiva sulla resistenza. Due anni dopo, il gruppo ha vinto la sua campagna “Bank Like Appalachia Matters”.

E’ vero che molte campagne sono in realtà più bevi. La prima campagna nonviolenta americana di cui si abbia notizia era nella città di Jamestown, in Virginia, quando gli artigiani polacchi-i primi immigrati non-inglesi- hanno portato avanti una campagna per poter votare come gli inglesi. I polacchi hanno vinto la loro battaglia in tre mesi.

Il Gruppo di Azione Nonviolenta di Allegany di New York ha vinto la sua campagna del 1990 per prevenire la costruzione di una discarica nucleare in meno di un anno. I cittadini di Bodega Bay, in California, con l’aiuto degli studenti di Berkeley e della cantante folk Malvina Reynolds, hanno impiegato tre anni per bloccare un progetto per la costruzione della più redditizia centrale elettrica nucleare del paese. Nel 1964, lo stesso è accaduto a Los Angeles per la costruzione di una centrale a Malibu.

Le campagne hanno target specifici e richieste precise

Coloro che portano avanti una campagna Nonviolenta sanno quello che vogliono: acque pulite in Nord Dakota per le popolazioni indigene; una legge (il Dream Act) per gli studenti arrivati in America da bambini con genitori clandestini; una disintossicazione dalle sostanze chimiche a Love Canal (stato di New York); vestiti e gadget delle università confezionati da lavoratori trattati in modo equo e che lavorano in condizioni di lavoro sicure.

Coloro che portano avanti una campagna inoltre sanno a chi è in mano la decisione di cui hanno bisogno. Alice Paul ha guidato la campagna del partito nazionale delle donne per il suffragio universale e si è rivolta direttamente al presidente Woodrow Wilson. Come mostra il film Angeli d’acciaio, le donne che hanno protestato durante la prima guerra mondiale hanno paragonato il presidente all’imperatore germanico, chiamandolo “Kaiser Wilson!”. Nei suoi ultimi anni, quando l’ho intervistata, Alice Paul ha detto che era fiduciosa nel fatto che Wilson potesse fare la differenza nel persuadere un congresso cocciuto a passare il 19° Emendamento, dando alle donne il diritto di voto. Aveva ragione. L’escalation del 1917 della sua campagna ha condotto al voto alle donne in solo tre anni.

L’Escalation è un’arte

Il movimento per i diritti civili degli anni ‘60 ha mostrato ability nel posizionare e mettere in sequenza azioni dirette per ottenere un’escalation di pressione suI loro target.

Quando il Presidente John F. Kennedy ha respinto la richiesta di Martin Luther King Jr. di guidare un progetto di legge per i diritti civili, la Conferenza di Leadership Cristiana del Sud ha fatto una scelta strategica molto insolita. Invece di fare il passo successivo più ovvio, ossia concentrare l’azione sulla capitale per ottenere lì la vittoria, la CLCS ha deciso di agire a Birmingham, in Alabama, allora una città industriale. E’ dove il Reverendo Fred Shuttlesworth, membro della CLCS, guidava da quattro anni una campagna contro la segregazione.

La lotta per i diritti civili mostra anche come le campagne costruiscono i movimenti sociali di massa.

Nella primavera del 1963, la CLCS ha portato organizzatori ed esperti esterni a Birmingham affinché si unissero alla lotta locale. Coloro che stavano portando a termine la campagna hanno incrementato le loro strategie, opponendosi ai cani ed alle manichette della polizia segregazionista con la disciplina nonviolenta. Quando a causa delle incarcerazioni di massa vi era carenza di adulti disponibili per la disobbedienza civile, i bambini si sono fatti avanti per riempire le strade. La totale disgregazione che smuoveva Birmingham e il carisma nazionale del Dr. King ha fatto pressioni efficaci alla Casa Bianca. Kennedy si è messo in contatto con Roger Blough, il Presidente dei produttori dell’industria metallurgica e altri membri dell’elite di potere, ottenendo il consenso sul fatto che fosse giunto il momento per un progetto di legge sui diritti civili che garantisse abitazioni adeguate.

Le campagne possono costruire movimenti

La lotta per i diritti civili mostra anche come le campagne costruiscono i movimenti sociali di massa. Il 1° Febbraio del 1960, quattro studenti universitari hanno organizzato un sit in in una mensa separatista vicino al loro campus in North Carolina. Ispirati, altri studenti in altre università hanno seguito il loro esempio. Entro un mese vi erano proteste di studenti in tutto il Sud e una campagna di solidarietà nei negozi Woolworth delle città del Nord. Campagne locali replicate e diffuse hanno così trasformato lo sforzo di pochi studenti nel famoso ed iconico “movimento di liberazione”.

Mentre Gandhi affrontava l’impero più grande che il mondo abbia mai conosciuto, sapeva che l’India avrebbe avuto bisogno di un movimento di massa per sostenere una lotta a lungo termine e ottenere l’indipendenza. Inizialmente, credeva che la sua popolazione fosse troppo disgregata e separata (anche geograficamente) per dare origine ad un movimento. Così ha guidato una serie di campagne, usandole per ottenere piccole vittorie, per costruire capacità di leadership e organizzative, e per sviluppare la fiducia necessaria. Le campagne hanno poi aiutato a creare un movimento nazionale sufficientemente grande da supportare la famosa Marcia del Sale del 1930-31, che ha a sua volta ingrandito il movimento supportando altre campagne più piccole, coinvolgendo sempre più persone. Poco più di dieci anni dopo, una massa numerosa ha obbligato i Britannici a lasciare il gioiello premio del loro impero.    

Overshadowed by politics Adombrati dalla politica

L’ossessione dei media mainstream USA sono le campagne elettorali. In Danimarca, una campagna nazionale è limitata a sei settimane e le pubblicità a pagamento non sono permesse in televisione. La partecipazione politica è molto più alta che negli USA. I mass media hanno poco spazio in cui presentare e rendere chiare le differenze tra i partiti e i candidati. E lo fanno in maniera efficiente. Negli Stati Uniti, i media bombardano i cittadini per almeno un anno con la dimensione competitiva delle elezioni. Le persone potrebbero non capire molto delle questioni politiche, ma hanno un’idea di come funziona una campagna politica, strategie incluse.

Le nostre opzioni non sono limitate a petizioni e proteste.

Al contrario, non si sente nulla su come le proteste nonviolente hanno avuto successo o su quali strategie sono state adottate. Il contesto è assente: quale media mainstream ci fornisce quel genere di narrazione su Standing Rock, mettendola a confronto con altre campagne indigene per i diritti civili ed ambientali? Quando ascoltiamo la spiegazione di accademici esperti di lotta nonviolenta sulle dinamiche di una campagna nonviolenta?

Il risultato è un pubblico poco consapevole delle proprie opzioni quando si tratta di affrontare un presidente autoritario o cambiamenti politici che minacciano i diritti umani e la sostenibilità del pianeta.

La buona notizia è il ritorno dell’arte di organizzare campagne nonviolente. Le nostre opzioni non sono limitate a petizioni e proteste. Possiamo, invece, dare inizio a qualcosa di grande.


6 gennaio 2017
Titolo originale: Standing Rock and the Return of the Nonviolent Campaign
Traduzione di Eleonora Ceccaldi per il Centro Studi Sereno Regis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *