Che cosa ci può dire una noce moscata sul NAFTA (1)? | Amitav Ghosh


spedizone-indie-orientaliIl ritorno ad Amsterdam della seconda spedizione alle Indie Orientali” dipinto da Hendrik Cornelisz Vroom, 1599. Credit Phas/UIG, via Getty Images


GOA, India — Per molti anni la parola “globalizzazione” è stata usata per indicare l’utopica promessa di un libero commercio alimentato dai più grandi centri mondiali dell’innovazione tecnologica e finanziaria. Ma la nota celebrativa si è rivelata inconsistente. E la stessa parola viene usata sempre di più per indicare una tendenza crescente a fare marcia indietro rispetto alla prospettiva di una Terra cosmopolita. In molti paesi la gente guarda indietro con nostalgia, verso tempi passati che erano meno interconnessi, e che si pensa fossero più sicuri. Ma un simile periodo è davvero esistito? C’è mai stato un mondo non globalizzato?

Questa domanda mi è sorta durante le ultime ore delle elezioni Americane, mentre ero imbarcato su un traghetto nell’arcipelago delle Maluku, in Indonesia. Una volta note come le Isole Molucche, questo angolo di mondo viene considerato remoto persino all’interno dell’Indonesia. Dista due fusi orari da Jakarta, ed è situato in una delle zone sismicamente più instabili del pianeta. Molte delle sue isole sono vulcani attivi che emergono ripidi dalla superficie marina: alcune sono piccole, altre davvero minuscole. Davvero, se mai esistesse una periferia globale, sarebbe lì. Eppure, per migliaia di anni quelle isole sono state in prima linea nella storia globale. Ciò è accaduto perché i loro suoli vulcanici hanno ospitato e nutrito due alberi miracolosi, che non crescevano in alcun altro luogo della Terra: uno è il Syzygium aromaticum, che produce i chiodi di garofano, e l’altro è la Myristica fragrans, il cui seme è la noce moscata, e il cui frutto, che avvolge la superficie esterna del seme, costituisce il mace, un’altra spezia usata in cucina.

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Il Syzygium aromaticum, che produce i chiodi di garofano, è originario delle Isole delle Spezie. Credits Ann Ronan Pictures/Print Collector, via Getty Images.

Per migliaia di anni queste spezie sono state tra i prodotti commerciali più ricercati, e hanno reso straordinariamente ricchi i sultani delle “Isole delle spezie”. Chiodi di garofano che risalgono al 1.700 a.C. sono stati rinvenuti nel sito archeologico di Tell Ashara, in Siria. Per arrivare là hanno dovuto viaggiare per più di 6.000 miglia, toccando vari porti affacciati sull’Oceano Indiano, quindi attraversare via terra la Mesopotamia. Ad ogni sosta il loro prezzo cresceva, e durante il Rinascimento in Europa il valore commerciale di certe spezie era migliaia di volte superiore a quello di partenza.

La Repubblica di Venezia detenne per centinaia di anni un virtuale monopolio sul mercato delle spezie nel Mediterraneo. Anche se pepe e zenzero, provenienti soprattutto dall’India, costituivano la maggiore quota delle spedizioni, i chiodi di garofano, le noci moscate e il mace provenienti dalle Molucche spuntavano prezzi molto più elevati a parità di peso.

I monarchi di Spagna e Portogallo finanziarono le grandi spedizioni nella speranza di superare Venezia e il Medio Oriente. I marinai portoghesi che aprirono le prime rotte marittime verso l’Oceano Indiano portarono con sé non solo la loro religione, ma anche la fiducia europea nei monopoli. Questo concetto era estraneo alle culture dei commercianti dell’Oceano Indiano, dove i comandanti dei principali porti facevano a gara per attirare la maggior varietà possibile di mercanti. Portoghesi, Spagnoli, e Olandesi e Inglesi che li seguirono, non si curarono di queste tradizioni, e non abbandonarono mai la loro ricerca di monopoli, specialmente nelle isole più vulnerabili delle Molucche.

Ne seguì un lungo periodo di lotte sanguinose, in cui le potenze Europee si combatterono tra loro e contro il popolo delle Molucche. Nel corso di questi eventi gli Inglesi conquistarono il loro primo possedimento in Asia, una coppia di piccole isole, Ai e Run, che fanno parte di una catena delle Molucche chiamata Banda.

Alla fine sono stati gli Olandesi a vincere, ma a costo di atrocità che inclusero un tentato genocidio. Nel 1621, per ordine del Governatore generale della Compagnia Olandese dell’India orientale, circa 14mila dei 15mila abitanti delle Isole di Banda furono o trucidati o ridotti in schiavitù. Due anni più tardi, i funzionari della Compagnia Olandese decapitarono dieci inglesi e una serie di altre persone in un’ esecuzione di massa che è conosciuta come il Massacro di Amboyna. Anche se questo spargimento di sangue suggellò la conquista delle Indie Orientali da parte degli Olandesi, gli Inglesi non rinunciarono a pretendere il possesso dell’isola di Run ancora per parecchi decenni. Gli Olandesi erano così ansiosi di estromettere gli Inglesi dalle Molucche che nel 1667 accettarono uno scambio grazie al quale gli Inglesi abbandonavano le loro pretese su Run, in cambio del riconoscimento del proprio diritto su territori che includevano un’altra isola, sul lato opposto del pianeta – Manhattan.

Questo legame forse è ormai dimenticato a New York, ma viene ancora ricordato da molti a Run, che oggigiorno è un’isola tranquilla, baciata dal sole, abitata da qualche centinaio di persone. “Donald Trump ha fatto fortuna a Manhattan, non è vero?” così mi disse scherzando un amico indonesiano quando feci visita all’isola, il giorno prima delle elezioni americane. “Se vince lui, magari costruirà una torre a Run, per ringraziare di aver ottenuto Manhattan.”

Per molte decine di anni Run e le altre isole delle Molucche dove crescono le spezie hanno consentito alla Compagnia Olandese profitti abbondanti e facili. Poi però, quando i gusti degli Europei cambiarono, il prezzo delle spezie incominciò a calare. Misure drastiche, come lo sradicamento di milioni di alberi e la distruzione dei locali di immagazzinamento, non riuscirono a impedire il collasso della Compagnia verso la fine del 18° secolo.

Entro la metà del 19° secolo gli alberi dai quali si ricavano i chiodi di garofano e le mosci moscate poterono essere coltivati in luoghi molto lontani dal loro habitat originario, e la lunga storia delle Isole delle Spezie, e delle enormi ricchezze che esse offrirono, giunse alla conclusione.

La lezione evidente che si può trarre da questa storia è che è impossibile immaginare un mondo senza connessioni globali. Queste sono sempre esistite, e nessun luogo è sfuggito alla loro influenza. Ma questo non significa che l’interconnessione di per sé abbia qualche merito: essa è sempre stata accompagnata dalla violenza, dall’aumento delle disuguaglianze, dalla distruzione su larga scala di intere comunità. E coloro che propongono una globalizzazione senza restrizioni non dovrebbero dimenticare che nel 19° secolo proprio il “libero commercio” fu invocato dall’Inghilterra e da altre potenze Occidentali per impedire alla Cina di fermare l’importazione di oppio, che stava provocando fenomeni di dipendenza in larghi strati della popolazione.

Quegli aspetti della globalizzazione vengono spesso sottovalutati, perché la difesa dell’interconnessione viene spesso identificata con la tolleranza, mentre la resistenza ad essa è identificata con il pregiudizio. Ma né il cosmopolitismo né il campanilismo sono di per sé delle virtù. Dobbiamo invece chiederci: il cosmopolitismo è al servizio di che cosa? Il protezionismo quali obiettivi ha?

La storia delle Isole delle Spezie include anche un allarmante fenomeno. In un giardino di alberi che producono i chiodi di garofano, sull’isola di Ternate, ho visto che la maggior parte degli alberi erano senza foglie, e i tronchi avevano il colore della cenere. Mi hanno detto che questa varietà di alberi sta morendo in tutta l’isola, e i contadini sono concordi nell’attribuire il fatto alla stessa causa: gli alberi patiscono i cambiamenti dei regimi di piogge che si sono manifestati negli ultimi anni. Piove di meno, e in modo più irregolare. Questo a sua volta ha facilitato il diffondersi di malattie microbiche e fungine. Nell’isola sono anche scoppiati incendi di una intensità senza precedenti.

Se questi cambiamenti si protrarranno, l’albero dei chiodi di garofano, uno dei più antichi prodotti commerciali, potrebbe rischiare l’estinzione proprio nel suo habitat ancestrale, a causa delle emissioni di gas-serra prodotte dal crescente appetito dell’umanità per le merci. Solo in questo senso noi siamo davvero entrati una nuova era di interconnessioni.


What Nutmeg Can Tell Us About Nafta
AMITAV GHOSH DEC. 30, 2016 The New York Times, SundayReview | Opinion
http://www.nytimes.com/2016/12/30/opinion/sunday/clove-trees-the-color-of-ash.html?_r=0
Traduzione e sintesi di Elena Camino per il Centro Studi Sereno Regis


Amitav Gosh è uno scrittore indiano. Nato a Calcutta, oggi vive tra New York e Goa. Definito da alcuni come il più grande scrittore indiano di lingua inglese, lavora come antropologo e giornalista. Ha pubblicato saggi e romanzi, tra cui:

Il cerchio della ragione (The Circle of Reason, 1986) (Garzanti, 1986 – Einaudi, 2002)
Le linee d’ombra (The Shadow Lines, 1988) (Einaudi, 1990 – Neri Pozza, 2010)
Lo schiavo del manoscritto (In an Antique Land, 1992) (Einaudi, 1993 – Neri Pozza, 2009)
Il cromosoma Calcutta (The Calcutta Chromosome, 1995) (Einaudi, 1996 – Neri Pozza, 2008 – BEAT, 2013)
Il palazzo degli specchi (The Glass Palace, 2000) (Einaudi, 2001 – Neri Pozza, 2007 – BEAT, 2015)
Il paese delle maree (The Hungry Tide, 2004) (Neri Pozza, 2005)

La trilogia della Ibis:
Mare di papaveri (Sea of Poppies, 2008) (Neri Pozza, 2008 – BEAT, 2011)
Il fiume dell’oppio (River of Smoke, 2011) (Neri Pozza, 2011)
Diluvio di fuoco (Flood of Fire, 2015) (Neri Pozza, 2015)


1 NAFTA Sigla di North American Free Trade Agreement, accordo nordamericano di libero scambio fra USA, Canada e Messico entrato in vigore il 1° gennaio 1994. Ha istituito la più vasta zona di libero scambio nel mondo, interessando, al momento della sua creazione, 370 milioni di persone. (http://www.treccani.it/enciclopedia/nafta/)

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