Torino in piazza per Aleppo | Klevisa Ruçi


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Il conflitto armato siriano continua! Le ultime notizie, direttamente dalla Siria tramite i social, descrivono quello che appare  come un genocidio in corso. Bambini, donne, anziani sono costantemente sotto violenze e bombardamenti. Nei videomessaggi trasmessi dalle case e dalle strade bombardate, le persone mandano il loro ultimo saluto al mondo chiedendo un intervento che non avviene mai. Le fonti “ballerine” parlano di 470 mila  vittime, la maggioranza dei quali sono civili.

“Sono stato in Siria nel 2012, già allora a pochi isolati da noi le mura delle case cedevano sotto le bombe, da noi tutto il resto traballava. Non riuscivamo a dormire ma noi abbiamo vissuto l’orrore solo una notte, chi ha continuato a vivere lì ha dovuto abituarsi a dormire mentre tutto attorno si muove. Quello che non riesco ad  accettare è che a ogni boato ci sia una vita interrotta, un sogno infranto. Le bombe che cadono non guardano in faccia le vittime. Così muoiono in Siria migliaia di bambini, innocenti, eppure per qualcuno colpevoli di terrorismo. Non c’è nessuna ragione che giustifichi la violenza con cui si cerca di combattere il terrorismo, nessuna” – racconta Ussama, un ragazzo siriano-libanese, partito per la Siria con una organizzazione dando così un sostegno umanitario alla popolazione.

L’effetto sortito dalla campagna #lastmessage non poteva essere trascurato, anzi, persone da tutto il mondo hanno reagito subito, in diversi modi. Tanti credono fortemente che questa  campagna sia ben studiata ed avvenga per i soliti motivi politici. Altri invece, senza entrare in meriti politici, si sono subito schierati in sostegno  di  tutte le vittime che questa guerra sta causando.

15622354_10154800409968890_3450126457422886606_nDomenica 18 dicembre, anche Torino è scesa in piazza in segno di solidarietà con la popolazione civile di Aleppo. Un gruppo di giovani, senza nessuna rappresentanza politica, religiosa o associativa ha organizzato una manifestazione pacifica in appena tre giorni, portando in piazza più di 300 persone e mostrando così una grande sensibilità per la causa in questione.

Abdellah, uno degli organizzatori, racconta così la sua esperienza: “Siamo riusciti a organizzare tutto in solo 3 giorni grazie ai social. Il bello di questa organizzazione è stata la varietà della realtà sociale, culturale, religiosa, dei paesi di origine degli organizzatori. Svestiti di ogni rappresentanza politica, religiosa e associativa, abbiamo chiesto una cosa sola tutti insieme: LA PACE per la Siria! Vogliamo stare vicini ai nostri fratelli e sorelle siriani, vogliamo stare vicino ad ogni essere umano che sta subendo delle ingiustizie; vogliamo richiamare l’attenzione dei cittadini per informare e sensibilizzare, vogliamo richiamare l’attenzione dei media e di tutta Torino, che ha risposto a gran voce, vogliamo richiamare l’attenzione di tutto il mondo sulle atrocità che il popolo Siriano sta subendo. Noi sosteniamo la pace, Noi siamo per la pace incondizionata.

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La manifestazione non aveva solo l’obiettivo di sensibilizzare il popolo italiano contro le ingiustizie e la violenza che sta subendo il popolo siriano: è stato importante anche mostrare ai cittadini di Aleppo che non sono soli, mostrare loro il nostro sostegno, mostrare loro che dall’altra parte del Mediterraneo ci sono persone che pregano per la pace e condannano ciò che loro subiscono. Forse così si sentiranno meno soli, forse così il dolore sarà minore. La condivisione della sofferenza dona la possibilità di una speranza. Grazie ai social, tutte le manifestazioni organizzate arriveranno ai nostri fratelli e sorelle siriane e forse così davvero sentiranno meno dolore. Almeno noi vogliamo crederci…

“Tre giorni fa, Aleppo bruciava. Il senso di impotenza era enorme: gli aiuti umanitari sono bloccati, su Facebook girano video che mostrano il dolore immenso che sovrasta la Siria. Oggi Aleppo continua a bruciare, ma più di trecento persone questo pomeriggio a Torino e in altre città d’Italia si sono riunite per sostenere la causa siriana in nome della LIBERTÀ. Noi vogliamo la PACE e crediamo in essa” – racconta Khadija , un’altra organizzatrice della manifestazione.

15621615_10154800409228890_7195508192459466086_nLa manifestazione ha reso partecipe tutte le  persone che si trovavano in piazza. Già all’inizio dell’evento, si è notata  la grande partecipazione, che assieme agli organizzatori hanno acceso oltre 500 candele dando così forma ad una  colomba, portatrice della PACE così tanto  voluta e alla scritta SAVE ALEPPO. Piccolo gesto, ma con un grande significato, sia per chi organizza, sia  per chi ha voluto condividere con noi quel momento.
Gli interventi sono stati  numerosi  e perlopiù molto spontanei da parte dei cittadini. La manifestazione è conclusa con una messaggio di PACE per la Siria da parte di tutti i partecipanti.

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“Noi manifestiamo per chiedere una soluzione pacifica della questione Siriana, senza utilizzare le armi e senza causare ulteriori vittime. Se si vuole risolvere la questione, si può fare senza un intervento armato che genera solo distruzioni, chiediamo e speriamo in una soluzione diplomatica. Noi manifestiamo nello stesso modo  che gli stessi siriani hanno usato all’inizio della rivoluzione:pacificamente. Loro stessi sono scesi per strada cantando e ballando le loro canzoni e balli tradizionali e trasformandoli così in una vera rivoluzione in ricerca della pace e della libertà. Attualmente, le manifestazioni in Siria, sono tutti cortei per strada dove si canta e si balla , la gente non scende per strada armata  , ma semplicemente cantando, persone normali e civili come abbiamo fatto noi” – continua il suo racconto Ussama, un altro organizzatore della manifestazione.

Questa manifestazione sicuramente non toccherà in modo immediato  la poca  sensibilità delle istituzioni che hanno quasi sempre tenuti gli occhi chiusi davanti a questa situazione. La manifestazione è stata fondamentale per aprire gli occhi agli esseri umani, quantomeno per la causa di Aleppo, i quali non hanno mostrato indifferenza. Questo sit-in non cambierà subito  il percorso e il pensiero delle istituzioni, non riuscirà a dire basta alla vendita degli armi, non riuscirà a impedire immediatamente la guerra. Questa manifestazione è stata importante per unire i popoli senza distinzione di religione, razza, colore di pelle, orientamento sessuale, paese di provenienza o quantomeno appartenenza politica. Ognuno di noi è responsabile di quello che succede nel mondo e tocca a tutti noi sensibilizzare in primis la coscienza delle persone e poi la  coscienza delle istituzioni. La reazione pacifica del popolo ha dato un segnale positivo per poter cambiare il futuro. Non si può reagire ad un massacro con altri massacri. L’odio non può scacciare l’odio, solo l’amore può farlo.

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Una replica a “Torino in piazza per Aleppo | Klevisa Ruçi”

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