Due Indie: Gandhi e l’India Moderna | Johan Galtung


gandhi-and-abdul-ghaffar-khan-during-prayer-Prospettive Gandhiane sul conflitto e la pace – Hindu University, Florida USA

Gandhi nacque il 2 ottobre 1869, fu ucciso il 30 gennaio 1948 da un brahmino di Pune (Maharashtra), Godse. Io ero un ragazzo di 17 anni in Norvegia che pianse sentendo la notizia. Era accaduto qualcosa d’inaudito. Ma non sapevo perché piangessi, e volli saperne di più. Chi era Gandhi? Divenni così uno studioso di Gandhi come assistente e co-autore del fu Arne Næss nella sua opera innovativa di estrarre dalle opere e parole di Gandhi il suo Gandhi’s Political Ethics [Etica politica di Gandhi] come sistema normativo.[i]

L’immagine dell’India che amo è l’immagine di Gandhi. So perfettamente che ci sono altre Indie. E Ashis Nandy mi ha reso cosciente del motivo per cui il procedimento giudiziario contro Godse fu mantenuto secreto: perché le sue argomentazioni erano che Gandhi ingombrava per l’India voluta dal governo, con l’industrializzazione, città in piena espansione, crescita, commerci, un esercito possente; tutto quanto.

Molto differente dai villaggi autosufficienti del sarvodaya, collegati da “circoli oceanici”, impegnati nella crescita spirituale piuttosto che materiale. Molto simile all’immagine buddhista della piccola comunità sangha. E in sintonia con l’idea di Gandhi di poter anche effettivamente essere un buddhista; senz’ alcuna graduatoria verticale nelle occupazioni.

Il collegamento di Gandhi al buddhismo e il rifiuto delle caste può essere stato prioritario tra le motivazioni di Godse, aggiungendosi alla modernità. L’India di Nehru era anch’essa un’India moderna, con un tocco sovietico del socialista del LSE Harold Laski. Nehru e Gandhi condividevano l’anticolonialismo ma differivano nelle loro concezioni di un’India indipendente. La modernità, e più ancora il socialismo sovietico calato dall’alto erano molto remoti dal mondo agito dal basso di Gandhi.

Gandhi fu strumentalizzato dal [partito del] Congress per liberarsi dei britannici che predicavano contro le caste. L’India divenne indipendente, dopo una disastrosa partizione causata principalmente da Lord Mountbatten; libera di entrare nella modernità, e di tenersi le caste. Il partito del Congress ebbe la sua torta e la mangiò pure. Sicché, io vedo due Indie, Gandhi e la modernità, pur sapendo che ce ne sono altre.

Due civiltà indiane, con molto scontro e poco dialogo. E qualche nanerottolo che rinnega il figlio più grande dell’India. Qualche tempo fa, all’aeroporto di New Delhi c’erano libri su e di Gandhi; oggi ci troviamo libri sulla gestione degli affari. Un non-dialogo di due civiltà nell’ambito del medesimo paese. Questo saggio schiude un varco a tale dialogo mancante, per i milioni di persone toccate dal genio del Gandhi espulso dall’India moderna, come l’India tradizionale fece a un altro genio proveniente all’incirca dalla stessa terra, il Buddha. L’immagine dell’India all’estero è tuttora plasmata da entrambi.

Gandhi, figlio di un primo ministro vaisya [casta di agricoltori-allevatori, artigiani e mercanti, 3^ di 4 – ndt], avvocato formato in Inghilterra, in lotta con gli impulsi del sesso e del cibo, in ricerca conclusiva della sua brahmacharya [apprendistato alla purezza di vita – ndt]. Temi indiani con altrettanto o più diritto sull’India che l’attuale macchina per la crescita a servizio delle caste e classi superiori a spese della crescente disuguaglianza e delle sofferenze di 1/3 dei minacciati da inedia al mondo, che vivono in quel solo paese, l’India. Un’India legata a un impero globale in caduta, gli USA; e a un impero regionale in declino, Israele. Un’India con violenza diretta mediante atti di commissione; con violenza strutturale foriera di più sofferenza ancora che quella diretta, mediante atti d’omissione; e violenza culturale che legittima l’una o l’altra o ambedue. E con una struttura di classi sociali indoeuropea, con i brahmini, specialisti in violenza culturale, i kshatriya in violenza diretta, e i vaisyas in violenza strutturale; tutt’e tre scatenate sulla gente comune e le donne.

Tale tradizione di violenza diretta + ripide piramidi di violenza strutturale + legittimità da un mandato divino valgono pure per i quattro paesi più bellicosi degli ultimi 1.000 anni: USA, Israele, Regno Unito e Turchia. C’è di che badare al rischio di colpevolezza cooperando e associandosi con questi quattro.

Gandhi sopravviverà a questa modernità indiana pervertita. Le quattro S di Gandhi – satyagraha, swaraj, swadeshi, sarvodaya – sono approcci migliori ai tre obiettivi sostenibili ONU – pace, sviluppo e ambiente.

Satyagraha: attenersi a Satya, trinità di Verità-Amore-Dio, unità d’esseri umani. In qualità di verità fattuale, di spirito di solidarietà-compassione-amore, e d’incarnazione del divino. La parola ahimsa, nonviolenza, riflette tutto ciò a mala pena. Più di 100 anni fa Gandhi coniò il termine satyagraha attingendo a vasudaiva kuttumbakam-il mondo è la mia famiglia. Molto indiano.

Ma non praticato dai 700.000 soldati hindu che dominano i musulmani in Kashmir, e in miseria e disuguaglianza anche maggiori scacciano dalle proprie terre i tribali e i senza casta e uccidono con i droni i naxaliti.

Swaraj:  auto-governo, swa, il Sé dell’identità, con Raj, governo. Gandhi lodava l’apertura d’animo rifiutando però di venire sbalzato via dalla propria posizione. Essere radicati, approfondire il radicamento, sviluppare il proprio sé, il proprio spirito, avere le redini della propria identità; concetti aldilà di una cerimonia d’indipendenza con alza- e ammaina-bandiera. Gandhi non vi partecipò neppure; combatté la partizione fraudolenta di Lord Mountbatten con le sue conseguenze devastanti.

Swadeshi: soddisfare i bisogni di alimenti, riparo, abbigliamento, fatti da sé. No ai tessuti inglesi, sì al khadi.  Gandhi raccolse perfino denaro per i mercanti di tessuti di Bombay; i tessuti, non loro, erano il problema.

Sarvodaya: il sollevamento delle condizioni dei poveri, inspirato dal motto di Gandhi: ce n’è abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di tutti.

Gandhi era per i bisogni, la modernità per l’avidità; Gandhi per l’autosostentamento locale, la modernità per il commercio illimitato; Gandhi per costruirsi la propria identità, la modernità per l’americanizzazione come neo-nirvana; Gandhi per la risoluzione nonviolenta dei conflitti, la modernità per polizia, militari, guerra.

La modernità dell’India subisce un atterraggio rovinoso, con rivolte dall’Orissa al Kerala. Anche peggio: suicidi di massa di contadini indebitati, disperati, costretti a lasciare la propria terra, che vendono addirittura le figlie.

Sia a Delhi che ai naxaliti andrebbe meglio con le quattro S di Gandhi piuttosto che con il terrorismo di stato e il torturismo di New Delhi e il terrorismo dei naxaliti. È una benedizione avere Gandhi di riserva; ma ce n’è bisogno nella realtà, non su qualche scaffale, e con l’appoggio di un potere politico.

APPENDICE: Le norme di Gandhi sul conflitto

  1. OBIETTIVI E CONFLITTO

N11    Agire nei conflitti!

N111   Agire adesso!

N112   Agire qui!

N113   Agire per il proprio gruppo!

N114   Agire per via dell’identità!

N115   Agire per convinzione!

N12    Definire bene il conflitto!

N121   Dichiarare chiaramente il proprio obiettivo!

N122   Cercare di capire l’obiettivo del proprio avversario!

N123   Accentuare gli obiettivi comuni e compatibili!

N124   Dichiarare obiettivamente i fatti relativi al conflitto!

N13    Avere un approccio positivo al conflitto!

N131   Dare al conflitto un’enfasi positiva!

N132   Considerare il conflitto come opportunità d’incontro con l’avversario!

N133   Considerare il conflitto come opportunità di trasformare la società!

N134   Considerare il conflitto come opportunità di trasformare sé stessi!

  1. LOTTA CONFLITTUALE

N21    Agire in modo non-violento nei conflitti!

N211   Non offendere o nuocere con atti!

N212   Non offendere o nuocere con parole!

N213   Non offendere o nuocere con pensieri!

N214   Non nuocere alle proprietà dell’avversario!

N215   Preferire la violenza alla codardia!

N216   Fare del bene anche al malfattore!

N22    Agire in modo coerente con l’obiettivo!

N221   Includere sempre un elemento costruttivo!

N222   Usare forme di lotta rivelatrici dell’obiettivo perseguito!

N223   Agire apertamente, non segretamente!

N224   Dirigere la lotta sul punto giusto!

N23    Non cooperare col male!

N231   Non cooperazione con strutture maligne!

N232   Non cooperazione con status maligni!

N233   Non cooperazione con azioni maligne!

N234   Non cooperazione con chi coopera col male!

N24    Essere disposti al sacrificio!

N241   Non sfuggire al castigo!

N242   Essere disposti a morire se necessario!

N25    Non polarizzare!

N251   Distinguere fra antagonismo e antagonista!

N252   Distinguere fra persona e status!

N253   Mantenere un contatto!

N254   Empatia con la posizione del proprio avversario!

N255   Essere flessibili nel definire le parti e le posizioni!

N26    Non intensificare le divergenze!

N261   Restare leali quanto possibile!

N262   Non provocare o farsi provocare!

N263   Non umiliare o farsi umiliare!

N264   Non espandere gli obiettivi per il conflitto!

N265   Usare le forme più blande possibili di comportamento conflittuale!

  1. RISOLUZIONE DEL CONFLITTO

N31    Risolvere il conflitto!

N311   Non continuare per sempre la lotta conflittuale!

N312   Cercare sempre il negoziato con l’avversario!

N313   Cercare trasformazioni sociali positive!

N314   Cercare la trasformazione umana!

  di sé stessi

  dell’avversario

N32    Insistere sull’essenziale, non sul non essenziale!

N321  Non mercanteggiare con l’essenziale!

N322   Essere disposti a far compromessi sul non essenziale!

N33    Considerarsi fallibile!

N331   Ricordarsi che si può aver torto!

N332   Ammettere apertamente i propri sbagli!

N333   La coerenza col tempo non è molto importante!

N34    Essere generosi nella propria opinione dell’avversario!

N341   Non sfruttare le debolezze dell’avversario!

N342   Non giudicare l’avversario più severamente che sé stessi!

N343   Dar fiducia all’avversario!

N35    Conversione, non coercizione!

N351   Cercare sempre soluzioni che siano accettate!

  da sé stessi

  dall’avversario!

N352   Non coercire mai il proprio avversario!

N353   Convertire il proprio avversario in un credente nella causa!

NOTA:

[i].  Per la mia versione di quel sistema, si veda l’Appendice, tratta dal mio The Way is the Goal [La via è la meta] , Ahmdavad: Navajivan, 1995 (anche ristampato sul retro delle pagine di copertina di A Theory of Conflict [Teoria del conflitto] TRANSCEND University Press, 2010).


Nº 454 | Johan Galtung, 7 Nov 2016 – TRANSCEND Media Service
Titolo originale:
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *