Cinema | La luce del dolore | Enrico Peyretti


locandina_frantz_ozonFrantz. Un film di François Ozon. Con Pierre NineyPaula BeerErnst StötznerMarie GruberJohann von BülowTitolo originale FrantzDrammaticoRatings: Kids+13, b/n durata 113 min. – Francia  2016. – Academy Two uscita giovedì 22 settembre 2016.

Prima bozza di recensione, provvisoria

Io non so scrivere di questo film. Uscito dalla sala, ho avuto bisogno di alcune ore per smaltire l’emozione. Non racconto la trama, che si trova in rete. Siamo in Germania e Francia nel 1919. Mi porto dietro le domande. I padri che hanno mandato i figli ad uccidere altri figli e a morire, come possono comprendere e non odiare i padri di altri figli che hanno fatto lo stesso ai loro figli? Come possono alcuni di quei padri arrivare a capire che non un fato, non solo qualche potente criminale, ma loro stessi hanno fatto dei loro figli dei soldati assassini? Come può un uomo coprire un abisso di negata umanità entrato in lui come un cancro fulmineo per contagio di guerra, senza costruire una enorme articolata menzogna? Come condannare questa menzogna che a due vecchi genitori orfani di figlio dà un’artificiale consolazione, mentre spinge l’autore sull’orlo della follia? Come si può, da una parte e dall’altra, festeggiare con feroci inni nazionali un giorno di strage chiamandolo vittoria? Come possono, nella stessa trincea, trovarsi abbracciati l’ucciso e l’uccisore, entrambi condannati da quella divinità mortale che è la guerra, senza risorgere insieme, ribelli e dissacratori? Come possiamo sopportare quella orrenda divinità creatrice del nulla, che persino alle tombe nega il corpo rimpianto? Eppure, come può un amore umano scavalcare, senza caderci, la trincea mortale scavata dalla guerra per dividere gli umani, e così riunire esseri divisi da quella divinità? Come può la sovrana bellezza della musica e dell’arte confrontarsi con la guerra senza spezzarsi? Eppure, come può risorgere dall’inferno della guerra l’arte di voler vivere, contro la non-vita?

Sappiamo bene, se vogliamo saperlo, che per condannare la guerra e cominciare a liberarcene, non basta guardarne l’orrore, ma bisogna studiarne scientificamente il bacillo dell’infezione mentale e sociale. Lo sappiamo. Ma questa scienza ha bisogno di essere spinta, motivata, illuminata dal guardare e sentire il dolore dell’altro, quel dolore che la guerra infligge volendo non vederlo. Questo guardare e sentire dà intelligenza alla scienza dei conflitti umani e della politica umana, a partire dalle singole case degli uccisi, case che la guerra ha mutilato dei figli.

E. P.

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