21 settembre 2016: 10 indicazioni | Johan Galtung


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La pace non è solo un’ idea grande, ma qualcosa di sacro.

Il numero di indicazioni per la pace deve rifletterle quale numero sacro, come 10 riferito ai Dieci Comandamenti.

Ma nel cristianesimo anche 3 è sacro, riferito alla Trinità.

E nell’islam 1 sta per Un solo Dio.

Nel buddhismo 4 sta per le Verità, e 8 per le Vie.

E si trovano 5 e 7 in vari luoghi.

Allora usiamoli tutti, conferendo una sacralità multipla alla pace. Cominciando con 1-3 per le indicazioni più fondamentali, aggiungendone due per 4-5, altre due per 6-7, con tre concrete per finire con 8-10. Ecco dunque:

          LE RADICI DA ESTIRPARE

[1] Le radici della guerra sono conflitti irrisolti e/o traumi non conciliati.

[2] La radice del conflitto risiede in obiettivi incompatibili. I conflitti si risolvono rendendoli compatibili, trovando con la mediazione gli obiettivi dei contendenti e una visione di nuova realtà con obiettivi ragionevolmente compatibili.

[3] La radice del trauma è la violenza passata. I traumi si conciliano sgombrando il passato e creando un futuro, con una conciliazione che vorrebbe disfatta la violenza, e che propone progetti futuri congiunti di cooperazione.

          COSTRUIRE LA PACE SU TERRENO SOLIDO

[4] Cooperazione, qualcosa di valido in cambio di qualcosa di valido a beneficio reciproco e uguale: equità.

[5] Armonia, condividere gioie e dolori, con empatia.

          I FONDAMENTALI DA RISPETTARE

[6] I bisogni umani di base: sopravvivenza, benessere, libertà, identità.

[7] I bisogni fondamentai della Natura: diversità, simbiosi.

          PROVVEDIMENTI POLITICI CONCRETI DI PACE

[8] Gli stati più bellicosi, USA-UK-Israele: la smettano, si diano da fare sui punti da 1 a 7.

[9] ONU Unita per la Pace, dal Consiglio di Sicurezza all’Assemblea Generale aggiungendovi un ente [mega-]Regioni Unite.

[10] Dialogo delle civiltà per un reciproco apprendimento, gli uni dagli altri.

Meglio un qualche progresso in tutt’e dieci i punti che gran balzi in solo qualcuno.

Che bell’idea avere una Giornata Internazionale per la Pace! Per un inventario. Per rimarcare l’obiettivo della pace per tutti, come quello della salute per tutti. Per esprimere idee vecchie e nuove. Per legittimare discorsi seri sulla pace.

Si è sottolineata la sacralità: Non prendere la pace alla leggera. La si accosti con un cuore devoto e una mente aperta, pronta a svilupparsi.

Qualche commento sui punti succitati, benché sappiano esprimersi da soli pur in una breve riga:

[1]: Si tratta di un’esperienza empirica, non per “natura innata”. E come per ogni cosa empirica, le verità non sono al 100%; per quello rivolgersi alla matematica. Le si considera piuttosto cause necessarie, cioè dove ci sia guerra – o più in generale violenza – chiunque le cerchi ne identificherà una o più.Ma non sono sufficienti: ci vogliono anche quelle classiche, l’intento e la capacità. Ma l’intento si basa sulle lagnanze. E qui siamo al punto [1], avviati alla frustrazione-aggressione, a vergogna-colpa e vendetta-paura. In quanto al disarmo: l’arma definitiva è un’arma umana. Magari meglio, perfino più agevole: imparare a risolvere i conflitti e a conciliare i traumi.

[2]-[3]: noti pure come pace negativa. Per dettagli, ci sono i libri della TRANSCEND University Press: A Theory of Conflict, Reconciliation [Teoria del conflitto, Riconciliazione; per una sinossi generale, comprendente anche [4]-[5] Una Teoria della Pace.

[4]-[5]: noti pure come pace positiva. Limitata solo dal cielo. Il punto fondamentale è collegare il buono – cjò in cui tutti sono bravi – con il buono, e c’è sempre qualcosa. E pensare la pace. Non focalizzarsi solo sul buono-cattivo dell’Altro pensando solo alla sicurezza. E pensando alla guerra.

[6]-[7]: servono a identificare la sacralità. Vite umane vissute a fondo, la natura in piena evoluzione – ivi compresa l’evoluzione dell’umanità.

[8]-[10]: prassi specifica, non teoria generale. Focalizzarsi sui più bellicosi, sapendo che ce ne sono altri, a causa della violenza nella scia della loro lotta per l’egemonia. E ha senso migliorare l’ONU, aggiungerci un Regioni, in un mondo in corso di regionalizzazione. Ed attingere alla ricchezza delle civiltà; non solo all’opulenza delle nazioni.

C’è comunque un enorme deficit informativo al mondo in merito alla pace. Un fraintendimento comune è che la pace sia semplicemente la normale situazione fra una guerra e l’altra, come la guerra fra una pace e la successiva. Tutto ciò che occorre per la pace sarebbe una tregua. Provate ad adottare questo modo di pensare come per la salute, considerando la salute la vita normale interrotta da malattie. Qui affiorano tutti gli sbagli “normali” che abbiamo fatto e sovente facciamo ancora: disattenzione a rischi naturali, cibo e acqua inadatti, abbigliamento e abitazione inadeguati, mancanza d’esercizio, educazione sanitaria, controlli sanitari, assistenza sanitaria in generale. “Normale” non era abbastanza appropriato. Ci voleva coscientizzazione, e lavoro ben oltre una tregua.

Le dieci indicazioni di cui sopra non si avverano per sé stesse come risultanza dell’andazzo normale delle cose. Anche qui ci vuole coscientizzazione, e auto-controllo oltre al controllo altrui, oltre a molto, e duro, lavoro.

I media sono stati aggiornati a riguardo della sanità, ma non sulla pace. Immaginiamo dei media gestiti dall’industria farmaceutica. Non sospetteremmo che un’informazione governata dai propri princìpi possa essere soppressa a favore di malattie che procedono per conto proprio fino a che sia arrivato il momento per le pillole? Le notizie sanitarie sarebbero brutte notizie; i media traboccherebbero di trattazione di malattie e minacce di malattie. Che sono appunto i media che abbiamo, sostituendo l’industria delle armi a quella farmaceutica. Le notizie sulla pace sono brutte notizie per alcuni; e i media sono zeppi di notizie di guerra e minacce di guerra. Non sanno neppure come identificare e scrivere di pace, dovesse mai succedere. D’altronde i soldi in questione sono quadrilioni.

Un’implicazione della posizione USA come egemone mondiale – fortunatamentein in via d’indebolimento – è che “i media leader sono i media della potenza leader”. Il modo in cui gli USA guardano alla pace e alla guerra viene copiato dappertutto, lasciato indiscusso, forse non tanto per servilismo quanto per paura di quel che l’egemone mondiale possa fare: quasi 250 interventi militari dal 1801.

Il lato al sole: c’è da aspettarsi molta pace dall’informazione sulla pace, proprio come molta buona salute buona salute è derivata dall’informazione sanitaria. Però “No alla guerra” vale solo come “No alla malattia”. Ci serve anche “Sì alla pace”. E come realizzarla.


Nº 448 – Johan Galtung, 26 settembre 2016
Titolo originale:
21 September 2016: 10 Pointers

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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