Lo stato del Mondo – secondo il giornalismo | Johan Galtung


Quello che vogliamo dai giornalisti: che ci diano la situazione del mondo, da un “luogo di guai” – teatro di violenza passata-presente-futura – a un altro. Non lo specchio del mondo, ma renderlo più trasparente. Quali domande sarebbero da porre per fare un buon lavoro, sotto la superficie?

Per malattie chiave come le epidemie: chiedere/si la diagnosi, le cause; la prognosi, le conseguenze; la terapia, mosse come “che si fa per recuperare la salute”. “ghiaccio per abbassare la febbre”, non verrebbero accettate; si esigerebbe una teoria che colleghi la diagnosi alla terapia.

Dovremmo esigere lo stesso livello di sofisticatezza per la pace anche se non ci fosse consenso sulla sua diagnosi, prognosi e terapia. Ma gli studi sulla pace hanno identificato due cause soggiacenti alla violenza: un conflitto irrisolto e un trauma non conciliato derivante/i da una violenza trascorsa. Utilizzare il “metodo parlato” (di Freud) per cercare di identificare tali cause in casi concreti è altrettanto sensato che chiedere ai pazienti dove faccia male e da quanto.

Giornalisti, medici e mediatori hanno una cosa in comune: ci si aspetta che facciano domande. Avendo lavorato da giornalista per qualche tempo per l’Azienda Radio-Televisiva Norvegese, con una cultura medica in famiglia, e quasi 60 anni da mediatore, la mia ovvia conclusione è stata che i giornalisti facciano il genere di domande che fanno i mediatori, come:

  • Che caratteristiche avrebbe il Medio Oriente dove ti piacerebbe vivere?
  • Qual è la situazione al momento?
  • Andava bene fino a un certo punto, che cosa è andato storto, che cosa si sarebbe potuto fare?
  • Che cos’è il peggio che sia capitato?; e il peggio che potrebbe capitare?

I giornalisti non dovrebbero mediare – non ci sono addestrati. Ma potrebbero rendere il mondo più pronto alla mediazione, anche da parte di lettori-ascoltatori-spettatori. Gli si risponderebbe, e con risposte interessanti.

Ai decisori i giornalisti potrebbero anche fare domande come:

  • Signor/a Presidente, che conflitto c’è sotto le atrocità di ieri?
  • Signor/a Presidente, che cosa farà per risolvere tale conflitto?

Tuttavia, pur essendo le autorità parte della soluzione per i mali, sono spesso anche parte dei problemi per la violenza, la guerra. Curano la malattia con la medicina o la chirurgia, non con la malattia stessa; come il fuoco con l’acqua, non col fuoco. Per la violenza, comunque, le autorità spesso raccomandano altra violenza per fermare la violenza; come il terrorismo con terrorismo di stato, fare più vittime innocenti che il crescente terrorismo non di stato, che può esserne perfino stimolato. È addirittura escluso il termine “terrorismo di stato”; il giornalismo concentrato su di esso sarà “non adeguato alla stampa”. In certi media, ma non in certi altri. Ci sono sempre delle aperture.

Quale sarebbe un percorso per lo stato di salute del mondo? 12 tappe chiave:

  1. Washington, come gli piacerebbe vedere Europa, Ucraina, Afghanistan, Iraq, Israele-Palestina, Libia, Somalia, Est-Asia, IS, Russia, Cina, Latin-America; e come conseguire tali mete? Con la guerra, con la pace?
  2. Londra (Scozia, Irlanda): lo stesso, poi il “rapporto speciale” con gli USA, Brexit e UE, Brexit e Regno Unito, rapporti con l’Africa.
  3. Bruxelles-Parigi-Berlino-Mosca-Pechino: una UE tedesca vs un’Eurasia, i BRICS.
  4. NATO-Varsavia-Bucarest, Mosca: l’affrontarsi/ostilità vs una Casa Europea.
  5. Ucraina: USA-UK-UE-Kiev-Donetsk-Mosca: l’affrontarsi/ostilità vs una federazione.
  6. Medio Oriente/West-Asia: Israele, Palestina, (Lega degli) Stati Arabi, tutti i contendenti in Iraq e Siria, Egitto: il futuro del Medio Oriente.
  7. Occidente vs Stato Islamico: tutto quanto sopra; riguardo all’IS: Londra, Baghdad.
  8. Centr-Asia: Afghanistan, Pakistan, gli “stan”, Iran: il futuro.
  9. Est-Asia: Giappone-2 Cine-2 Coree-Russia: le isole, il futuro.
  10. Mar della Cina Meridionale: 2 Cine, ASEAN-Filippine-Vietnam-Brunei: il futuro.
  11. Ovunque ci siano paesi esposti ai bombardamenti USA-UK: quali sono stati i risultati?
  12. Ovunque: rapporti con l’ambiente, il clima: e i risultati?

Immaginiamo 12 pubblicazioni settimanali disposte a pubblicare non solo la propria “campana”– cioè propaganda – bensì tutte quante. Angoli visuali multipli rendono il mondo più trasparente, come quando si fanno TAC al corpo.

I lettori sarebbero allora incoraggiati a proporre soluzioni; quali lo sperimentato governo della legge, compromessi, o futuri più creativi.

Ciò potrebbe contribuire a quanto ci serve urgentemente: una cultura di pace in generale, e di pacifica trasformazione dei conflitti in particolare, anziché l’attuale cultura di guerra e violenza, di uccisione.

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Arma al fosforo bianco

Sia gli stati sia i non-stati inventano nuovi modi d’uccidere. Si legga il Rapporto Chilcot sull’Iraq per le armi usate nell’attacco al laboratorio Baghdad del 2003, chiaramente sperimentando nuove armi mentre lo scopo dichiarato era la democrazia. Con fosforo bianco? Con nuovi tipi di napalm?

Il versante terrorista sperimenta aerei e camion, nuovi IED [dispositivi esplosivi improvvisati]; assumendosi rischi enormi, pagando con la propria vita. Si cambi il centro d’attenzione.

Questo non è lo stato complessivo del mondo; c’è molta pace in corso. Buone cose fluiscono fra i vari soggetti a loro beneficio reciproco; sarebbe stato meglio se gli scambi fossero stati più equi. Ma la polarizzazione odierna coinvolge enormi porzioni della popolazione mondiale, come l’Occidente vs l’Islam, la NATO vs la SCO [Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione], l’UE vs l’Eurasia, Giappone-USA vs 2 Cine-2 Coree-Russia riguardo alle isole [del Pacifico occidentale, ndt]. Gli USA personalizzano, psichiatrizzano, e polarizzano, “noi vs loro”. Si aggiunga la pace.

Il giornalismo nel mondo” dovrebbe occuparsi anche dei teatri di pace, come l’ASEAN [Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico], l’UE al suo interno, i paesi nord-europei, gran parte d’Africa e Latin-America. Qui domande analoghe, ma per scoprire che cosa gli fa segnare pace, non guerra.

E il giornalismo dovrebbe occuparsi di argomenti più profondi come le ombre lunghe della storia, dalla spaccatura dell’Impero Romano lungo il fronte cattolico-ortodosso oltre 1600 anni fa in Europa, la linea Durand del 1893 in Centr-Asia, le linee Sykes-Picot del 1916 in Medio Oriente, per imparare se potrebbe servire una consapevolezza e un’elaborazione congiunta della storia.

Cause più profonde: i copioni nascosti nel subconscio collettivo. Come il Dualismo-Manicheismo-Armageddon USA: due parti, l’uno buono-l’altro cattivo; per il cattivo funzionerà solo una battaglia finale. S’includano delle premesse, si chieda perché.

Un bel dì i giornalisti potranno far domande per gettar luce fra le ombre, e su come rendere conscio il subconscio. Se fanno domande competenti a proposito di batteri e d’inquinanti tossici, perché non anche a proposito della pace?

Gran parte della violenza sta nel contrasto Occidente vs Oriente o vs il Sud. Può darsi che un bel dì il giornalismo farà avverare i miracoli: l’Occidente che riconosca gli errori passati – l’Italia l’ha fatto per il suo 1911 [in Libia, ndt]. E che rigetti i vecchi copioni per il presente. Per un migliore stato futuro del mondo, reso tale da un avvincente giornalismo profondo.


Nº 447 – Johan Galtung, 19 settembre 2016
Titolo originale:
The State of the World–By Journalism

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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