Un’ italiana e una catalana in Sri Lanka …racconto dell’esperienza di Job Shadowing | Carla Alcoverro e Karen Sampò


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Dopo alcune settimane in Sri Lanka abbia notato quanto sia difficile prendere posizione in un conflitto che non ci appartiene.

Quasi 30 anni di guerra civile hanno provocato la polarizzazione della società, una condizione che appare quasi permanente in ogni ambito di vita, come le questioni legate alla terra, alle case, alla distribuzione delle risorse così come nei sentimenti delle persone. Come il Dr. Harshana Rambukwella ha scritto in Reconciling what? History, Realism and the Problem of an Inclusive Sri Lanka identity (2012), “Anche uno sguardo frettoloso alla storia dello Sri Lanka pre-indipendenza e post-indipendenza rivela una singolare assenza di identità unitaria. Due principali nazionalismi sono emersi nello Sri Lanka post indipendenza: Sinhala e Tamil. Questi due nazionalismi sono stati bloccati in quello che Darini Rajasingham-Senanayake (1999) chiama un dibattito bipolare che lascia poco spazio alla discussione di alternative e a concezioni inclusive di nazionalità. Mentre la storia dello Sri Lanka sembra non lasciare spazio a un’identità nazionale inclusiva ci si deve chiedere perché neanche in ambito accademico, uno spazio nel quale ciò che è idealistico e improbabile è spesso esplorato, ha fallito nel dare priorità a questa concezione idealistica di nazionalità”.

Prendendo in considerazione la complessità del conflitto e perciò del processo di riconciliazione della società dello Sri Lanka, la nostra percezione da esterni è mischiata con i sentimenti delle persone che intervistiamo e i bisogni che sembrano mutare dall’una all’altra. Finora, abbiamo osservato, manca un processo ben pianificato di riconciliazione all’interno del quale l’educazione dovrebbe essere l’aspetto principale da affrontare. Per esempio la maggiorparte delle scuole pubbliche fa riferimento ed è divisa secondo 3 ambienti di apprendimento (singhala-tamil-inglese) – inoltre ci sono scuole religiose buddhiste, induiste, cristiane e islamiche- che incidono fortemente sulle relazioni dei bambini che crescono in un contesto in cui la segregazione di lingue/religioni è costante. Dopo le interviste realizzare finora la percezione è che anche nelle persone locali questo tipo di separazione può rafforzare il rifiuto della diversità, il razzismo fra differenti gruppi etnici e le rivendicazioni violente da parte dei gruppi religiosi.

Questi due mesi di jobshadowing sono per noi un’opportunità di avere un’idea più chiara su come il governo può promuovere il processo di riconciliazione attraverso l’implementazione di nuovi modo di comprendere l’educazione affidandosi e coinvolgendo tutta la società.



Versione originale: http://www.overconflicts.net/323-2/

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