Dieci domande e risposte sull’industria delle armi nell’Unione Europea | Tim Harman


D1 – L’Unione Europea ha una politica concordata sull’industria delle armi?

R1 – Si. L’attuale politica è stata concordata all’unanimità dai capi di governo dei 28 Stati Membri in occasione di un incontro tenuto a Bruxelles nel dicembre del 2013. In base a questo accordo, l’industria delle armi nella UE “dovrebbe essere rafforzata per assicurare efficacia operativa e sicurezza di rifornimenti [di armi]; dovrebbe rimanere globalmente competitiva e stimolare nuovi posti di lavoro, innovazione e crescita in tutta l’UE1

D2 – Questa politica è stata scelta per assicurare che i governi nazionali possano acquistare armamenti, oppure per aiutare l’industria delle armi ad ottenere maggiori profitti vendendo armi fuori dall’UE?

R2 – Entrambi i fini. Il trattato intende l’industria delle armi come fonte di forza militare, e come componente dell’economia – un mezzo per creare lavoro e per crescere. Dato che l’industria bellica in UE produce più armi di quelle che può vendere ai governi nazionali all’interno dell’UE, l’unico modo per offrire nuovi posti di lavoro e per vendere armi è quello di esportarle fuori dai confini europei.

D3 – Ma non ci sono leggi che pongono delle restrizioni all’esportazione di armi?

R3 – Si, ci sono, ma si tratta di leggi che tendono ad essere applicate in modo da favorire l’industria delle armi. In tutti gli Stati dell’UE chiunque voglia esportare armi deve ottenere una licenza. Ma non è difficile ottenerla: il 99% delle richieste viene approvato2. E facciamo due esempi:

  • nell’arco di sei mesi, da aprile a settembre 2015, le licenze accordate al Regno Unito per la vendita di armamenti (compresi aerei militari e bombe) all’Arabia Saudita avevano un valore di 2,8 miliardi di sterline — nonostante lo scarso rispetto mostrato da questo Paese nei confronti dei diritti umani, e nonostante i recenti bombardamenti ai danni di civili durante l’intervento militare Yemen3.
  • l’industria delle armi francese ha ricevuto recentemente l’autorizzazione de vendere grosse componenti di materiale militare all’Egitto, un Paese noto per il regime dittatoriale in cui sono comuni gli arresti arbitrari, le esecuzioni arbitrarie e la tortura. Nel 2015 sono stati firmati contratti con l’Egitto per la vendita di 24 aerei da combattimento e due grandi navi da guerra4.

D4 – Chi decide se concedere o no una licenza per l’esportazione di armi?

R4 – Nella maggior parte degli Stati dell’UE a prendere le decisioni sono degli organi del governo nazionale5. Vi sono anche alcune regole comuni che sono state approvate da tutti e 28 gli Stati Membri6. Queste regole richiedono che gli Stati Membri – nel concedere le licenze – facciano riferimento ad alcuni criteri (incluso il comportamento del Paese destinatario in tema di rispetto dei diritti umani e delle leggi internazionali). Tuttavia questi criteri sono soggetti a diverse interpretazioni, e vi è poco controllo sulle responsabilità di chi decide. In pratica, un venditore di armi abbastanza influente sul piano politico può ottenere licenze anche in circostanze in cui le regole suggerirebbero il contrario.

D5 – Come mai i governi dovrebbero essere così interessati a sostenere l’industria delle armi?

R5 – L’industria delle armi è molto vicina a chi detiene il potere. In parte perché paga dei professionisti che fanno sentire la voce dei gruppi di pressione, in parte perché offre sistemazioni lavorative a ministri in pensione e a una varietà di ex-generali e capi militari dell’esercito, della marina e dell’aviazione. Ai più alti livelli dei governi ci sono sempre molte persone in ottima posizione per promuovere gli interessi dell’industria delle armi. In più i decisori politici hanno un evidente incentivo a favorire questa industria: sanno che offre ai suoi sostenitori dei posti di lavoro post-pensione molto ben remunerati!

D6 – Ma tutti i governi degli Stati UE sono ugualmente coinvolti?

R6 – Si e no. Tutti hanno firmato l’accordo sulla politica da tenere con l’industria delle armi, ma non tutti sono ugualmente implicati nel commercio di armi. Dai dati a disposizione risulta che più di tre quarti (in termini monetari) delle licenze accordate nell’Unione Europea riguardano solo 5 Stati Membri: Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito7.

D7 – A parte il problema di dove finiscono le armi esportate, ci sono altre ragioni di cui preoccuparsi a proposito dell’influenza dell’industria delle armi sui governi?

R7 – l’Influenza che l’industria bellica esercita sui governi è una minaccia alla pace. L’Industria ha un interesse finanziario a persuadere i governi a mettere in atto politiche militaristiche. Tanto più i governi si armano – e tanto più i governi vanno in guerra – tanto maggiori sono i profitti di questa industria. Sapendo che questo settore industriale è così influente, non c’è da stupirsi se i governi assumono una mentalità militaristica e intervengono nei conflitti con la guerra.

D8 – Ma quali sono le dimensioni dell’industria europea delle armi?

R8 – E’ proprio grande. Secondo la Commissione Europea, nel 2012 il giro complessivo di affari è stato di 96 miliardi di Euro8.

D9 – Ma se l’industria delle armi ha simili dimensioni, allora ha ragione chi sostiene che i governi dovrebbero sostenerla, perché costituisce una parte importante dell’economia?

R9 – I sostenitori dell’industria bellica insistono molto su questo aspetto. Tuttavia si tratta di una posizione che dipende da una errata comprensione dell’economia. Se i governi abbracciassero delle politiche di riduzione dell’industria delle armi (per esempio se assumessero una linea più severa nel concedere licenze per l’esportazione) i capitali che attualmente sono investiti nel commercio di armi non svanirebbero, naturalmente: diventerebbero disponibili per altri tipi di investimenti. Si perderebbero posti di lavoro nel settore delle armi, ma il denaro reso disponibile permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro in altri settori.

Ciò detto, dobbiamo riconoscere che ridurre le dimensioni dell’industria delle armi porterebbe delle persone a perdere il lavoro: in effetti in questo settore, in certe aree ci sono buone opportunità di impiego. I governi dovrebbero mettere a punto un piano di sviluppo economico alternativo, e dovrebbero aiutare chi lavora nell’industria delle armi a trovare un nuovo impiego (per esempio offrendo corsi di formazione).

Nel 2014 l’Organizzazione “Campaign Against Arms Trade” in Gran Bretagna ha pubblicato uno studio intitolato “Dalle Armi alle Rinnovabili”9, avanzando la prospettiva che molti lavoratori impiegati nelle industrie belliche potessero spostarsi nel settore delle energie rinnovabili.

D10 – c’è qualcosa che ciascuno di noi, come cittadino interessato alla questione, può fare a proposito di questo problema?

R10 – Si, è possibile fare qualcosa! In Europa ci sono molte organizzazioni che si occupano di pace e di diritti umani, e che hanno in corso delle Campagne per il disarmo. Il sito “European Network Against Arms Trade”(www.enaat.org) può essere utile da consultare per orientarsi.

Ci sono parecchie cose che si possono fare per sostenere le campagne contro l’industria delle armi:

  • aggiungere la propria voce – firmando petizioni, scrivendo lettere, partecipando a dimostrazioni;
  • offrire sostegno finanziario – queste organizzazioni sono sempre a corto di soldi (a differenza dell’industria delle armi che ne ha sempre in abbondanza);
  • svolgendo attività di volontariato – essenziale per le campagne di protesta

Diciamo la verità al potere! Uniamoci ad altri per contrastare l’influenza dell’industria delle armi sulla UE.


NOTA 1. Questo foglio informativo è stato compilato nel febbraio 2016 da Tim Harman, con l’invito di copiarlo e distribuirlo.
NOTA 2. Per i lettori italiani segnaliamo: Cosa avviene in Italia? Informazioni al sito www.disarmo.org


(Dal sito del Quakers’ Council for European Affairs: Tim Harman / 18 maggio 2016: https://qceablog.wordpress.com/2016/05/18/eu-arms-industry/)
(Traduzione di Elena Camino per il Centro Studi Sereno Regis)


1 Dicembre 2013, conclusioni del Consiglio Europeo, paragrafo 16. Vedere http://bit.ly/1drf2Up

2 Basato su una analisi dell’ European Network Against Arms Trade’s per il 2009–13. Vedere http://bit.ly/1o2iGPJ

3 Per i dati sulle licenze accordate all’esportazione di armi, vedere http://bit.ly/20e1lkO . Per le condizioni dei diritti umani in Arabia Saudita e i bombardamenti illegali, vedere http://bit.ly/1YJyKUP e http://bbc.in/1SbGTAq

4 Per le vendite di armi all’ Egitto, vedere http://bit.ly/20XFnD0 e http://cnn.it/1Pt44Rm . Per la situazione dei diritti umani in Egitto vedere http://bit.ly/1QtZ6TD

5 Per una lista delle autorità che forniscono licenze di esportazioni di armi nell’UE, vedere http://bit.ly/1TaK4a2

6 Per le regole sulle concessioni di licenze vedere http://bit.ly/1AIpSlC

7 Vedere nota 2.

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