Denaro, prassi e teoria economica | Johan Galtung


Il denaro è la chiave: quella geniale innovazione per immagazzinare valore generale e scambiare valori specifici secondo il prezzo. Non sorprende che i capi di stato si facessero imprimere il viso su monete e biglietti di banca. Ma non sui centesimi e sugli euro. L’UE è senza volto. La Brexit non lo è.

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Monete e biglietti stanno declinando; ma non il denaro, il capitale, e la sua crescita. Uno sguardo a The Richest Man Who Ever Lived: The Life and Times of Jacob Fugger [L’uomo più ricco mai vissuto: vita ed epoca di Jacob Fugger] di Greg Steinmetz, brillantemente recensito da Martha Howell (TNYRB, 7 aprile 2016). Fugger, nato nel 1459 in quella città cardine tedesca di Augsburg [Augusta], morì nel 1515, ed ecco come utilizzò il sistema:

Fugger espanse i propri affari partendo dai commerci e utilizzò la propria capacità di procurarsi credito alla svelta per assicurarsi i diritti su beni produttivi, come miniere che fornivano redditi affidabili per lunghi periodi. Rese i principi, nel caso gli Asburgo, dipendenti dal suo denaro. Finanziò le loro elezioni sponsorizzandoli, estese prestiti per pagarne gli eserciti, e corruppe i loro nemici per tenerli a bada.”

Suona famigliare? Mezzo millennio fa. Ben fondato. E c’è di più:

… la ricchezza non si realizzava nella produzione come riteneva Marx, bensì nel commercio di “arbitraggio”, laddove mercanzia come sete e pepe, oro e argento, pellicce e cera, si comprava a prezzi convenienti e si rivendeva cara; la ricchezza proveniva dagli scambi a lunga distanza, e quanto maggiore la distanza, la difficoltà del viaggio, il mistero sull’origine o la rarità / esoticità delle merci trasportate o la loro essenzialità per governare le forniture, tanto maggiore l’occasione di profitto”. Come David Ricardo.

L‘accenno critico a Marx è importante. La sua brillante analisi dei mezzi e delle modalità di produzione, con lo sfruttamento del corpo e l’alienazione dell’anima, si concentrò solo sulla produzione, non sul “commercio” ossia sui nuovi mezzi di trasporto-comunicazione, importanti quanto i nuovi mezzi di produzione. S’inventano sì nuovi prodotti, come i computer, ma lo scambio nella catena dai produttori ai consumatori finali sovente porta più profitti[i].

Pur se Marx omise tale punto[ii], non fu davvero il caso di Fugger. Basandosi sul commercio del pepe divenne più ricco che i Medici, i Rothschild, i Rockefeller. C’entrava pure una notevole assunzione di rischi, azzardo e speculazione. Che cosa corrisponde al pepe oggi? Le droghe, per gusti più intensi. Rendere illegali le droghe ne aumenta i rischi e quindi il prezzo. Se ce ne fosse richiesta, prodotti dalla luna, Marte, Venere comporterebbero prezzi anche più alti.

Quel che c’è di nuovo è sul versante del denaro: l’elaborare soldi in oggetti finanziari di complessità sempre superiore, derivati, con somme enormi da guadagnare e perdere. Nessun investimento, nessun contatto con il mondo reale, solo con il mondo dell’economia finanziaria virtuale, che specula anche col denaro d’altri, sovente rovinandoli. Fugger ci sarebbe entrato con entusiasmo, come i (spagnoli)-portoghesi-olandesi-inglesi; “invariabilmente aiutati dallo sfruttamento senza scrupoli della fatica umana e delle risorse naturali”. Con crescita del capitale, deterioramento di molti esseri umani e di molta parte della natura; allora come adesso.

L’economia reale estrae risorse dalla Natura, le lavora nella Produzione, le distribuisce al Consumo mediante il commercio, rinviando alla natura lo scarto della produzione e del consumo. Una quantità e varietà sbalorditiva di prodotti – beni e servizi – disponibile sul mercato sulla base della domanda –offerta fra coloro che possono permettersene il prezzo. Ma non c’è integrata alcuna protezione né valorizzazione degli umani e della natura, ma solo del capitale. Da cui il termine capitalismo – opposto a umanismo, naturismo, o una miscela dei tre – per una tale economia è del tutto corretto.

Gli elementi non incorporati devono provenire dall’esterno. Gli stati, che hanno contribuito a che il Capitale funzioni come funziona, possono venire in soccorso. Lo Stato può regolare il Capitale, ed essere deregolato, come prima della crisi del 2008[iii]. Si possono togliere le limitazioni sui flussi di capitale verso l’estero: “I flussi internazionali di capitale sono adesso oltre 60 volte il valore dei flussi di scambio commerciale reali”[iv].

La società civile può boicottare e istituire economie alternative[v].

Che un sistema iniquo produca disuguaglianza adesso[vi], come fra Fugger e i suoi pari e il resto, desta poco stupore. La storia è chiamata modernità. La sociologia è chiamata classismo. La geografia dello “spietato sfruttamento della fatica umana e delle risorse naturali” da parte delle aziende e navi da guerra degli stati citati, indica colonialismo; nelle Americhe dove gli indigeni sono quasi scomparsi, in Africa con uno schiavismo rampante, e in Asia. La situazione sta ora migliorando [in] molti luoghi[vii]; non perché sia cambiata l’economia, ma il colonialismo sì.

Una scienza sociale con dati e teorie su come funzioni quell’economia sarebbe una dottrina economica o anzi “capitalista”. Marx ne produsse una, con la predizione del suo fallimento. L’ economia era ovviamente sfuggita, era sbagliata[viii].

La dottrina economica sbagliò anch’essa [ix] in quanto economia reale virtuale, matematizzata e scevra di contraddizioni, con un latente equilibrio manifesto in grembo. Non statica aristotelica con le cose al loro posto in natura; ma dinamica galileiana-newtoniana con leggi statiche. Bilanciamenti: “acquirente-venditore disponibili” (nessun effetto collaterale), domanda/offerta (ma economie trainate da domanda/offerta), la mano invisibile di [Adam] Smith che muta gli egoismi in altruismi (però non ancora).

Entra in ballo il taoismo: nell’equilibrio c’è squilibrio, e vice-versa, forze e contro-forze, contraddizioni. L’Occidente ha bisogno di più pensiero taoista e meno elaborazione di meccanica senza attriti, e di economie virtuali reciproche[x]. Le scienze della politica e della società sono state più aperte al cambiamento e ad alternative, non cercando di canonizzare alcuna versione attuale come ha fatto l’economia. Perché? Forse perché le élite nazionali e globali hanno trovato alternative che soddisfano i loro interessi mentre la dottrina economica le aveva già trovate?

Aziende-stati erano corpi, il capitale la posizione, la sua crescita era la distanza coperta, il tasso di crescita la velocità, magari in accelerazione (A). Per leggi di natura i corpi si muovono e aziende-stati accumulano capitale. Per accelerare dalla staticità feudale ci vuole una forza imprenditoriale E=MA; dove M sta per i livelli d’inerzia dell’azienda-stato, da superarsi.

Splendido, ma i corpi celesti o si muovono in cerchi/ellissi come i pianeti e i satelliti, o linearmente, come le meteoriti con tanto di urto e un cratere, un buco, come per i pensionati i cui risparmi sono scomparsi. Che in un modo finito una crescita lineare finisca, come se ciò non fosse ancora ben impresso in mente.

Una “dottrina economica” solo per un assetto tranquillo, equilibrato è come una meteorologia per stati di calma e brezze, non per bufere e tempeste, per non parlare di uragani. Per un indice Beaufort da 0 a 6 al più, non da 7 a 12. Una tale meteorologia non l’accetteremmo.

Il rimedio? Un’economia centrata sulla soddisfazione dei bisogni basilari degli umani e della natura, e una dottrina economica empirica-critica-creativa che esplori come farlo[xi].

NOTE:

[i]. Un esempio personale: Come autore, posso percepire il 13% dalla vendita dei miei libri; il negozio che li vende il 40%. Escludendo il negozio sarà Amazon a beccare il denaro. Escludiamo i libri stampati

[ii]. Marx l’ha fatto a modo suo in “On the Jewish Question” [Sulla questione ebraica], che collega il capitalismo all’ebraismo e l’estromissione del capitalismo a “l’emancipazione dell’umanità dall’ebraismo”: “L’ebreo ha acquisito potere finanziario finora in quanto per suo tramite e senza di lui il denaro è assurto a potenza mondiale e lo spirito pratico ebraico è divenuto lo spirito pratico dei popoli cristiani. Gli ebrei si sono emancipati al punto che i cristiani sono diventati ebrei”. Michael Walzer, nella recensione di David Nirenberg, Anti-Judaism: The Western Tradition nel TNYRB 20.03.13, ridimensiona Marx e altri con un approccio dialettico all’ebraismo e agli ebrei, ma qui quel che importa è l’opinione di Marx, non di Walzer.

[iii]. Si veda Paul Krugman – e la sua ammissione di non aver previsto il 2008 – nella sua recensione di Mervyn King, The End of Alchemy, Norton, nel TNYRB 14.07.16.

[iv]. J K Sundaram, “Illicit Financial Flows” [Flussi finanziari illeciti], [email protected] 29.0416; “finiscono nei paradisi fiscali USA e del Regno Unito”.

[v]. Barbara Harris-White, “Poverty and Capitalism”, Economic and Political Weekly, 01.04.06, tratta 8 procedimenti – e contro-procedimenti – per mitigare la povertà; che hanno in comune di dover giungere dall’esterno del sistema capitalista. Lo stesso vale per le “15 Roads to Equality” degli economisti norvegesi trattati in Klassekampen dell’ottobre 2015. Tuttavia, perché tali 23 modalità siano “incorporate nella prassi economica” questa deve avere altro baricentro che la crescita del capitale.

[vi]. E sta andando peggio nell’economia USA: “… i più poveri fra i poveri stavano molto peggio nel 2012 che nel 1996 o nel 1998.” Christopher Jencks, TNRYB 09.06.16, nella recensione di K J Edin and H L Schaefer, $2.00 a Day: Living on Almost Nothing in America [2 dollari al giorno: vivere quasi di nulla in America], Houghton Mifflin.

[vii]. J K Sundaram, “The Geography of Poverty”, [email protected] 30 giugno 2016.

[viii]. Edmund Phelps “What Is Wrong with the West’s Economies?” [Che c’è che non va nelle economie occidentali?], TNYRB, 13.08.15: mancanza di giustizia; la massimizzazione di Bentham della “somma di servizi utili” ridistribuendo dall’alto verso il basso, tasse e sussidi di Rawls “per tirar su la gente con paghe minime”. Ma anziché un’astratta “mancanza di giustizia” (che vuol dire?) la semplice risposta è “la sofferenza concreta di esseri umani e natura”.

[ix]. In “What’s the Matter with Economics?”[Di che si tratta a proposito di dottrina economica?], TNYRB, 18.12.14 Alan S. Blinder, economista mainstream e autore di libri di testo, dibatte contro Jeff Madrick Seven Bad Ideas: How Mainstream Economists Have Damaged America and the World [7 brutte idee: come gli economisti mainstream hanno danneggiato l’America e il mondo], Knopf; si veda pure il seguito nello scambio in TNYRB 08.01.15. Le 7 idee sono dottrine principali degli economisti, fra cui la 1^ “la mano invisibile”. Questo libro è recensito favorevolmente da Paul Krugman, “La scienza miserella dell’economia”, INYT, 27-28.09.14: “Quasi nessun economista ha predetto la crisi del 2008”-“Gli economisti hanno presentato come realtà una visione idealizzata del libero mercato, agghindata con una matematica fantasiosa che le ha conferito una falsa apparenza di rigore”.

Si veda anche la recensione di Krugman di R B Reich, Saving Capitalism: For the Many, Not the Few [Salvare il capitalismo: per i molti, non i pochi], Knopf, in TNYRB 17.12.15; una tesi più dubbia.

[x]. Joel Kaye, A History of Balance, 1250-1375: The Emergence of a New Model of Equilibrium and Its Impact on Thought [Una storia d’equilibrio, 1250-1375: l’emergere di un nuovo modello d’equilibrio e il suo impatto sul pensiero], Cambridge University Press, asserisce che la prassi economica e il ruolo del denaro inspirarono la meccanica anziché vice-versa.

[xi]. Si veda un tentativo in Peace Economics [Dottrina economica di pace] del sottoscritto, Transcend University Press, 2012.

Nº 442 – Johan Galtung, 15 agosto 2016
Titolo originale:
Money, Economy, Economics
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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