«Un crimine contro gli insegnamenti dell’Islam». I musulmani alla messa di domenica | Massimiliano Fortuna


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In un certo numero di chiese francesi, e anche italiane, e anche torinesi, domenica 31 luglio è accaduto quel che molti non immaginavano sarebbe avvenuto a breve. Quell’idea per cui da parte delle comunità musulmane residenti in Europa forse non è sufficiente dire: «Noi con gli attentati non c’entriamo», come ha fatto l’imam di Nizza Abdelkader Sadouni dopo la strage, ma occorre sottolineare a gran voce che quella violenza terroristica contraddice il Corano.

Brahim BayaUn solo esempio, le parole pronunciate da Brahim Baya, portavoce dell’Associazione Islamica delle Alpi, al termine della messa del 31 luglio: «L’uccisione di padre Jacques Hamel è un selvaggio crimine in netta opposizione a tutti gli insegnamenti dell’Islam». Un gran bel segno, anche senza volerlo enfatizzare, questo della partecipazione al rito domenicale dei cattolici da parte di alcuni islamici, anche se, come c’era da aspettarsi, si è trascinato dietro le polemiche di una parte del cattolicesimo più conservatore, secondo il quale sarebbe sintomo di confusione accogliere in chiesa i musulmani il cui credo nega i dogmi essenziali del cristianesimo. Dunque in base a questo modo di vedere le cose non bisogna correre il rischio che lo spazio sacro della chiesa diventi una sorta di «moschea dei cattolici», cosa che arrecherebbe soltanto approssimazione. Insomma: «Ciascuno a casa propria», come ha scritto ad esempio Aldo Maria Valli. A costoro ci sentiamo di dire con convinzione che Dio non ha casa. Alla samaritana che gli pone la questione: «I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare», Gesù risponde: «Né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre […] è giunto il momento in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità».

Il nucleo più puro e autentico del cristianesimo risiede oltre la ritualità dei luoghi e la sacralità esclusiva dei gesti. Il sabato è per l’uomo, non il contrario, e se le chiese cattoliche diventano un luogo in cui i musulmani possono testimoniare la loro vicinanza alla comunità dei credenti nel Dio cristiano, la notizia è lieta, perché siamo persuasi che questa sia la direzione di fondo verso la quale tutti (islamici, cristiani, atei) dobbiamo provare a impegnarci. Non la soluzione al problema del terrorismo, ma la prospettiva culturale e politica verso la quale tendere, la cornice entro cui lavorare. Un’opzione da portare avanti nella quotidianità, oltre la visibilità di alcuni momenti simbolici, con tante piccole iniziative concrete di incontro. È questo, probabilmente, il contributo pratico più immediato che ciascuno di noi può portare alla cultura della pace.

Grazie a Enrico Peyretti per i preziosi suggerimenti


Su segnalazione di Elsa Bianco pubblichiamo il testo letto da di Brahim Baya, portavoce dell’Associazione Islamica delle Alpi domenica scorsa alla Consolata.

As-salamu alaikum – la pace sia su di voi

Siamo qui oggi in questo solenne momento della vostra funzione religiosa per portare un messaggio di pace e di solidarietà a nome della comunità musulmana di Torino in un momento tragico che attraversa la nostra umanità.
Siamo qui per portarvi le nostre più sentite condoglianze per la barbara e disumana uccisione del sacerdote cattolico e uomo di fede padre Jacques Hamel. Questo selvaggio crimine si pone in netta opposizione a tutti gli insegnamenti dell’Islam, il quale ha riservato a tutti gli uomini di religione e a tutti i luoghi di culto, di qualunque religione siano, una dignità e una inviolabilità assoluta. In particolare il Corano e gli insegnamenti del Profeta, in più passaggi sottolineano la vicinanza e l’affetto che lega la comunità credente musulmana alla comunità credente cristiana, nel Corano è detto: “E troverai che i più prossimi in amore ai credenti sono coloro che dicono: “Siamo cristiani”, perché tra loro ci sono preti e monaci che non hanno alcuna superbia.” e il Profeta Muhammad, pace su di lui e su tutti i profeti, ha insegnato a tutti i musulmani che “Colui che fa del male ad un Ebreo o ad un Cristiano, troverà in me il suo avversario nel Giorno del Giudizio”.
Questi insegnamenti insieme a molti altri dimostrano la vicinanza tra le nostre due comunità di fede, siamo qui oggi per riaffermare con più forza questa vicinanza e per ripudiare ogni violenza in nome di Dio, che è per noi una violenza contro Dio, una bestemmia contro Dio il Misericordioso il Compassionevole. Siamo qui anche per tagliare la strada a chiunque cerchi di spingerci verso lo scontro e la guerra totale. A chi cerca di seminare discordia, odio e morte tra gli uomini rispondiamo con gli insegnamenti più autentici delle nostre fedi che sono l’amore, la misericordia e il perdono.
Grazie per l’ospitalità.

Una replica a “«Un crimine contro gli insegnamenti dell’Islam». I musulmani alla messa di domenica | Massimiliano Fortuna”

  1. il 24 Marzo 2010, il Dr. William F. Vendley, Segretario Generale di RELIGIONS for PEACE, mi informava della cooperazione in Libano fra Cristiani e Musulmani, che nonostante le differenze teologiche, erano uniti nella devozione a Maria
    promotori il Dr. Mohammad Al-Sammak e l'Emiro Hares Chehab nella Piazza di fronte al Museo Nazionale Libanese veniva eretta la statua della Vergine Maria, come espressione di PACE
    io c'ero a Roma nella Chiesa di Santa Croce di Gerusalemme, invitata dai Musulmani gli stessi che non sanno dialogare con i musulmani cinesi, in Cina ci sono donne Iman che dirigono Moschee (vedi congresso UNESCO 2006 Parigi-Peace and Conflict in Contemporanea Cina-by Rosa Dalmiglio)
    oggi ci sono più Moschee in Cina che in Arabia Saudita ma il Vaticano ignora che 40 milioni di Bibbie sono entrate in Cina e che il Governo Cinese finanzia il viaggio alla Mecca dei Musulmani cinesi, nel recente congresso internazionale svoltosi in Vaticano, sulla persecuzione dei cristiani nel mondo, la Cina è risultata il paese dove meno sono i cristiani perseguitati.
    quando avremo una stampa vaticana meno di parte forse il giornalismo di pace avrà un senso

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