E la Russia e la Cina oggi? | Johan Galtung


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Sullo sfondo ci sono i due più importanti partiti comunisti al mondo. Il Partito Comunista-Bolscevico Russo fece la rivoluzione del 1917; dal 1922 Partito Comunista dell’Unione Sovietica, CPSU(b). Il CPC, il Partito Comunista Cinese, che sta celebrando il suo 95° anniversario, fece la rivoluzione del 1° Ottobre 1949. Avvenimenti che hanno scosso il mondo, nel più grande stato del mondo per superficie e nel più grande stato del mondo per popolazione.

Quelle rivoluzioni interruppero le moderne contraddizioni nel triangolo Stato-Capitale-Popolo, prendendo il controllo delle forze armate di stato e della polizia. Due conquiste durature del CPSU(b): la pianificazione statale dell’economia – tendenzialmente quinquennale (pjatiletka) – ora praticata dalla maggior parte dei paesi; e il miglioramento, sorprendentemente rapido, delle condizioni di vita delle classi sociali più basse affinché fossero soddisfatti i bisogni primari. Ma il CPSU(b)fece ricorso a una grossolana violenza strutturale nell’entroterra rurale. E il CPC, copiando il CPSU(b), incominciò con il fare il medesimo errore.

In seguito sono diventati diversi. La Russia si è fermata al Partito vertice dello Stato, per certa popolazione, ma non espressione del volere del popolo. Il CPC, alla pari del CPSU, non permise e tutt’ora non permette FAFE, elezioni imparziali e libere a livello nazionale. Ma la Cina diede voce alla gente nelle 70.000 Comuni del Popolo, aiutando a vivere meglio coloro che si trovavano in miseria.

La Cina non ha inteso lo Stato e il Capitale in termini di o-o; come fece invece la Russia Bolscevica che decise per lo Stato mediante espropriazioni, e gli Stati Uniti neo-liberisti che preferirono il Capitale attraverso un sistema di privatizzazioni, condizionando e spiando la gente. La Cina ha realizzato a livello locale un né-né, un certo qual compromesso di assistenza sociale di stato, e un capi-comunismo del sia-sia.

Questa flessibilità intellettuale e politica, che trae origine dall’olismo taoista e da una continua dialettica tra forze e forze contrarie, non dalla fede in una condizione ultima come in Occidente, Endzustand, ha portato a due “comunismi” assai differenti.

Che cosa stanno facendo, ai giorni nostri, questi due partiti comunisti?

Il partito russo è fuori gioco al momento; al banco è subentrato il capitalismo. Ma aldilà di questo discorso emerge la storia di un immenso impero Russo Ortodosso attaccato da Vichinghi, Mongoli-Tartari, Turchi, Napoleone e Hitler, Cristianesimo cattolico, e Guerre fredde con l’evangelismo estremista US, ora proteso anche sull’Ucraina. Yeltsin – odiato da Gorbachev (INYT, 3 Jun 2016) – diede all’Occidente quello che voleva. Il popolare Putin cerca di creare una Russia autonoma senza l’imperialismo occidental-capitalista, probabilmente con buon esito nel lungo periodo. Tuttavia, in Russia il lungo periodo è davvero molto lungo.

Non così in Cina. Zhou Enlai dichiarò l’obiettivo di un “moderno stato socialista per il 2000”, intendendo crescita e distribuzione, e il CPC in alcuni decenni attraversò secoli di storia occidentale, superando la Russia tradizionale. Obiettivo: una “società moderatamente prospera” (discorso di Capodanno 2016 di Xi); eliminando la corruzione che potrebbe “portare al collasso del Partito e del paese” (Xi Jinping, The Government of China, Pechino, 2015).

I due grandi sono accerchiati da un nemico comune, gli anti-comunisti USA. Lavorando per una condizione di fratellanza, l’Unione Sovietica si è sfasciata. La Cina è andata oltre nei rapporti con la Russia e con le repubbliche lungo i suoi confini – Kazakhstan-Kyrgyzstan-Tajikistan –, dal 1996 gruppo dei 5 di Shanghai, che celebra il 20° anniversario. Allargato inoltre nel 2001, a SCO-Shanghai Cooperation Organization, con l’Uzbekistan. Vi si sono di recente uniti il Pakistan e l’India, nel corso di una rapida crescita che vede in dialogo partners e osservatori, molto più evoluta della NATO.

Anch’essi hanno i propri progetti. Per la Russia: UE, = Unione Eurasiatica, e i BRICS globali. Per la Cina: un’economia pan-asiatica, un’Asia Infrastructure Investment Bank (AIIB). Entrambi beneficiano della BREXIT che indebolisce gli USA in quanto perdono il proprio “aggancio diretto al Continente [europeo]” (INYT, 30 giugno 2016), e che comporta la perdita dell’Inghilterra da parte della UE e la perdita di Scozia e Ulster da parte del Regno Unito. L’imperialismo cinese sul Mare della Cina Meridionale, prevalentemente contro le portaerei USA, sta vincendo senza sparare un colpo.

Putin “avrebbe potuto sbaragliare la Georgia e annettere l’Ucraina orientale – se non tutta quanta –ma non ha fatto una mossa contro gli stati baltici” (Doug Bandow, Japan Times, 4 giugno 2016). La Russia è stata più politica, anche in Siria; la Cina più economica, con il “Made in China” lanciato per la vasta infrastruttura della Via della Seta (da Yuwu a Madrid!); tutt’e due più sottili, facendosi più amici. E USA-Occidente disperati, meno sottili, bombardando, facendosi più nemici.

L’Occidente spera in una spaccatura fra i due. Con quali basi? I cinesi considerano i russi ubriaconi indolenti – i russi considerano i cinesi orde [incombenti]; lo confermano le prostitute russe in Cina e gli agricoltori cinesi nell’Estremo Oriente [asiatico]. Qualcosa di più territoriale, come i vari “-stan”? Dal 2009 con la Cina Investitore principale? (Jack Farchy, Financial Times, 25 ottobre 2015). (Un) sia-sia, la Cina in sviluppo, e la sicurezza russa? Comunque, la Via della Seta è ben più vecchia che l’Impero Russo, e così pure le Rotte [marittime] della Seta.

E in quanto alla guerra in generale nel triangolo Russia-Cina-Occidente?

La Russia conquistò più di 2 milioni di km2 alla dinastia Ching – il sudest dell’Estremo Oriente russo con Khabarovsk e Vladivostok – come dai trattati di Nerchinsk del 1689 e Pechino del 1860. Ci furono schermaglie di confine fra il 1652 e il 1689 nonché nel 1969, che si sedarono sostanzialmente alla costituzione del gruppo dei 5 di Shanghai e della SCO [Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai]. Proprietà congiunta? La Cina non ha mai attaccato la Russia.

L’Occidente ha attaccato la Russia oltre la linea di frattura cattolico-ortodossa formatasi in Europa dal 395 al 1054: con Napoleone, la guerra di Crimea, la 1^ e la 2^ guerra mondiale (Hitler); e con la 1^ e la 2^ guerra fredda. Quando i russi chiedono “donde viene la minaccia?”, la risposta è chiara: “dall’Occidente”. La Russia ha contrattaccato, ma si è ritirata.

L’Occidente ha attaccato la Cina nella 1^ e nella 2^ Guerra dell’Oppio; con l’attacco anglo-francese del 1860 e il saccheggio e l’incendio dell’Antico Palazzo d’Estate. La Cina non ha mai attaccato l’Occidente. La Russia fu Occidente ma adesso è amica.

Anche UE-USA devono cambiare lo loro politica. In questo mese di luglio Il Centro USA per le Iniziative dei Cittadini ha inviato una delegazione diplomatica di cittadini in Russia, ma avrebbe potuto essere la Cina.

Le riflessioni di David Hartsough (http://ccisf.org/):

  • Smettere le esercitazioni militari USA e NATO al confine russo
  • Mettersi necessariamente nei panni dei russi, conoscere il loro angolo prospettico
  • La gran parte dei russi sostiene Putin, e vuole un mondo pacifico multipolare
  • Cessare le sanzioni contro la Russia; sono controproducenti
  • la gente di Crimea aveva lo stesso diritto di secessione che la gente del Kosovo
  • USA e NATO hanno infranto la promessa del 1991 di non estendersi verso est
  • Lasciare che i popoli dell’Ucraina e della Georgia decidano del proprio futuro.

Nº 436 | Johan Galtung, 4 luglio 2016
Titolo originale: Russia and China Right Now–?

Traduzione di Miki Lanza e Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

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