Fascismo, Resistenza, Liberazione | Recensione di Enrico Peyretti

cop_ferraris_resistenzaGian Enrico Ferraris, Fascismo, Resistenza, Liberazione. La grande Storia e i ricordi di un tredicenne 70 anni dopo, Graphot editrice, Torino 2016, pp. 208, € 15,00

L’Autore è bilingue, quando parla – e anche canta – e quando scrive i suoi ricordi in italiano e in piemontese. Il libro usa due linguaggi: la scrittura e la musica, perché riferisce molte canzoni popolari dell’epoca, nel testo e nello spartito, e ricostruisce tramite memorie di anziani, a frammenti ricomposti, canti che sarebbero andati perduti.

Il racconto è ricco di testimonianze, documenti, foto significative, venti pagine di cronologia. La «vittoria» del 1918, che l’Italia sta per celebrare nel 2018, speriamo con saggezza critica, fu «la madre del fascismo». È raccontata in dettaglio la strage di Torino del 1922, esordio del ventennio, come la prodigiosa attività di Piero Gobetti, «l’oppositore n. 1», che in nove anni compie una intera vita di lavoro intellettuale fortemente educativo. Ferraris, cattolico, denuncia come si deve la sudditanza della chiesa gerarchica al fascismo, finanche su guerre ingiustificabili. Da Domenico Sereno Regis, un «sacramento dell’amicizia», Ferraris conobbe le realtà storiche di lotta nonviolenta, di cui cita la più recente storiografia, opera di Anna Bravo e di Ercole Ongaro. Notevole l’episodio del giovane medico Felice Cascione, uomo di valore, capo partigiano che si oppone alla fucilazione di due spie fasciste.

Da quasi coetaneo dell’Autore, questo libro mi sollecita molti simili ricordi. Il bisogno dei vecchi di raccontare può infastidire gli innovatori frenetici, ma il vecchio intelligente sogna anche quel che verrà, quel che manca al mondo, e coltiva l’utopia che non vedrà: senza la sua eredità i giovani saranno più poveri e sprovveduti nel loro compito creativo.

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