D’istinti animali. Adoro chi gioca con le parole! | Cinzia Picchioni


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Provengo ora dalla conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2016 di Torino spiritualità.

Ospite d’onore era Peter Singer, il famoso filosofo autore – tra gli altri – del fondamentale testo Liberazione animale, uscito 40 anni fa, che ha dato l’avvio alla riflessione sull’antispecismo.

Allora ero appena arrivata a Torino da Milano, e lavoravo da poco alla casa editrice del Gruppo Abele (allora diretta da Antonio Monaco, attuale editore di Sonda) e mi fu affidata la lettura-bozze di un altro libro-verità sul tema della «liberazione animale», scritto da Tom Regan e Peter Singer: Diritti animali, obblighi umani. Fu una rivelazione per me, di cui ringrazio l’editore di allora. Lo ringrazio anche ora, perché è lo stesso che ha pubblicato l’ultimo, nuovo, titolo di Peter Singer: La cosa migliore che puoi fare, di cui uscirà una recensione anche dalle «pagine» di questa «newsletter».

peter_singerPeter Singer era alla conferenza stampa perché il tema dell’edizione 2016 di Torino spiritualità è proprio su «uno sguardo che consenta di osservarci “di sponda”. L’occhio animale diviene così la chiave di lettura per riflettere sull’uomo». Recita così la cartolina che ci hanno consegnato nella «cartella-stampa», insieme con il titolo, geniale, della rassegna: D’istinti animali. Qui non è possibile rendere graficamente l’intento di chi ha studiato il titolo, ma se guardate la cartolina vi accorgerete che l’apostrofo non separa le parole, ma è sovrapposto. Il gioco di parole è il seguente: gli animali sono distinti (nel senso in cui si usa la parola «distinto» quando si tratta di un signore che si distingue per eleganza eccetera); sono distinti da noi (o almeno così crediamo); e sono d’istinti, cioè istintuali, secondo noi più istintuali rispetto a come lo siamo noi (e quindi, siccome la mente ha priorità sull’istinto – perché poi, bisognerebbe parlarne – noi siamo superiori, o così crediamo); in realtà, come ci ha detto il curatore, Armando Buonaiuto, «abbiamo solo sostituito la pelliccia con la giacca». Il curatore ci ha anche raccontato di come gli sia venuta l’idea del tema di quest’anno studiando quello dello scorso anno. In particolare aveva scoperto che lo scarabeo stercorario compie i suoi spostamenti notturni specularmente alle posizioni delle stelle nel firmamento. Anche noi guardiamo le stelle, come recitava il tema di Torino spiritualità 2015: «L’impasto umano. Fatti di terra guardiamo le stelle», e così Armando Buonaiuto ha pensato che quest’anno si sarebbe parlato di animali, per «interrogarsi sulla capacità degli animali di rilevare qualcosa di nuovo su noi stessi e sul nostro modo di abitare il mondo». Infine si può immaginare di iniziare una lettera e, come faremmo con il destinatario, scrivere: Distinti animali… e scrivere qualcosa che vorremmo dire a questi altri abitanti della Terra.

Tra gli ospiti già confermati della rassegna settembrina, «Shaun Ellis, che ha vissuto per due anni insieme a un branco di lupi; l’etologo di fama internazionale Frans De Waal, che con le sue ricerche sulla moralità degli animali ha cambiato il modo di guardare alla natura; lo scrittore inglese e regista della BBC Philip Hoare, che ha consacrato la propria vita allo studio delle balene e degli altri giganti del mare. […] lo psicoanalista Massimo Recalcati, il musicista Elio di Elio e le Storie Tese, il teologo Vito Mancuso, il filosofo Roberto Marchesini, il biblista Paolo De Benedetti, principale esponente italiano della teologia degli animali».

Peter Singer ha detto qualche parola, non troppe perché, giustamente, non voleva ripetersi, giacché la sera stessa avrebbe tenuto una Lectio magistralis al Teatro Carignano di Torino. Ma ci ha tenuto a dire che – benché la bella immagine dell’evento richiamasse le sagome di tre cani – non sono certo i cani – o i gatti – gli animali sui cui diritti dobbiamo riflettere; non sono certo i cani e i gatti gli animali cui infliggiamo le peggiori sofferenze; non sono certo i cani e i gatti il focus su cui il filosofo vorrà concentrarsi. Gli animali cui si riferisce Singer sono quelli che alleviamo; invisibili li ha chiamati. Già, non ci pensiamo perché non li vediamo, non vediamo le loro sofferenze, non vediamo le loro terribili vite; sono invisibili, appunto. Ma sono proprio loro il soggetto delle riflessioni etiche e filosofiche di Peter Singer. Un animalismo non da «gattare» (senza offesa per le gattare); un animalismo non da «gli animali sono meglio degli uomini», ma poi li mangi; un animalismo non solo contro le pellicce, ma poi mi metto in faccia una crema testata sulle cavie; e via di questo passo.

Occorre cominciare – o continuare, si spera – a riflettere sulla violenza perpetrata ogni giorno, ogni ora, ogni minuto sugli animali da allevamento, sugli animali che mangiamo, sugli animali che usiamo per le più svariate esigenze (quasi mai vitali) nostre e dei nostri simili (In Italia si allevano 9 milioni di bovini, 9 milioni di suini, quasi 13 milioni tra ovini e caprini, 500 milioni di polli «da carne», 50 milioni di galline ovaiole, 100 milioni di conigli e centinaia di milioni di altro pollame (galline faraone, tacchini, quaglie ecc., www.saicosamangi.info).

Il comandamento «Non uccidere» riguarda solo gli esseri umani? Gli esseri umani normali? Gli esseri umani stranieri? Gli esseri umani che hanno un’altra religione? Gli esseri umani che hanno un’anima? Gli animali?

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