Il Sereno Regis all’European Youth Event | Desirée Casamassima


I nostri ragazzi alla fine del workshop sul teatro dell'oppresso che hanno condotto all'EYE 2016
I nostri ragazzi alla fine del workshop sul teatro dell’oppresso che hanno condotto all’EYE 2016

Il 18 maggio 2016, 20 giovani partono per Strasburgo in rappresentanza del Centro Studi Sereno Regis all’“European Youth Event (EYE)”, un evento europeo che ha coinvolto 7000 giovani da tutta Europa.

Durante l’ EYE era possibile partecipare a decine di attività tra cui dibattiti, workshop e giochi.

Il nostro gruppo è arrivato un giorno prima e questo ci ha permesso di visitare la città. Il tempo non era dei migliori ma poi fortunatamente è migliorato notevolmente.

Due parole le merita anche la città, il monumento che mi ha colpito maggiormente è stata la cattedrale di Nostra Signora di Strasburgo (cathédrale de Notre-Dame de Strasbourg), una delle chiese più note di Francia e del mondo. Ma la città in sé era davvero incantevole, le strade, le case, era tutto molto caratteristico, un mix tra l’antico e il moderno, l’unione fra il passato e oggi, circondato dal verde. Poi ovviamente non posso non parlare del Parlamento, alto, imponente, importante. Quante volte capita nella vita di visitare il Parlamento Europeo? Probabilmente a pochi e noi c’eravamo, in più avevamo la possibilità di mostrare a dei ragazzi di altri paesi una nostra attività, cioè il teatro dell’oppresso, che per chi non lo sapesse è un metodo teatrale che comprende differenti tecniche, con l’obiettivo di fornire strumenti di cambiamento personale e sociale per tutti coloro che si trovano in situazioni di oppressione, permettendo al pubblico non solo di osservare, ma anche di interagire con noi.

Verso l’ora di pranzo cercavamo di trovare un posto caratteristico, per assaggiare la cucina francese, ma alla fine il nostro pranzo era stato un kebab, ma sono dettagli.

Dopo aver visitato la città ci siamo incamminati per raggiungere il campeggio in cui avremmo sostato per tutta la durata del viaggio. Si chiamava Indigo, un posto davvero bello, circondato da camper, bungalow e tende. Noi dormivamo in quest’ ultime e durante l’ora di cena ci si riuniva e si mangiava tutti insieme. Poiché il giorno dopo saremmo dovuti andare in scena, per quanto stanchi, dopocena abbiamo fatto un’ultima prova, per assicurarci che tutti sapevano cosa fare, cosa dire e come spostarsi nelle scene.

Il giorno dopo, agitati e nervosi, siamo arrivati davanti al parlamento. Dire che c’era un sacco di gente è un eufemismo e noi eravamo anche in ritardo per raggiungere la sala in cui si sarebbe svolto il nostro laboratorio. Grazie a due volontari dell’ EYE siamo riusciti ad entrare, superando la fila e chiedendo di continuo scusa alle persone in coda.

Appena arrivati c’era già un po’ i gente che ci stava aspettando. Sistemiamo il tutto e iniziamo lo spettacolo con le nostre due joker, Anisia e Elena, che spiegano al pubblico quello che sarebbe avvenuto. La storia parla di Sergio, un ragazzo che ama dipingere sassi, vittima di bullismo e di cyberbullismo.

La prima scena è una chat di Facebook, in cui la vittima risponde ai messaggi negativi dei sui coetanei sotto la foto da lui pubblicata. Nella seconda scena la vita di Sergio in famiglia, una madre apprensiva che pretende di essere ascoltata, anche se lei è la prima ad non ascoltare, un padre assente e un fratello cocco di mamma e papà. La terza scena in classe, Sergio bullizzato da tre suoi compagni, amiche che non intervengono per paura di essere prese di mira a loro volta, un professore che non ama il suo lavoro, disinteressandosi della situazione in classe. Sono intervenuti alcuni ragazzi del pubblico, suggerendo diverse alternative per poi prendere il posto dell’oppresso. I nostri ragazzi sono stati davvero in gamba nel gestire la situazione, quando interveniva una persona del pubblico, infatti, la scena era tutta improvvisata e in inglese (in realtà ci preparavamo da due mesi immaginando tutte le strategie che una persona avrebbe potuto attuare per resistere al bullismo!). Alla fine il nostro gruppo ha proposto la soluzione che riteniamo vincente contro il bullismo e il cyberbullismo e che agiamo all’interno dei nostri progetti: la peer education. Facendola fisicamente sperimentare con un’attività al pubblico stesso che ha così nuovamente interagito con noi.

Terminata la nostra attività eravamo pronti a goderci l’evento come spettatori!

Io come attività ho partecipato a un gioco di ruolo chiamato “Passages”, dovevamo immedesimarci nelle difficoltà che i profughi devono affrontare nell’attraversamento delle frontiere per giungere in Europa..

Io ero una bambina di 8 anni siriana, che insieme alla sua famiglia, cercava di raggiungere un nuovo paese. Dovevamo prendere delle decisioni su cosa portare durante il viaggio fino ad arrivare alla destinazione. Ma da lì le cose sono peggiorate. Ti sentivi confusa, dovevi compilare dei moduli, ma erano in lingue diverse dalla tua, non capivi cosa dicevano i poliziotti doganali, in più quest’ultimi ti prendevano e ti allontanavano dalla tua famiglia, lasciandoti spaesata e sola.

Alla fine solo in pochi sono riusciti a superare la dogana, ma la situazione era ingestibile.

E stata un’attività molto intensa, riflessiva. Penso che molte persone, si siano dimenticate che siamo tutti essere umani, indistintamente dalla società in cui si vive, ma questo è un discorso a parte.

L’altra attività che ho svolto è stata “Data dealer”, un gioco online che mirava a far capire come funziona la raccolta e la vendita dei dati personali online. Si trattava di un gioco d’impatto sulla cultura digitale e sulla sorveglianza, mirando a sensibilizzare sulla privacy online in un modo divertente.

Sabato sono anche stata intervistata a Radio 24, insieme ad altri partecipanti italiani all’evento.

Qui potete sentire l’intervista: http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2016/160521-altra-europa.mp3

Era giunto il momento di tornare a casa, abbiamo tentato nuovamente di cercare del cibo tipico francese ma niente…alla fine abbiamo mangiato pizza, non si capisce che siamo italiani ;-) !

Verso le 23.00 abbiamo preso il pullman che ci avrebbe portato a Milano. Il viaggio non è stato dei più comodi ma siamo riusciti ad arrivare sani e salvi, per poi prendere il secondo mezzo che ci avrebbe riportato a casa.

Come conclusione posso dire che come esperienza è stata ottima, ovviamente ci sono stati alti e bassi, si è cercato di superare degli ostacoli, ma alla fine siamo riusciti a concludere l’esperienza.

Si poteva fare molto di più, anzi, potevo fare molto di più, perché il resto degli educatori è stato esemplare.

Senza i leader quest’esperienza poteva trasformarsi in un completo disastro, fortunatamente c’erano loro a gestire i gruppi, la logistica e i pasti. Spero però che l’esperienza singola di ogni partecipante sia stata costruttiva e che possano portarne sempre un ricordo positivo.

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