Acqua bene(detta) comune


lavatoioAcqua bene(detta) comune

Esterno, giorno

Aiutata da un amico (con furgone prestato da un altro amico) facevo un «pezzetto» del mio trasloco campagna-città, lo scorso dicembre. Il furgone era vuoto e, passando per corso Regio Parco, in quel di Torino, avvisto, vicino a un cassonetto, un lavandino abbandonato, con tanto di mobiletto sottostante! Ohibò – dico – vorrei vederlo… Scendo e scopro che è uno di quei lava-biancheria, con le scanalature per infilarci una piccola asse per lavare. Più piccolo di un normale acquaio (o lavello che dir si voglia), ma più profondo. Leggero. Bianco. Lo prendiamo.

Interno, giorno

A casetta mia – minuscola – l’amico idraulico piazza il recuperato lavello, lo collega… la misura è perfetta.

Ma c’è un «ma». Nella vasca, nell’angolo a sinistra in basso, verso il lato contro il muro c’è un crepa, minuscola, nella plastica di cui è fatto il lavello (i lava-biancheria a volte sono di plastica e questo lo è). I precedenti proprietari ci hanno appiccicato sopra una «toppa» fatta di nastro isolante bianco, ma è evidentemente un rattoppo. Per fortuna è un po’ in alto, non proprio sul fondo del lavello.

Epilogo

L’epilogo contiene anche una sorta di morale, che spiega il titolo di questa Pillola (e anche la sua presenza): con questo buchino devo fare costantemente attenzione a non superare il livello di acqua sul fondo, altrimenti l’acqua scende nel sottolavello e me la ritrovo, dopo qualche minuto, sul pavimento (cosa che è già successa nei primi giorni in cui ho usato il lavello (e sembrava che il nastro adesivo «tenesse»). Controllare il livello dell’acqua non è una cosa difficile, e anzi mi educa a non far scrosciare inutilmente litri e litri d’acqua potabile per sciacquare le stoviglie (cosa che riesce benissimo anche con un getto più dolce, soprattutto se – come faccio – non si usa il detersivo).

A questo proposito, proprio stamane, in vista della scrittura di questa Pillola, ho fatto un esperimento: ho fatto scorrere l’acqua – con un getto medio – per un minuto, raccogliendola in un contenitore graduato. Risultato: più di due (2) litri d’acqua potabile finiscono nella fogna cittadina ogni minuto. Anche pensando a questo concludo che il proverbio «Non tutto il male viene per nuocere» è proprio vero (e non solo folclore contadino): il male (buco nel lavello) invece di nuocere: mi insegna il risparmio idrico (praticato quotidianamente) facendomi capire al contempo che posso far scorrere l’acqua meno forte e sciacquare ugualmente i piatti; mi insegna a farlo anche in altri momenti e anche senza buchi nel lavandino o nella doccia. Infine mi permette di ricordare, ancora una volta, che presso il Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13 – 10122 Torino è in corso una raccolta di firme perché sia rispettato il risultato referendario sull’acqua pubblica. Ed eccoci tornati all’origine, del titolo di questa Pillola e anche della nostra vita. L’acqua è bene-detta perché le dobbiamo tutto, ma è troppo «comune» e spesso ce ne dimentichiamo. Quindi grazie ai buchi nei lavelli recuperati dalla spazzatura!

Una replica a “Acqua bene(detta) comune”

  1. Ciao, tutto bello, solo che l'acqua che scorre non è in realtà sprecata (altrimenti bisognerebbe bloccare lo scorrere dei fiumi). E' sprecata perché viene prima capitalizzata e resa un bene economico, ma di per sé l'acqua deve proprio scorrere.

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