La geopolitica di seta della Cina | Johan Galtung


La Cina sta cambiando la geografia mondiale, o almeno ci sta provando. Non nel senso di acqua e terra come per i Paesi Bassi, ma tessendo nuove infrastrutture di comunicazione per terra, acqua, aria, e nel cyberspazio/web.

         Non sorprende che un paese con un certo orientamento marxista focalizzi la propria politica sulle infrastrutture – ma qui come mezzo di trasporto-comunicazione, non di produzione. Né è sorprendente che un paese con una visione del mondo taoista focalizzi la politica sulle totalità, sugli insiemi/holon e sulla dialettica, di forze e contro-forze, cercando di spostarne gli equilibri a favore della Cina. Come ciò funzionerà dipende dai dati di fondo e le loro implicazioni.

          Due libri recenti – Valerie Hansen, Silk Road: A New History [Via della Seta: una nuova storia] (Oxford University Press, 2012) e Peter Frankopan, The Silk Roads: A New History of the World [Le Vie della Seta: una nuova storia del mondo] (Knopf, 2015) – le considerano arterie di connessione mondiale, di globalizzazione ante litteram (prima che il termine fosse di moda).  Non che ci fossero carichi di merci in movimento su tutto il percorso in ambo le direzioni, no, solo parziali, magari più avanti; l’Europa aveva molto meno da offrire in cambio; però:

Mercanti vikinghi dal nord-ovest – ~Norvegia – uomini rozzi e sospettosi secondo i cronisti arabi, si spostavano lungo i grandi fiumi russi – commerciando in miele, ambra e schiavi – già nel nono secolo, tornando in patria per venire sepolti con a fianco le sete di Bisanzio e della Cina”. (Frankopan)

  Le Vie della Seta – così chiamate dal geografo tedesco von Richthofen nel 1877 – collegavano Cina ed Europa (Istanbul) per via terra da prima del 1200; più precisamente da Xi’an a Samarkanda con un percorso settentrionale e uno meridionale (v. Hansen per la cartografia). E le Rotte della Seta collegavano la Cina orientale e l’Africa orientale (Somalia) dal 6° secolo fino al 16° (allorché l’espansione navale portoghese, spagnola e inglese iniziò ad assumere il controllo da parte dell’Occidente con la colonizzazione.

/nas/content/live/cssr/wp content/uploads/2016/05/silk road Yiwu madrid

 

La moderna Via della Seta collega l’est all’ovest, cioè Yiwu in Cina a Madrid in Spagna. Benché tale tragitto per merci e passeggeri duri ben 21 giorni, è pur sempre 30 giorni meno che per nave e a un nolo di 1/10. (www.bulwarkreview.com)

          [La Via della Seta storica] fu a lungo gestita da buddhisti ad est e da musulmani ad ovest – che se ne servirono anche per l’espansione dell’islam da Casablanca alle Filippine.  Frankopan ne considera gli acmi nella dinastia Han (207-220, con Xi’an capitale del loro regno occidentale), in quella Tang (618-902, con capitale prevalentemente Xi’an) e quella mongola Yuan [1261-1378] –riguardo alle merci, alle idee, alle fedi, alle invenzioni.

          Xi’an, antica di 3.000 anni, servì da punto di partenza, sia per le Vie della Seta sia per le Rotte della Seta, [in questo secondo caso] discendendo il fiume Yangtze o via terra, fino alla costa del Mar Cinese Orientale. Questo fino all’insurrezione militare contro l’imperatore Tang nel 755 (v. Hansen, capitolo 5: “Il terminal cosmopolita della Via della Seta”); ma Xi’an è destinata ad aver sempre ruoli di primo piano.

          La Cina sta ora rivitalizzando il suo passato, con l’aggiunta delle Vie della Seta dalla Cina orientale a Madrid via Kazakhstan-Russia-Bielorussia-Polonia-Germania-Francia, alla Thailandia, dall’est all’ovest dell’Africa cioè dall’oceano Indiano all’Atlantico – dal nord al sud dell’Africa. Poi, Voli della Seta; e Web [trama/ragnatela] della Seta.

          Si sta tessendo un bozzolo serico, i bachi sono cinesi. È troppo?

          In questo approccio geopolitico si stagliano due caratteristiche.

          Primo, il collegare in una sola trama Eurasiafrica, tre “continenti” della geografia démodé.  Secondo, il lasciare in disparte gli altri due “continenti” separati dall’Eurasiafrica da oceani: le Americhe, Australia-NuovaZelanda [Oceania].

          Però, gli scambi sud-sud-sud aprono rotte all’America Latina e alle isole Caribiche dall’ Africa occidentale, e Australia-NuovaZelanda sono ben più vicine alla Cina che alle proprie origini coloniali in Inghilterra. Col che resta l’Anglo-America, USA-Canada, isolati da due oceani finora serviti a loro protezione, ma che in effetti li escludono da reti viarie e marittime della seta. Questo non piace agli USA, donde un loro “fulcro” verso l’Asia, basato su alleanze e TPP.  Con differenze importanti: la Cina costruisce su tradizioni millenarie, gli USA sul secolo e mezzo dacché Perry “aprì” l’Asia orientale. La dominazione cinese nella “loro” sacca fra Himalaya-Gobi-tundra-mare data da millenni; le sanguinose guerre USA in Corea e Vietnam sono recenti; ricordi freschi dei popoli. Tuttavia, la differenza fondamentale sta fra la politica USA del “tutti salvo la Cina” e le reti di comunicazione della seta cinesi, aperte a tutti. Strade, ferrovie, rotte, voli – a doppio senso. Le merci cinesi si spostano su infrastrutture di costruzione cinese disponibili anche ad altri. Prognosi: gli stati dell’Asia orientale se ne serviranno in ambo le direzioni, avvantaggiando così la Cina più che gli USA.

          È possibile questo, con gli USA che cercano di sostituire la Russia in India; giocare sui conflitti sino-indiani che gli interessati, dai tempi di Zhou Enlai-Nehru, sono stati bravi a risolvere?  Il Nepal, con lunghi confini con ambo i grossi vicini, che pende verso la Cina, data la dominazione e il boicottaggio indiani?  La Mongolia, in rapporti amichevoli con la Russia e con la Cina, che faccia uno spazietto agli USA?  E 10 stati ASEAN del sudest asiatico che, data la composizione [dell’alleanza] devono essere in buoni rapporti con tutti?  C’è molta Cina (del sud) nell’ASEAN; Singapore, minoranze [etniche], e motivi culturali – in un’entità a ragione un tempo chiamata “Indo-Cina”.  Otterremo una super-ASEAN, in rafforzamento, giocando su tutti i cavalli.

          C’è un messaggio in ciò per le Grandi Potenze, per la Cina e per gli USA, l’India e la Russia: non fate pressione, non esigete lealtà esclusiva; offrite servizi positivi.  La diplomazia della seta cinese è nonviolenta; la sua difesa di quanto la Cina considera vecchi schemi da ripetere non lo è. Non più una massiccia difesa difensiva da Esercito di Liberazione Popolare, bensì con armi “moderne”, provocatorie.

          C’è altresì un messaggio per le potenze minori: scegliete entrambe [le maggiori], anche tutt’e quattro; propendere verso una mobiliterà il peggio nelle altre.

          Come si concorda questo con la diplomazia della seta? Benone, salvo che per il Mar Cinese Meridionale.  La Cina non colonizzò lungo le vie e le rotte della Seta, né cinesizzò. Il Giappone giapponesizzò piuttosto che colonizzare e – al contrario della Cina – combatté il colonialismo occidentale. Le reti di seta aprono opportunità a enormi flussi di turismo e di scambi mercantili in ambo i versi, tessendo insieme i continenti qualora la domanda corrisponda all’offerta; per la qual cosa ci vorrà probabilmente un certo tempo.  Tuttavia, la simmetria incorporata nella diplomazia della Seta rende possibili soluzioni negoziate ai conflitti, e perfino una Comunità (Nord)Est-Asiatica.

L’asimmetria [del modo di rapportarsi] USA esclude invece le une e l’altra. Nel Mar Cinese Meridionale gli Stati Uniti esigono “libertà di navigazione” per le proprie portaerei giusto davanti alle coste cinesi, l’ASEAN svolge esercitazioni navali, e la Cina militarizza.  La Cina deve rispettare la Legge del Mare ONU, esigerne la revisione riguardo alla libertà di navigazione militare, e chiarire che le rotte sono aperte al commercio civile – USA, UE, ASEAN, o altro che sia.

          Tutti ci guadagnano dalla diplomazia della seta; e ci perdono con la militarizzazione.


Nº 428 – Johan Galtung, 16 maggio 2016
Titolo originale:
China’s Silk Geopolitics

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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