Open-ended Working Group sul disarmo nucleare | Report di Alfonso Navarra


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OEWG REPORT 1 di Alfonso Navarra – 11 MAGGIO 1916
ESIGIAMO! L’abolizione delle armi nuclari!
DISARMO NUCLEARE DIRITTO DELL’UMANITA’

Palazzo delle Nazioni Unite – Ginevra

A GINEVRA GLI STATI NON NUCLEARI RADICALIZZANO LE LORO POSIZIONI ABOLIZIONISTE E DISARMISTE

A Ginevra va di scena l’insofferenza dei Paesi non nucleari, che per certi aspetti può essere considerata un inizio di rivolta. La seconda sessione dell’OEWG (open ended working group) dell’ONU sul disarmo nucleare è già iniziata  – nel suo primo turno – il 2 maggio, chiudendosi il 4; con Luigi Mosca, per i “disarmisti esigenti”, lo scrivente (Alfonso Navarra) presenzia ai lavori del secondo turno della seconda sessione, che si svolgeranno dal 9 al 13 maggio. La prima sessione si è tenuta in febbraio e ce ne sarà una terza a fine agosto. Lo scopo è di raccomandare all’Assemblea dell’ONU delle vie legali concretamente adottabili per giungere al disarmo nucleare.

Ricordiamo in proposito tutto il “percorso umanitario” scandito dalle conferenze di Oslo e Nayarit nel 2013 come di Vienna nel 2014: esso è diventato l’Impegno sottoscritto da 127 Paesi per colmare il gap legale che contraddistingue le armi nucleari rispetto alle armi biologiche e chimiche già proibite.

I “disarmisti esigenti” – vale sempre la pena richiamarlo – in Italia hanno raccolto l’appello di Stéphan Hessel ad “esigere” il disarmo nucleare totale e comprendono organizzazioni di base come la Campagna OSM-DPN, WILPF Italia, Energia Felice, Accademia Kronos, etc. (vai su www.petiziioni24.com/esigiamo).

In realtà ci siamo registrati presso il Segretariato della Conferenza sotto Armes Nucléaires STOP, l’organizzazione francese di cui Mosca è nel Direttivo; io appaio come rappresentante della Lega Obiettori di Coscienza. Sono l’unico attivista “italiano” che partecipa alla Conferenza, che è aperta, per l’appunto, agli interventi della società civile. Ma prende la parola Mosca, “italiano” emigrato in Francia, anche in mio, in nostro nome: l’italiano non si parla, in cuffia gli interventi sono tradotti in inglese, francese, spagnolo, russo, …

La conferenza si tiene in un’ala laterale del Palazzo delle Nazioni Unite, dove c’è l’ingresso dei visitatori, primo piano, aula 19: è un ambiente ampio, con il tavolo della presidenza rialzato, vale file di poltrone a raggiera, l’anello esterno è occupato dai rappresentanti della società civile, che comunque sono nella stessa stanza dei delegati governativi. I presenti in sala variano da 100 a 200 persone.

L’ordine dei lavori, sotto presidenza thailandese, è scandito da relazioni di esperti; poi c’è la discussione. Se un rappresentante della società civile vuole intervenire alza il cartellino e, aspettando il suo turno, la parola gli viene data. Avrebbe quattro minuti di tempo, ma in realtà può sforare.

Il tema specifico trattato il 9 maggio è la relazione tra la sicurezza del singolo Stato e la sicurezza effettiva che deve essere collettiva, comune. La sicurezza individualistica fondata sulla paura ha portato alla “deterrenza nucleare” che è motore di proliferazione e garanzia, prima o poi, di autodistruzione. E’ una concezione della sicurezza che separa la “ragion di Stato” dai cittadini e dall’Umanità che deve essere a fondamento della “sovranità” attribuita alla comunità degli Stati.

Le organizzazioni della cittadinanza attiva registrate e presenti sono ICAN, la WILPF con Reaching Critical Will, i Mayors for Peace, l’IPPNW, la Soka Gakkai, l’ILPI…

Le delegazioni degli Stati presenti sono quelle che hanno aderito alla proposta del Messico che ha fatto passare l’OEWG all’ultima assemblea generale dell’ONU. Mancano le nove potenze nucleari (anche se l’India e il Pakistan si sono astenuti sulla proposta), contrarie all’iniziativa: ma hanno chi difende le loro posizioni, in particolare i Paesi della “condivisione nucleare NATO”, tra cui l’Italia. In febbraio questi Paesi, detti dell’”ombrello nucleare”, sono intervenuti in modo martellante per esercitare una specie di ostruzionismo condizionante, dietro la foglia di fico del cosiddetto approccio “step by step”.

Il governo italiano è rappresentato da Vinicio Mati e segue, a parole, la linea di “mediare tra gli Stati nucleari e gli Stati non nucleari”; di fatto appoggia con toni sfumati la posizione americana. L’esempio di quanto detto lo fornisce l’intervento di Mati: gli “statunitensi” sostengono che la proibizione legale delle armi nucleari pregiudica la loro eliminazione: favorirebbe instabilità e insicurezza; gli “italiani” ufficiali, per mediare, si limitano a ripetere che potrebbe ostacolarla, ma non è detto in assoluto…

Ho contattato personalmente Mati mostrandogli la mozione del “diritto al disarmo nucleare” che Zaratti, primo firmatario di SI-SEL, dietro nostra ispirazione, ha fatto approvare alla Camera: mi ha risposto che non ne sapeva nulla e che si sarebbe informato in proposito.

L’Italia, insomma, almeno per il momento, non segue l’esempio olandese, il cui Parlamento spinge il governo ad appoggiare, nonostante l’appartenenza alla NATO, il “fronte” dei Paesi antinucleari. Ma noi “disarmisti esigenti” siamo qui per questo: esercitiamo lobbyng in senso positivo per fare evolvere una posizione abolizionista dell’Italia, che deve significare anche impegno per la rimozione delle armi nucleari dal proprio territorio.

In generale, siamo consapevoli che la “battaglia” per il disarmo nucleare, decisiva e propriamente “vitale” per le sorti dell’Umanità, deve essere globale, deve collegarsi a movimenti e iniziative globali.

Vediamo una speranza nel “fronte” dei Paesi non nucleari che si va serrando e radicalizzando: il negoziato per il Trattato di interdizione è sul tappeto, speriamo che emerga la decisione di stipularlo anche a prescindere dall’opposizione iniziale delle potenze nucleari (e dei loro reggicoda).

Un iter convincente lo ha prospettato il delegato dell’Ecuador in collegamento con la CELAC (Conferenza degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi): Trattato di interdizione entro il 2017, Convenzione ONU per l’eliminazione nel 2018.

Resta un problema di fondo: quella che Luigi Mosca definisce la “letargia” dell’opinione pubblica rispetto alla più grave minaccia che incombe sulla sopravvivenza dell’Umanità, se si considera che la guerra nucleare può essere scatenata persino per caso o per errore: colpa della manipolazione dei media mainstream ma anche di colpevoli ed “autonome” tendenze alla rimozione delle realtà scomode, nel momento in cui si coltivano generalmente, proprio da parte della gente comune, “immaginari” semplicistici ed illusori.

Il problema più importante per l’Umanità, quale sia la “razza” (?), il genere e la nazionalità, è discusso in un’ala laterale del Palazzo delle Nazioni Unite; ma è laterale anche nell’interesse del pubblico che non manifesta in massa, non fa sentire la propria voce come sarebbe necessario (e come ha fatto, ad esempio, alla COP 21 di Parigi). La questione non è di poco conto perché potrebbe caratterizzare il paradosso di élite impegnate che ottengono un risultato istituzionale importante non radicato nella coscienza collettiva.

Nel 1928 ci fu un Patto Briand-Kellog che addirittura abolì legalmente la guerra: ma ciò non impedì l’affermazione del nazismo e l’esplosione del secondo conflitto mondiale, con i suoi 65 milioni di morti e l’inizio, con le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, dell’era atomica…


OEWG REPORT 2 di Alfonso Navarra – 12 MAGGIO 2016
ESIGIAMO! L’abolizione delle armi nuclari!
DISARMO NUCLEARE DIRITTO DELL’UMANITA’

Palazzo delle Nazioni Unite – Ginevra

A GINEVRA, LIBERI DALLA “GABBIA” DEL TNP, GLI STATI NON NUCLEARI METTONO NERO SU BIANCO LE LORO PROPOSTE ABOLIZIONISTE E DISARMISTE
A Ginevra, Palazzo delle Nazioni Unite, l’OEWG (open ended working group) dell’ONU sul disarmo nucleare da oggi (12 maggio), comincia concretamente a lavorare sul testo della raccomandazione che deve presentare all’Assemblea generale dell’ONU: i suoi lavori entrano quindi nel vivo.
L’OEWG si avvia a concludere la sua seconda sessione (2-13 maggio 2016). La prima sessione si è tenuta in febbraio e ce ne sarà una terza a fine agosto, propedeutica all’Assemblea generale dell’ONU, che discuterà del tema in novembre-dicembre. Lo scopo ufficiale è, per l’appunto, di raccomandare all’Assemblea dell’ONU delle vie legali concretamente adottabili per giungere al disarmo nucleare.
Dopo l’approfondimento tecnico, nei giorni precedenti, di varie problematiche (la possibilità di guerra nucleare per errore, la sicurezza collettiva, il rapporto tra il disarmo e le esigenze sociali), l’odg ufficiale del 12 maggio apre il “Quinto Panel” sui “possibili sentieri per fare progredire i negoziati multilaterali sul disarmo” con l’introduzione di Kim Won-soo, Alto Rappresentante sugli Affari per il Disarmo.
Le delegazioni degli Stati presenti sono quelle che hanno aderito alla proposta del Messico che ha fatto passare l’OEWG all’ultima assemblea generale dell’ONU. Mancano – è bene rimarcarlo – le nove potenze nucleari contrarie all’iniziativa: ma hanno chi difende le loro posizioni, in particolare i Paesi della “condivisione nucleare NATO”, tra cui l’Italia, che si nascondono dietro la foglia di fico dell’”approccio passo dopo passo”. Ma qui la buona notizia è che l’Olanda ha rotto il fronte nuclearista ed il rappresentante del governo olandese sta rispettando – i suoi interventi sono inequivocabili – il mandato ricevuto dal suo parlamento.
Un iter convincente lo ha prospettato già ieri il delegato dell’Ecuador in collegamento con la CELAC (Conferenza degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi): Trattato di interdizione entro il 2017, Convenzione ONU per l’eliminazione nel 2018. Ma non è l’unico percorso sul tappeto per condurre alla proibizione delle armi nucleari: pensiamo a quello prospettato dall’Austria e Stati seguaci, o dal Brasile con Stati seguaci… Bisogna allora evitare il paradosso che la divisione tra le proposte abolizioniste, che si distinguono per dettagli, porti a far diventare minoranza quella che è di gran lunga la maggioranza dei membri ONU! Occorre cioè il coordinamento tra queste varie proposte magari individuando una cornice giuridica comune in cui tutte possano trovare spazio collegato di sperimentazione e attuazione.
L’OEWG è espressione dell’insofferenza dei Paesi non nucleari, giustamente irritati per 70 anni di “era atomica” monopolizzata da un ristretto club di potenze (oggi nove Stati) che ha avuto l’avallo giuridico dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), sottoscritto 1968 ed entrato in vigore nel 1970. L’autorizzazione al possesso per i soli cinque Paesi vincitori della seconda guerra mondiale (Stati Uniti, URSS poi Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina) – un vero “patto leonino” – è stata accordata in cambio di trattative “in buona fede” per un disarmo senza scadenze e sempre a data da destinarsi; e della promessa di essere aiutati a sviluppare il nucleare cosiddetto “civile”!
Contro questa “gabbia” del TNP (si veda quanto di critico scrive in proposito Stéphane Hessel in ESIGETE!) si è sviluppato quello che è stato chiamato “percorso umanitario”: le conferenze di Oslo e Nayarit nel 2013 e quella di Vienna nel 2014: esso è diventato, lungo la strada, l’Impegno sottoscritto da 127 Paesi per colmare il gap legale che contraddistingue le armi nucleari rispetto alle armi biologiche e chimiche già proibite. In sostanza, se oggi, con l’OEWG, sono all’ordine del giorno “l’indirizzo di concrete misure legali per ottenere e mantenere un mondo senza armi nucleari”, lo si deve al fatto che si è voluti entrare in un contesto ed in una dinamica di negoziati indipendente da tutta la cornice che il TNP ha creato (en passant diventa quindi perlomeno “sfasato”, rispetto a quello che si sta muovendo nel mondo, rivendicarne provincialmente l’applicazione in Italia; e secondo concetti vecchi di “sovranità nazionale” che anche essi si sta sottoponendo a revisione ed ammodernamento a livello mondiale. E non per iniziativa dell’”imperialismo”!).
Una proposta del Messico, quella dell’istituzione dell’OEWG, “corpo sussidiario”, che possiamo considerare, per l’appunto, letteralmente “strappata” all’ultima Assemblea generale dell’ONU, prevalendo, come si è già detto, sul voto contrario delle potenze nucleari, con il loro corteo di reggicoda (tra i quali possiamo annoverare – ribadiamolo – l’Italia, che però si è astenuta).
Questo organismo ha due caratteristiche salienti:
Non funziona secondo il principio dell’unanimità, che lo porterebbe all’inconcludenza (la regola del consenso è efficiente solo tra entità molto omogenee, già d’accordo senza riserve sulle finalità generali della loro unità d’azione);
È aperto alla partecipazione diretta della società civile internazionale, che può prendere la parola alla pari delle delegazioni degli Stati.
La mia presenza in questo contesto è frutto di questo connotato particolare dell’organismo: sono in fondo nella sala in cui i rappresentanti delle ONG discutono fianco a fianco con i delegati degli Stati.
POLITICAMENTE mi propongo in nome e per conto dei “DISARMISTI ESIGENTI” che, conviene sempre ricordarlo, in Italia hanno raccolto l’appello di Stéphan Hessel ad “esigere” il disarmo nucleare totale e comprendono organizzazioni di base come la Campagna OSM-DPN, WILPF Italia, Energia Felice, Accademia Kronos, etc. (vai su www.petizioni24.com/esigiamo).
Sono – mi devo ripetere – l’unico attivista “italiano” che partecipa (per modo di dire, considerata la mia incompetenza nelle lingue straniere che qui vengono parlate) alla Conferenza, e vado, modestamente, a coprire un “buco” di cui il movimento estero si è, detto tra noi, lamentato. Ma in realtà il nostro vero campione, con le sue prese di parola, è Luigi Mosca, lo scienziato italiano emigrato in Francia, rappresentante di Armes Nucléaires STOP!
Le organizzazioni della cittadinanza attiva registrate e presenti nell’anello esterno delle poltrone sono, indicate ciascuna dal suo cartellino: ICAN, la WILPF con Reaching Critical Will, i Mayors for Peace, l’IPPNW, l’International Fellowship of Reconciliation, Peace Boat, la Soka Gakkai, l’ILPI, Unfold Zero dell’Ecuador…
Ho qui sotto gli occhi una lettera che l’IFOR (in Italia rappresentata dal MIR, Movimento Internazionale della Riconciliazione) ha indirizzato – in inglese – al presidente dell’Assemblea:
“Come società civile noi confidiamo nel nostro potere di difesa civile attraverso la disobbedienza civile e la non cooperazione… Il conflitto termina sempre attraverso i negoziati. Noi stiamo imparando come risolvere i conflitti con mezzi pacifici e nonviolenti. Noi speriamo che l’OEWG negozierà con i rappresentanti dei governi una raccomandazione indirizzata all’Assemblea generale dell’ONU per un bando sulla produzione, il possesso e l’uso di armi nucleari quale primo passo per pervenire ad una conferenza per concludere una Convenzione per una totale eliminazione di queste armi”.
L’IFOR, in sostanza, mi pare che segua la “linea CELAC”, la linea della Conferenza dell’America Latina, già zona denuclearizzata con un Trattato, che è l’approccio più radicale e conseguente.
L’avversario culturale è invece l’approccio detto “step by step”, del quale un portabandiera è la diplomazia italiana, qui rappresentata ufficialmente dal funzionario Vinicio. Mati.
La discussione del Quarto Panel, conclusosi ieri, dovrebbe però avere smantellato i presupposti di questa concezione, per la quale l’abolizione giuridica delle armi nucleari sarebbe una fuga in avanti “traumatica”, che aggraverebbe instabilità e insicurezza, e quindi rilancerebbe conflitti e riarmo, anche nucleare.
Si può capire che il divieto delle armi nucleari risulti indigesto per le potenze nucleari e che quindi reagiscano lanciando le loro pretestuose argomentazioni culturali: ma stanno arrampicandosi sugli specchi.
Siamo noi cittadine e cittadini “letargicizzati” proprio sulla minaccia più grave (come sostiene Luigi Mosca, e io condivido la sua opinione) che dobbiamo comprendere meglio l’importanza politica a tutto tondo di una conquista che non sarebbe semplicemente simbolica ed etica.
La pressione popolare sulla base del divieto giuridico contro governi che si ostinassero a mantenere i loro arsenali atomici diventerebbe insostenibile per essi, visto che giustificano la loro legittimità proprio in base al fatto che professano i principi umanitari, i diritti umani, gli obiettivi di sviluppo sostenibile, e si vantano di iniziative e strutture che cercherebbero di fare avanzare la sicurezza umana, la giustizia e l’uguaglianza.
Questa è la contraddizione del mondo contemporaneo (e forse di tutta la Storia umana come la abbiamo conosciuta): il “bene” è sempre riconosciuto e proclamato, il “male” lo si fa sempre, a parole, perché uno “stato di necessità”, in situazione di emergenza, ci avrebbe costretti a derogare dai buoni principi.
Questo è il “cammino della nonviolenza che dobbiamo imparare a percorrere” (Stéphane Hessel): renderci convinti ed attrezzati a combattere la violenza con EFFICACI mezzi pacifici, con la forza delle relazioni umane che creano UNIONE POPOLARE…

Alfonso Navarra – [email protected] (www.osmdpn.it)

 

 

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