Daniel J. Berrigan, il prete pacifista, muore a 94 anni | Daniel Lewis


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Si è spento il 30 aprile scorso, a 94 anni, padre Daniel Berrigan, gesuita statunitense, noto per la sua strenua lotta contro la guerra, condotta anche con eclatanti azioni di disobbedienza civile.

Fin dagli anni sessanta divenne famoso come prete impegnato in una contestazione radicale del sistema militare industriale degli USA.

Ordinato prete nel 1952, dopo aver studiato in un seminario dei gesuiti a New York, Daniel era stato inviato per un anno in Francia, dove aveva incontrato alcuni preti operai che gli avevano dato “un’idea concreta di come la chiesa avrebbe dovuto essere”, come egli stesso scrisse.

Rientrato negli USA, aveva insegnato per alcuni anni alla Preparatory School dei gesuiti a Brooklyn e poi , dal 1957 al 1963, al Le Moyne College di Syracuse, come docente di studi neo testamentari. Amato dai suoi studenti, fu presto avversato dal cardinale Spellman di New York, noto per le sue posizioni conservatrici, che lo esiliò nel 1965, in seguito alle sue attività in gruppi come il movimento dei “Religiosi e laici impegnati per il Vietnam” e soprattutto dopo che un giovane da lui appena conosciuto, La Porte, si era dato fuoco per protesta davanti all’edificio delle Nazioni Unite nel novembre del 1965.

Accusato di essere coinvolto in quella terribile decisione, fu allontanato e inviato in missione in Sud America, da cui però tornò dopo soli tre mesi, per le proteste in sua difesa di cattolici liberali, ancora più deciso e radicale di prima, grazie a ciò di cui era stato testimone in quella terra.

Grazie al suo impegno contro la guerra conobbe e divenne amico dell’attivista pacifista Dorothy Day, co-fondatrice del Catholic Worker Movement e del padre trappista Thomas Merton.

Il 17 maggio 1968, sei mesi dopo la morte di Martin Luther King, con altri nove attivisti, tra cui il fratello Philip, diede fuoco ai registri di coscrizione prelevati dagli uffici per il reclutamento di Catonsville, come atto dimostrativo contro la guerra del Vietnam, attendendo poi in preghiera i poliziotti che venivano ad arrestarli.

Dopo un processo che servì ad amplificare il loro messaggio pacifista, i fratelli Berrigan furono condannati a tre anni , da scontare nella prigione federale di Danbury

Uscito dal carcere nel 1972 riprese i suoi viaggi, andando in Medio Oriente, dove denunciò il militarismo israeliano e la repressione dei Palestinesi, attirandosi accuse di “anti-semitismo teologico di vecchio stampo”.

Anche in ambito cattolico continuò a subire critiche e contestazioni da parte di chi non condivideva le sue posizioni di radicalismo evangelico.

Risale agli anni ottanta un’altra clamorosa azione nonviolenta dei fratelli Berrigan che, con altri attivisti del Movimento Plowshares da loro fondato, entrarono nella fabbrica di testate nucleari della General Electics in Pennsylvania, gettando inchiostro rosso sui missili, a simboleggiare il sangue delle vittime di tutte le guerre.

Negli ultimi anni si era dedicato ad aiutare gli ammalati di AIDS a New York e nel 2012 era comparso a Zuccotti Park, a sostegno del movimento di Occupy Wall Street.

Era anche uno scrittore prolifico ed un poeta (lascia più di 50 libri tra cui diversi di poesia) e aveva vinto il premio Lamont Poetry Prize nel 1957. Tra i suoi testi, oltre ad una sua autobiografia, vi sono saggi di critica sociale e studi biblici, in particolare sui profeti dell’Antico Testamento.

Sintesi dall’articolo di Daniel Lewis – International New York Times, riportato in Trascend Media Service del 3 maggio 2016: Daniel Berrigan, Defiant Priest Who Preached Pacifism, Dies at 94
Traduzione di Angela Dogliotti per il Centro Studi Sereno Regis

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