Sostenibilità in pillole | Recensione di Cinzia Picchioni


EDA_132*185_capitolo_2livelliGianfranco Bologna, Sostenibilità in pillole, Edizioni Ambiente, Milano 2013, pp. 292, € 20,00, con la Prefazione di Piero Angela

«Perché una scienza della sostenibilità?
Il perché è ovvio: abbiamo un quesito fondamentale per tutta l’umanità, che dovrebbe essere posto al primo punto all’ordine del giorno delle agende politiche intrnazionali e al quale, invece, la politica e l’economia sembrano non prestare alcuna attenzione: “È possibile consentire uno stile di vita, quale quello medio degli abtanti dei paesi ricchi, all’intera popolazione mondiale attuale di più di sette miliardi e a quella prevista per il 2050, che dovrebbe essere più di nove miliardi?” La comunità scientifica […] è da tempo ben chiara su questo punto. La risposta è: no, non è possibile», p. 61.

Bene, chiarito questo punto, veniamo al libro – se mai a qualcuno fosse venuto in mente di dire: «Un altro libro sulla sostenibilità?» «Altre “Pillole”, oltre quelle che leggiamo ogni settimana nel sito del Centro Studi Sereno Regis?» Ebbene sì, perché questo libro è fondamentale – e ben fatto – per chiunque si occupi del mega-tema «sostenibilità», a partire dalla definizione del termine:
«Molti pensano, per esempio, che sostenibilità voglia dire semplicemente ridurre le emissioni di gas serra che modificano la composizione chimica dell’atmosfera incrementando l’effetto serra naturale e provocando così l’attuale riscaldamento climatico. Altr pesnano che sostenibilità equivalga a differenziare i propri rifiuti. Altri ancora ritengono che per esere “sostenibili” sia necessario mangiare meno carne nel’arco della settimana o acquistare un’auto a basso consumo. […] Ma è necessario essere consapevoli che la sostenibilità non si esaursice in uno o più, pur significativi, semplici gesti. La sostenibilità ci impone una vera e propria trasformazione culturale: è infatti costituita da tanti elementi che devono sempre essere in connessione tra loro […]», p. 17.

Una pillola per ogni «male»
Quelle di cui parla il libro sono – anche – vere e proprie pillole: fin dalla copertina, dove campeggia un blister (verde, ovviamente) da cui sono uscite le pillole (verdi pure loro), che ritroviamo disseminate per tutto il libro, con un fondino grigio per vederle meglio e marchiate con la foto della pillola, sì, proprio quella con la righetta in mezzo…
Vi interessa la scienza? C’è un capitolo (e una o più pillole) che tratta i rapporti tra la sostenibilità e la scienza.
Vi interessa la resilienza? Idem.
L’economia è il vostro argomento preferito? C’è un capitolo intitolato La sostenibilità e l’economia (con all’interno alcune pillole…).
E così è per la Resilienza, la Popolazione, l’Energia, il Clima, la Biodiversità, gli Indicatori, l’Impronta (anzi le Impronte: ecologica, idrica, di carbonio, di azoto), il Cibo e molti altri argomenti. Tutti trattati allo stesso modo: con molti dati, moltissime Note e riferimenti a siti internet e/o altri libri e documenti. Molto, molto documentato e accurato, questo libro è davvero importante anche per insegnanti (penso alla geografia, ma anche alla chimica, alla fisica) e studenti.

Piero Angela dice…
Persino Piero Angela lo ritiene un libro importante, tanto che ne ha scritto la Prefazione, con parole inequivocabili:
«Stiamo vivendo un gigantesco fuori-sincrono […]: la nostra cultura è sfasata rispetto a quello che sta avvenendo nel mondo. Questoo fuori-sincrono riguarda in particolare il ritardo nel valutare le conseguenze dello sviluppo tecnologico, per gestirlo in modo più intelligente e consapevole». […] i problemi di cui parla quto libro sono propriole conseguenze dello squilibrio tra le macchine e i comportamenti. Macchine che hanno permesso una capacità straordinaria di cambiamento, e comportamenti che sono all’origine dei guasti che ben conosciamo, dove all’ignoranza si aggiungono il disinteresse, il mancaro rispetto delle regole, le devastazioni consapevoli ecc. E poi va anche detto che il futuro, in realtà, interessa poco… Siamo da sempre abituati a reagire ai pericoli che vediamo, non a quelli che non vediamo. […] conta molto di più il presente, con tutto quello che vogliamo avere. Domani, poi, si vedrà. Con questa mentalità è difficile preparare il futuro: per prevedere, provvedere e prevenire. Proprio per questo il libro di Gianfranco Bologna è molto prezioso: perché ci fa “vedere” meglio quali siano rischidi questo domani, con una gran quantità di dati e di studi […] tante altre “tessere”, tutte collegate tra loro, permettono di capire bene quali sono i pericoli che una gestione dissennata del sistema sta generando, e quali possono essere le strategie per affrontare un futuro così difficile», pp. 7 e ss.

A proposito di strategie
Ora viene la parte che mi piace di più: dopo i dati, i libri, gli studi, le pillole, lo «stato delle cose», ecco l’ultimo capitolo: La sostenibilità e i passi concreti per attuarla, i miei preferiti. L’elenco comincia dalle parole di Lester Brown: «ci stiamo vendendo il futuro», che aprono anche il primo capitolo del suo libro Piano B 4.0. Il Piano B sarebbe da attuare «per spostare le nostre società dall’attuale sentiero che ci sta conducendo al declino e al collasso a un nuovo percorso che tenga finalmente in conto la natura, le sue risorse, i valori umani, la dimensione etica dell’esistenza, delle relazioni sociali ecc.», p. 264. E poi una caterva di dati e cifre (espresse in dollari) da cui si ricava che basterebbero 185 miliardi all’anno per il ripristino sociale ed ecologico del pianeta (perché, giustamente, «uno sforzo per eliminare la povertà a cui non si accompagni il risanamento del nostro pianeta Terra è destinato a fallire», p. 164). La cifra corrisponde al 12% delle spese militari globali e al 28% di quelle americane. Slogan? «Meno guerra, più Terra», inventato lapperlà, mentre scrivo. A me sembra facile, anche a voi?

A proposito di connessioni
«Per esempio, l’aumento dell’efficienza energetica che fa diminuire la dipendenza dal petrolio può anche ridurre le emissioni e l’inquinamento dell’aria. Sradicare la povertà aiuta a stabilizzare la popolazione. La riforestazione favorisce il sequestro d carbonio, accelera il ripristino degli acquiferi, conserva la biodiversità […] e riduce l’erosione del suolo» (p. 264), perché, come dicono i Lakota, «Tutto è collegato» (Mitakuye Oyasin), e con 185 miliardi all’anno «sarebbe possibile eliminare la fame, l’analfabetismo, le malattie e la povertà e rirpistinare i suoli, le foreste e le riserve ittiche del pianeta […] Si tratta solo di uno spostamento delle imposte e non di un aggravarsi della tassazione cmplessiva[…] », p. 265.

16 azioni, 5 àmbiti
Ma non contento, Gianfranco Bologna conclude con indicazioni ancora più precise di «ridurre le spese militari», chiamandole Cose da fare (p. 267), in un elenco al cui interno ciascuno di noi può scegliere l’àmbito che più gli compete e partire. Le chiama «azioni prioritarie», e mi sembrano tutte prioritarie, anche se l’elenco è per forza in successione. Quindi, più come i raggi di una ruota che come dei gradini dovrebbero partire contemporaneamente dal centro del Piano B le 16 azioni suddivise in questi 5 àmbiti (che non a caso non sono numerati, ma contraddistinti da una lettera, perché non sono «in ordine di priorità», ma da farsi contemporaneamente:
a. PRESERVARE IL CAPITALE NATURALE
b. MIGLIORAE LA PRODUZIONE
c. CONSUMARE IN MANIERA SAGGIA
d. RIORIENTARE I FLUSSI FINANZIARI
e. GESTIRE LE RISORSE IN MANIERA EQUA

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