Le sfide del Sudan del Sud: come documentare la guerra e i suoi crimini? | Fonte: Insight On Conflict


19 aprile 2016: Una recente ricerca evidenzia alcuni dei peggiori abusi fra i tanti che si sono verificati nel Sudan del Sud. Ma quando le stesse indagini dell’ONU non possono essere usate come prova, come si può assicurare che sia fatta giustizia per le vittime ed i colpevoli? Due ricercatori sul Sudan del Sud ne discutono le difficoltà.

Peacekeepers nepalesi nel Sudan del Sud. La missione delle Nazioni Unite nel Sudan del Sud ha documentato abusi nel paese, ma è improbabile che le prove raccolte siano sufficienti per giungere a delle condanne. Foto: United Nations Photo.

Nessuno sa quante persone siano state uccise nel Sudan del Sud

Nessuno sa quante persone siano state uccise dallo scoppio della guerra civile nel Sudan del Sud, nel dicembre 2013. Alcuni hanno ipotizzato, come tentativo, che il tributo di morte sia ora paragonabile a quello della Siria, che è stata in guerra per un periodo di tempo doppio – e ha ricevuto un’attenzione del pubblico di gran lunga maggiore.

Ciò che, tuttavia, sappiamo per certo, in base ai risultati del lavoro di documentazione sui diritti umani svolto nel Sudan del Sud negli ultimi anni, è che il dolore individuale e collettivo patito dal popolo sud-sudanese è immenso. Il mese scorso, la Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto che descrive in dettaglio i gravi abusi dei diritti umani e le violazioni del diritto internazionale umanitario avvenuti nel Sudan del Sud per tutto il 2015. Questo rapporto segue da vicino gli altri della Missione delle Nazioni Unite nel Sudan del Sud (UNMISS) e quello, molto anticipato e pesantemente ritardato, della Commissione d’Inchiesta dell’Unione Africana (AUCOI), che copriva il periodo dal dicembre 2013 al settembre 2014, ma che, a causa di pressioni politiche, è stato rilasciato solo nell’ottobre 2015.

Organizzazioni e ricercatori internazionali e sud-sudanesi – noi compresi – hanno anche cercato di colmare l’evidente deficit di informazioni e documentazione accurate sui danni di questa guerra e di capirne non solo gli effetti, ma anche le cause. In un ambiente che ha sperimentato crescenti restrizioni della libertà di movimento ed espressione, comprese violente minacce, intimidazioni e deliberati ostacoli ai media e ai ricercatori, questo lavoro non è facile, ma proprio per questo importantissimo.

Una moltitudine di violazioni. La litania degli abusi assomiglia ad una fedina penale delle guerre civili

L’ultimo rapporto delle Nazioni Uniti analizza un grande numero di violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse da tutte le parti dell’attuale conflitto, dalla distruzione di interi villaggi e mezzi di sostentamento da parte dell’esercito regolare del Sudan del Sud, lo SPLA, e delle milizie sue alleate, fino al reclutamento di massa di bambini soldato da parte dello SPLA e dell’opposizione ribelle, lo SPLA-IO.

La litania degli abusi assomiglia ad una fedina penale delle guerre civili mondiali: uccisioni di massa, detenzioni forzate ed arbitrarie, tortura, discriminazioni etniche, popolazioni affamate deliberatamente, civili terrorizzati. In particolare, il rapporto delle Nazioni Unite descrive prove dettagliate di crimini contro l’umanità commessi dallo SPLA e milizie alleate nello stato sud-sudanese di Unità durante un’offensiva militare nella primavera 2015. Il rapporto ha anche fatto luce sulla diffusione del conflitto dalle regioni settentrionali del Paese, ricche di petrolio, alla regione meridionale di Equatoria, che finora era stata relativamente sicura e stabile, ma che adesso è assediata dalla violenza.

Le città di Equatoria, comprese Mundri, Maridi e Wonduruba, hanno visto evacuazioni forzate di migliaia di persone, distruzione delle proprietà, rapimento di civili e popolazioni terrorizzate, perché lo SPLA cerca di indebolire i nascenti gruppi di milizie locali e i loro collegamenti con i ribelli dello SPLA-IO.

Inoltre, il rapporto delle Nazioni Unite è una delle numerose ricerche che hanno messo a nudo la tendenza per cui questa guerra forse è diventata più conosciuta: la violenza sessuale e di genere. Infatti, in un recente progetto di ricerca portato avanti da ricercatori locali ed internazionali, è stato rivelato che lo stupro è una pratica comune nel conflitto. Alcune delle donne intervistate per la ricerca hanno parlato della scelta straziante fra l’essere stuprate o uccise. Come ci ha riferito una donna, che ora vive in un centro per la Protezione dei Civili delle Nazioni Unite (UN POC) nella capitale Juba: “La cosa migliore che esse potessero fare era dare il loro corpo per poter sopravvivere e non essere uccise”.

La violenza sessuale nel Sudan del Sud. C’è una massiccia mancanza di denunce dovuta allo stigma sociale

Mentre molta della violenza sessuale osservata nel conflitto attuale sembra essere parte di qualche tipo di azione mirata a livello collettivo, la ricerca evidenzia anche i diversi scopi perseguiti con i crimini sessuali nell’attuale guerra civile in Sudan del Sud. La violenza sulle donne da parte di uomini armati al di fuori del perimetro dei centri UN POC, per esempio, è stata attribuita sia alla volontà di intimidire le popolazioni, con l’intenzione di mantenerle sfollate, sia alle azioni occasionali di reclute indisciplinate. La ricerca ha anche menzionato la possibilità che i “campi di stupro”, allestiti nel sud dello stato di Unità durante l’offensiva governativa del 2015 (evidenziato anche nel rapporto delle Nazioni Unite), potrebbero essere stati usati per incentivare la partecipazione ed il reclutamento nei gruppi armati, in uno scenario di collasso economico.

Nonostante la massiccia mancanza di denunce dovuta allo stigma sociale, la ricerca ha anche trattato la vittimizzazione sessuale di uomini e ragazzi nel corso dei combattimenti, indicando sia stupri maschili sia la castrazione di giovani ragazzi. Finora gli sforzi sia del governo sud-sudanese sia dello SPLA-IO di indagare, documentare ed imporre l’assunzione della responsabilità degli atti commessi sotto il loro controllo sono stati, secondo molti resoconti, terribilmente scarsi. Il rapporto delle Nazioni Unite afferma che “non c’è prova o informazione pubblicamente disponibile di alcuno sincero sforzo del Governo per accertare le responsabilità, o dei risultati di questi sforzi di indagare, perseguire o punire queste violazioni”. Analogamente, anche lo SPLA-IO non è riuscito a fornire all’AUCOI un rapporto di indagine a lungo promesso.

La nostra ricerca, fra le altre, ha trovato che questo vuoto di responsabilità è rafforzato da un sistema giudiziario nazionale con funzioni estremamente deboli, che lotta per essere indipendente di fronte ad una visibile politicizzazione e militarizzazione, ed è incline a commettere esso stesso abusi. L’Accordo per una Pace di Compromesso, firmato da entrambe le parti in agosto 2015, stabilisce un insieme di misure che il (non ancora formato) Governo Provvisorio dovrebbe adottare per accertare le responsabilità. Fra queste, è compresa una Hybrid Court per i procedimenti penali, che cerca di superare gli ostacoli all’accertamento delle responsabilità, avvalendosi di esperti locali ed internazionali. Nel migliore dei casi, tuttavia, questa corte sarà in grado di esaminare solo una piccola parte del volume totale dei crimini commessi, lasciando che il resto venga trattato dalla giustizia nazionale e dai sistemi tradizionali di giustizia diffusi nel paese – o addirittura nemmeno preso in considerazione.

Sebbene la recente documentazione delle Nazioni Unite sui diritti umani, così come quella completata in precedenza dall’UNMISS e da altre organizzazioni, rappresenti uno sviluppo positivo nello svelare una parte di quanto è successo in questa guerra, le sue scoperte di gravi violazioni dei diritti umani, possibili crimini di guerra e contro l’umanità non assicurano in alcun modo che tali crimini verranno perseguiti dalla Corte Ibrida o da altri tribunali internazionali.

Ostacoli all’accertamento delle responsabilità. L’ostacolo maggiore è – come altrove – la politica

Ovviamente, l’ostacolo maggiore all’accertamento delle responsabilità sarà inevitabilmente – come lo è stato in così tanti casi in Africa ed altrove – la politica. A parte ciò, questo processo affronterà ulteriori impedimenti legali lungo il suo cammino. Anche se è raramente spiegato in maniera esplicita, le indagini sui diritti umani portate avanti dall’UNMISS non sono considerate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – e possiamo supporre anche da altre istituzioni giudiziarie internazionali – come un adeguato standard di prova per permettere sanzioni penali. Anche il recente rapporto delle Nazioni Unite afferma, con una certa ambiguità, che lo standard di prova fornito nel rapporto è sufficiente solo per “richiedere un’indagine giudiziaria sulle violazioni e sugli abusi” – in altre parole, esso può attirare l’attenzione su alcuni aspetti che meritano indagini, ma non è considerato come prova in sé. Le indagini da parte di altre organizzazioni per i diritti umani, per quanto complete, avranno ancora meno peso in tribunale.

Inoltre, come detto in precedenza in relazione alla violenza sessuale nell’attuale conflitto, le violazioni come quelle citate nel rapporto delle Nazioni Unite sono spesso usate per vari scopi da chi commette gli abusi. Nonostante il luogo comune, usato in tempo di guerra, di violenza sessuale come “arma di guerra” o tattica di terrore, la violenza sessuale, come qualsiasi altra forma di violenza, non è solo frutto di una strategia preordinata. Mentre ci sono prove che suggeriscono che reati come la violenza sessuale sono stati usati come strategia, per esempio a Bentiu, nello stato di Unità, in aprile 2014, dove, secondo quanto è stato riportato, le forze di opposizione usarono la stazione radio locale per incitare allo stupro, altre volte la violenza sessuale sembra essere molto più indiscriminata, il risultato dell’indisciplina o una ricompensa per i soldati semplici per aver partecipato alla guerra.

È importante riconoscere ciò, perché significa che le ulteriori indagini e procedimenti dovranno cercare prove ulteriori, oltre a quelle di una esplicita strategia di stupro per fini bellici. Infine, nonostante la focalizzazione quasi esclusiva sulla violenza sessuale da parte di gruppi armati durante il conflitto, occorre anche porre attenzione ai vari abusi sessuali o di genere che le sud-sudanesi sperimentano quotidianamente, come i matrimoni forzati e precoci, la violenza domestica e lo stupro coniugale. Infatti, la stessa ricerca citata precedentemente ha notato che, mentre un certo numero di partecipanti alla ricerca parlavano di violenza sessuale da parte forze governative o dello SPLA-IO, spesso le loro principali preoccupazioni riguardo la sicurezza dalla violenza sessuale o di genere riflettevano altre forme di danni, meno pubblicizzate. È di cruciale importanza che gli abusi dei diritti umani, come quelli evidenziati nel rapporto delle Nazioni Unite, siano considerati in qualsiasi processo di accertamento delle responsabilità; i risultati della nostra ricerca evidenziano inoltre che è importante ricercare le responsabilità anche per le esperienze di ingiustizia quotidiane, per assicurare che tutti i superstiti della violenza possano chiedere un risarcimento.


Titolo originale: The challenges of South Sudan: how to document the war and its crimes?
Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis

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