La violenza tra gruppi sociali nella comunità e la smobilitazione delle campagne di protesta | Tijen Demirel-Pegg


/nas/content/live/cssr/wp content/uploads/2016/04/FergusonReact 1570 mh


Le uccisioni di Michael Brown1 a Ferguson ed Eric Garner2 a New York – e la successiva mancata incriminazione degli ufficiali di polizia che li avevano uccisi, nel 2014 – hanno generato enorme indignazione negli Sati Uniti. Mentre proteste su vasta scala venivano organizzate in numerose città, lasciando gli esperti a chiedersi se il movimento Black Lives Matter stesse trasformandosi in un nuovo movimento per i diritti civili3, si verificò un fatto inaspettato: due poliziotti furono colpiti a morte4 a New York il 20 dicembre 2014 da un uomo che era stato presumibilmente molto indignato dai casi di Brown and Garner. Lo slancio del Movimento Black Lives Matter nella città di New York si spense, perché l’uccisione dei poliziotti innescò una risposta repressiva contro le dimostrazioni.

Le proteste di solito attirano più pubblico e suscitano l’interesse degli studiosi quando aumentano di dimensioni o intensità, e minacciano i regimi esistenti. Ci capita di rado di sentire parlare di proteste che avevano la potenzialità di ottenere significative concessioni dal governo, ma che hanno smobilitato prematuramente. E’ vero comunque che ogni campagna di protesta, anche di successo, alla fine smobilita. Alcuni studiosi hanno individuato dei fattori che a livello individuale, o di organizzazione, o di stato possono ridurre le risorse di una campagna e la sua capacità di trovare sostegno. Per esempio, le persone coinvolte nella protesta possono abbandonare per esaurimento5, o per la necessità di tornare ai loro impegni quotidiani. E’ anche possibile che il governo faccia delle concessioni all’ala moderata della campagna, ed eserciti una repressione dei confronti delle frange più radicali, con l’intento di polarizzare i campi e indebolire la campagna.

Talvolta invece le proteste smobilitano a causa di un evento inaspettato. Noi generalmente diamo per scontato che sia i leaders delle campagne di protesta, sia il governo abbiano un buon controllo sulle dinamiche delle proteste. Tuttavia le campagne di protesta sono eventi complessi, che spesso vengono plasmati da una serie di fattori che non sono necessariamente sotto il controllo degli attori principali.

In un recente articolo di International Interactions6 metto in evidenza che la violenza tra gruppi sociali nell’Assam (India) è stato un evento critico che ha portato al collasso quella che era stata una campagna di protesta ampiamente sostenuta.   Più specificamente, alcuni individui di etnia assamese hanno attaccato e ucciso degli immigrati musulmani in aree rurali durante delle elezioni molto controverse che i leaders della campagna avevano boicottato. Manifestazioni di protesta in società con divisioni etniche sono particolarmente inclini a degenerare perché hanno la potenzialità di scatenare violenze non previste o non organizzate all’interno della società stessa.

riso_assam

In società in cui le divisioni interne sono significative, i leaders dell’opposizione cercano di estendere la base della resistenza includendo nel movimento membri di diversi gruppi etnici. Ma proprio questa inclusione7 può rendere precaria l’unità della campagna, soprattutto se le attività previste nella campagna mettono in evidenza separazioni etniche8. Azioni di massa possono esasperare le tensioni, provocando paura e rabbia tra i diversi gruppi coinvolti. Quando un gruppo etnico si dimostra forte e partecipa in massa, gli altri si sentono minacciati, soprattutto se i toni della protesta hanno implicazioni etniche.

Quando avvengono questa forme di violenza tra gruppi sociali i leaders della campagna cercano di mantenere l’unità del movimento, evitando di mettere in atto strategie che possano esasperare le tensioni etniche. Le élites al governo di solito riaffermano la loro autorità, e criticano i leaders della campagna accusandoli di portare richieste politiche che riguardano questioni etniche. Inoltre, spesso fanno pressione sui leaders e chiedono loro di interrompere le proteste, per impedire lo scoppio di ulteriori violenze. Di fronte a simili situazioni, spesso i leaders rinunciano a organizzare delle proteste.[…]

Per illustrare queste dinamiche ho esaminato la campagna di protesta contro gli stranieri9 nello stato etnicamente eterogeneo dell’Assam, India, da gennaio 1979 ad agosto 1985. I miei risultati forniscono prove convincenti del ruolo che ha svolto la violenza tra gruppi sociali nel ridurre l’efficacia delle campagne di protesta.[…]

Le implicazioni politiche della campagna di protesta nell’Assam sono allarmanti. In società etnicamente divise, proteste che mettono in evidenza delle differenze etniche possono avere violente conseguenze non intenzionali, e possono peggiorare le separazioni sociali. Gli Stati dovrebbero essere consapevoli di questo rischio, e valutare attentamente i costi che possono derivare dalla repressione o dall’incoraggiamento, prendendo in considerazione l’eventualità di violenze inter-etniche su larga scala. Chi organizza le proteste, dal canto suo, deve mettere in campo strategie che impediscano l’escalation della tensione inter-etnica. […]


Politicalviolenceataglance, April 20, 2016
Titolo originale: Communal Violence and the Demobilization of Protest Campaigns
https://politicalviolenceataglance.org/2016/04/20/communal-violence-and-the-demobilization-of-protest-campaigns/
Traduzione e sintesi di Elena Camino per il Centro Studi Sereno Regis

(I responsabili del sito sono tutti studiosi di scienze politiche: Barbara F. Walter, Università della California, San Diego; Erica Chenoweth, Università di Denver; Will H. Moore, Arizona State University; Joe Young, American University. Insieme pubblicano questo blog per offrire analisi semplici e dirette di forme di violenza politica nel mondo)

Tijen Demirel-Pegg è ricercatrice nel Dipartimento di Scienze Politiche all’ Indiana University-Purdue (University Indianapolis).


5 Power in Movement Social Movements and Contentious Politics. Cambridge Univerity Press, 2012. http://ebooks.cambridge.org/ebook.jsf?bid=CBO9780511813245

6 The Dynamics of the Demobilization of the Protest Campaign in Assam http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/03050629.2016.1128430

7 The Deadly Ethnic Riot Donald L. Horowitz, Unversity of California Press, 2003. http://www.ucpress.edu/book.php?isbn=9780520236424

8 Community and consent Unarmed insurrections in non-democracies, di Isak Svensson e Mathilda Lindgren, http://ejt.sagepub.com/content/17/1/97.abstract

9 Si trattava degli immigranti illegali, che i leaders della campagna chiedevano di cancellare dalle liste elettorali e di rimandare in Bangladesh

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *