Economia mondiale: che aspettarsi?* | Johan Galtung

Washington, DC – La Gran Veduta è sull’Occidente che arranca, euro e sterlina in basso con tassi di crescita miserevoli; dollaro e tasso di crescita USA meglio ma erratici; Cina, India, Islam in crescita, Latin-America (CELAC) che armonizza la propria azione e probabilmente cresce.  Questo importa per gli USA essenzialmente in fallimento: Cina, India, Islam, CELAC sono enormi potenze con enormi minoranze negli USA: potrebbero entrarci, assumere il controllo. La predizione della settimana scorsa sulla politica estera di Trump s’è avverata il giorno dopo (Washington Post 22.03.16): meno guerre, non ce le si può permettere, meno NATO, lo faccia l’Europa, niente costituzione di nazioni, costituiamo la nostra. Trump venne allora tacciato di “isolazionista” con l’incapacità USA di una terza opzione: politica estera mediante il proporsi pacificamente.

Diagnosi: Qualunque economia ha due linee di frattura fondamentali: fra classi sociali alte e basse, con disuguaglianze da sfruttamento; fra economia reale e finanziaria, con crisi da speculazione. La LEAP Press Review [Rassegna stampa LEAP]([email protected] 17.02.16) coglie “qualcosa di grosso [che] stava per accadere” al febbraio 2006: niente più pubblicazione di M3 (stampa di cartamoneta); la borsa valori dell’Iran basata sull’euro, l’Iraq a ruota (invasione). E prima di ciò, l’industria manifatturiera del resto del mondo, più possente di quella occidentale. Dapprima lenta a configurarsi, poi però veloce; e lascia gli USA con [solo] agricoltura e speculazione, magari con un seguito di Regno Unito esule dalla UE.

Martin Wolf (Financial Times, [email protected] 24.02.16) indica l’esaurimento mondiale della “politica monetaria 1,2” – interessi minori, stampa di denaro – e invoca la nº 3: maggiore spesa, meno risparmio, per battere la “crisi cronica di domanda”. Un flop completo: date le disuguaglianze e le crisi, si risparmierà per far fronte ai tempi peggiori e per i figli, anziché spendere senza necessità, e per non accumulare debiti per i discendenti.

Joseph Stiglitz (v. sopra) si spiega così: “Le banche scelgono la speculazione finanziaria piuttosto che far prestiti [per la] crescita economica”. La riserva di denaro “ha stimolato bruschi aumenti nella redditività del settore finanziario”.

Rune Skarstein, il maggiore economista globale norvegese, si focalizza sull’effetto locomotiva che slitta dell’economia cinese; con l’acquisto di risorse da paesi in via di sviluppo, la concessione di credito a buon mercato ai paesi sviluppati indebitati dal salvataggio delle banche in fallimento (e vendendo merci di consumo a buon mercato che alleviano le politiche d’austerità).  Nondimeno, perché fidarsi ciecamnete di una Cina che potrebbe cambiare politica economica, anche negli USA? (Klassekampen 02.03.16, per punti analoghi, v. INYT 11.01.16).

Paul Buchheit (Nation of Change 09.12.13), “Tre modi in cui i super-ricchi succhiano ricchezza dal resto di noi”, sulla quantità e i meccanismi coinvolti: dalla recessione del 2008 alla fine del 2013 “per il 5% dei cittadini USA più ricchi (6 milioni di nuclei famigliari) 10 dei 15 trilioni di $ posseduti provengono da guadagni in borsa anziché da attività che creano occupazione” (The Nation, 07.03. 16, pp. 13-16, con cifre anche più scandalose, come pure l’OXFAM Briefing Paper “An Economy for the 1%”, 18.01.16).

Il mercato speculativo dei derivati è aumentato a oltre 1 quadrilione di $ – 20 volte più dell’ economia [reale] mondiale – con gli USA che tirano l’espansione di questa grossa bolla di ricchezza – la disuguaglianza globale fra piuttosto che entro i vari paesi è diventata anche peggio che per qualunque singolo paese: 250 individui hanno più denaro che mezzo mondo”.

La classe lavorativa non è remunerata per la produttività – l’industria finanziaria estrae ricchezza dalla società. Il reddito famigliare mediano è calato da $73.000 a $57.000 nel corso di 25 anni: un grave calo delle risorse di sostentamento.

Joseph Stiglitz, con una vita accademica spesa a studiare le disuguaglianze, viene riassunto in una rassegna di James Surowiecki (NYRB 24.09.15), conclusa con “alti tassi fiscali marginali sui ricchi e investimenti significativi in infrastrutture pubbliche, istruzione e tecnologia”. Però, i fondi generati in tal modo possono facilmente finire nel’“settore finanziario”.

Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Popolare Cinese: “L’obiettivo di crescita del 6.5-7% per il 2016 è stato stabilito in base alla crescita cinese del passato e il suo potenziale di crescita”. Con l’aggiunta “la Cina adesso cerca la crescita affidandosi di più sulla domanda interna, mentre l’export non è in grado di contribuire alla crescita come prima” (The Weekly Mirror, Nepal, 18. 03.16).

Più investimenti-consumi in Cina; più PIL, meno PNL, crescita; niente stampa di denaro-speculazione; massiccia creazione di posti di lavoro-investimenti-infrastrutture, massiccia disuguaglianza (per lo più territoriale), massiccia elevazione delle condizioni dei ceti più bassi, sul campo, localmente. Con “(ferro)vie della seta” per tutti.

Prognosi.  Larry Summers nel 2009 predisse “la nuova economia”: “La disoccupazione sarà normale – il mercato il centro dell’economia e della finanza – la previdenza sociale non sarà più una preoccupazione dell’economia”. Klaus Schwab, fondatore del Forum Economico Mondiale: “Fra un decennio i robot rappresenteranno il 52% della produzione industriale, rispetto all’attuale 12%”. (Roberto Savio, “Are We Entering a Long Term Stagnation?” [Stiamo entrando in una stagnazione di lungo periodo?] 17.03.16). Predizioni auto-realizzantisi di persone non toccate dai disastri sociali.

Terapia.  Gli USA appuntano le proprie speranze sul TPP(+TTIP), ma altri paesi si preoccupano molto del capitolo 28 sul “Regolamento delle dispute” a Washington, finora a favore degli USA; non neutralizza le visioni di Summers e Schwab.

Si vada dritti ai problemi basilari: speculazione e sfruttamento!

La speculazione basata sui derivati è un cancro economico USA che sta diffondendo metastasi per il mondo. Lo si criminalizzi, separando le banche di risparmio da quelle d’investimento, e quelle USA dal mondo; in mancanza di un tale intervento, si soffrano le crisi.

La disuguaglianza dovuta allo sfruttamento è incorporata nell’attuale “libero” mercato; un certo controllo statale è indispensabile. Anzi, meglio ancora, un controllo popolare alla radice. Quel che ha fatto la Cina nelle comunità più povere, l’Occidente lo può fare nelle aziende peggiori, boicottando le aziende con un rapporto fra il reddito dell’AD e quello dei dipendenti maggiore a 10, formando cooperative, condividendo benefici e rischi. Rivivacizzando tutti i settori economici, commerciando con tutti, dipendendo da nessuno.

Anthony Atkinson, Inequality: What Can Be Done? [Disuguaglianza: che si può fare] Harvard 2015, è splendido ma non riguardo a quanto detto sopra. Capital di Thomas Piketty si affida molto alla tassazione dei ricchi, come la gran parte degli economisti – un approccio negativo. Un’economia più verde è altrettanto indispensabile per la natura che combattere speculazione e sfruttamento per gli umani. Abbiamo bisogno di tutt’e tre, non di due, o uno.

E papa Francesco li ha trattati tutti nella Laudato Si’. Una gran forza.


NOTA:

* Il lettore troverà molto altro in Johan Galtung, Peace Economics, TRANSCEND University Press 2012.


 

Nº 421, 28 Marzo 2016
Titolo originale: World Economy, What Next?*
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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