Armi nucleari… punti di vista diversi! | Elena Camino

 

Tecno-scienza del presente

Sul numero 6278 della prestigiosa rivista scientifica Science (vol. 31, pag. 1138-1140, 11 marzo 2016), a firma di Richard Stone, è stato pubblicato un articolo dal titolo “Chi ha lanciato la bomba?” [Who dropped the bomb?]. Traduco il sommario e alcune frasi del testo.

Molti esperti ritengono che sia oggi più probabile che mai un attacco nucleare sul territorio degli Stati Uniti; lo scenario più accreditato è quello di una bomba che esploda in una città, in strada. La plausibile necessità di smascherare gli attentatori e predisporre una risposta efficace sta alimentando l’area emergente di coloro che si occupano di aspetti legali ‘post-esplosivi’ (postdetonation forensic…).

Gli scienziati stanno mettendo a punto nuovi sensori, producendo ricadute radioattive artificiali per rifinire raffinate tecniche analitiche e studiare come la vetrificazione prodotta dal calore di un’esplosione atomica potrebbe variare a seconda della natura della bomba e della città in cui esplodesse. ‘Descreet Oculus’, una matrice di sensori che potrebbero registrare dati durante un attacco nucleare su una città USA, è stato oggetto di sperimentazione per la prima volta l’estate scorsa.

Insieme all’emissione di luce, a onde sismiche, a spostamenti d’aria e a infrasuoni, le esplosioni atomiche liberano anche un impulso elettromagnetico intensissimo che contiene raggi gamma, raggi X e onde radio, e che immediatamente mette fuori uso tutte le apparecchiature elettroniche presenti nelle vicinanze. Tutte queste onde possono fornire informazioni sul tipo di bomba e sulla sua natura. Negli anni 1940 gli scienziati iniziarono a progettare dei sensori in grado di rilevare quei segnali: soprattutto nel sito sperimentale del Nevada, dove gli USA fecero esplodere 928 bombe.

attacchi nucleari 01

Questa rete di sensori (Descreet Oculus) è già in fase di installazione – a titolo sperimentale – in numerose città USA: si prevede di renderle operative e di assegnarle al comando aereo USA entro il 2018. E’ in fase di costruzione anche una versione portatile chiamata Minikin Echo, che potrebbe essere installata in occasione di eventi particolari, come le Olimpiadi. Sebbene questa apparecchiatura possa dare informazioni su come è stata progettata la bomba, non è detto che questo sia sufficiente per smascherare i colpevoli. Una bomba all’uranio fatta esplodere da un colpo di fucile, per esempio, potrebbe essere confezionata da vari gruppi terroristici in possesso di una modesta competenza tecnologica, come l’ISIS, purché avesse messo mano a parecchi kili di uranio arricchito.

Se queste frasi non fossero pubblicate su Science sarebbe ragionevole pensare che si tratti di un racconto di fantascienza. Invece i lettori hanno la conferma che tantissimo denaro, intelligenza, reti organizzative sono messi a disposizione di una impresa che ha come obiettivo quello di smascherare i colpevoli di una devastazione atomica. C’è da chiedersi se chi sarà sopravvissuto avrà questa tra le sue priorità … Di fronte alle enormi disponibilità finanziarie e tecnologiche dell’apparato militar-scientifico degli USA, piccoli gruppi di studiosi – con pochi mezzi – sono impegnati a far conoscere al pubblico i rischi degli armamenti nucleari, e a chiederne la totale abolizione. Uno di questi gruppi – Scientists for Global Responsibility – opera da molti anni in Gran Bretagna. Il lavoro del gruppo SGR è focalizzato su quattro temi principali: sicurezza e disarmo; cambiamento climatico ed energia (inclusa l’energia nucleare); il controllo della scienza e della tecnologia; le tecnologie emergenti. Sul sito di SGR sono disponibili molti documenti (articoli, presentazioni, dibattiti) che riguardano gli armamenti nucleari: la consistenza, i rischi, i possibili effetti. Riprendo qui – in forma riassunta – alcuni dati tratti da questi documenti.

SGR – Scienziati per la Responsabilità Globale

E’ una organizzazione inglese (SGR) indipendente (http://www.sgr.org.uk), che da molti anni è impegnata a denunciare i rischi dei conflitti armati e a promuovere ricerche e applicazioni tecnologiche in grado di contribuire alla pace, alla giustizia sociale, alla sostenibilità ambientale.

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Troppo vicini per stare tranquilli: casi di sfiorato uso del nucleare e opzioni per la politica1

L’autore mette in evidenza quanto il mondo è stato vicino a usare inavvertitamente armi nucleari negli ultimi 60 anni, e suggerisce alcune misure da mettere immediatamente in atto per ridurre i rischi.

Dal 1945 non sono più state fatte esplodere armi nucleari ad uso bellico. C’è il rischio però di compiacersi troppo di questo record di ‘non-uso’: se il rischio si definisce come il prodotto di probabilità x conseguenze, il rischio dell’uso di armi nucleari è oggi molto più elevato di quanto pensavamo.

Un recente rapporto del Royal Institute of International Affairs di Londra riferisce di 13 situazioni – tra il 1962 e il 2002 – in cui si è arrivati inavvertitamente quasi a far uso di armi nucleari in seguito a calcoli sbagliati, comunicazioni errate o errori tecnici. Ciò che ha impedito di rendere operativo l’ordine in molte di queste situazioni è stato il ‘giudizio umano’, vale a dire l’intervento di individui che, sulla base di una valutazione prudente delle situazioni, e andando contro il protocollo, o hanno rifiutato l’autorizzazione al lancio oppure hanno ri-verificato la catena di informazioni che avrebbero portato all’uso di ordigni nucleari.

Gli effetti estremamente distruttivi delle armi nucleari2

I bollettini che aggiornano il pubblico su una serie di recenti conflitti armati – per esempio in Iraq e in Siria -presentano regolarmente scene di aree urbane devastate, che sono il risultato di attacchi aerei convenzionali, di colpi di mortaio e di artiglieria. Ma per quanto queste scene siano terribili, sono la conseguenza di mesi o di anni di scontri. Basterebbe un numero limitato di ordigni nucleari, o anche uno solo, per provocare una distruzione ben peggiore nel volgere di pochi secondi, con gravissime perdite di vite umane: nessuno infatti riuscirebbe a fuggire.

Oltre al loro potere distruttivo immediato, le armi nucleari provocano una intera varietà di impatti addizionali, La Tabella 1 presenta la lista degli impatti in ordine temporale. Come esempio di ordigno abbiamo scelto una singola testata nucleare di un missile Trident, con la potenza esplosiva equivalente di 100.000 tonnellate (100kT) di TNT (trinitrotoluene, o ‘tritolo’).

Tempo

Effetti

Distanza

Immediatamente

Un intenso impulso elettromagnetico
manda fuori uso gli apparati elettronici

Centinaia di miglia

Una violentissima esplosione di radiazione nucleare

Entro 1.5 km

Un lampo di luce accecante

Decine di km

Una palla di fuoco – ustioni gravi, vasti incendi e tempeste di fuoco

3 – 4 km

In pochi secondi

Un’onda d’urto supersonica distrugge gli edifici e uccide le persone

4 – 5 km

In poche ore

Il fallout radioattivo – che prosegue per anni

Decine di km sottovento

In ore o giorni

Gli esiti sulla testata nucleare: un fallout di lunghissima durata – richiede decenni per decadere

Centinaia di km

Da settimane a mesi

Varie forme di cancro e mutazioni genetiche

Centinaia di km

Negli anni

Nel caso di un ordigno che esplode a livello del suolo – livelli pericolosi di radiazione di fondo

Entro 1.5 km

Tabella 1. Impatti di un ordigno nucleare di 100kT

Ad eccezione dell’impulso elettromagnetico, tutti gli altri effetti provocano morte oppure ferite gravissime, inclusa la malattia da radiazioni, che porta alla morte entro una o due settimane all’evento.

La bomba che fu sganciata su Hiroshima (senza tener conto dell’elevata densità di popolazione del centro cittadino in quel periodo) uccise circa 140.000 persone: alcune all’istante, altre entro i successivi mesi. Le conseguenze del bombardamento furono attentamente monitorate per molti anni, e insieme alle informazioni ottenute dai test nucleari hanno permesso di sviluppare dei modelli matematici grazie ai quali è possibile stimare i morti e i feriti a diverse distanze da una ipotetica esplosione, per vari tipi di ordigni.

Uno studio recente ha analizzato gli impatti che provocherebbe una singola bomba da 100kT se fose sganciata sopra la città di Manchester (UK) : la ‘grande Manchester ‘ha una popolazione di 2,68 milioni di abitanti, ed è un esempio di una tipica città di media grandezza e media densità del mondo occidentale.

Zona

Distanza

(km)

Morti

Feriti

Feriti dall’esplosione

Distruzione completa

Fino a 1,8

39.000

Distruzione grave

1,8 – 3

34.000

27.000

7.000

Incendi estesi

Danni ingenti

3 – 5

9.000

85.000

94.000

Ustioni di terzo grado

Danni

5 – 8

100.000

300.000

Ustioni di secondo grado

Totals

82.000

212.000

401.000

Tabella 2. Stima delle conseguenze dell’esplosione di un ordigno nucleare da 100kT sganciato sulla città di Manchester

Se l’ordigno esplodesse al suolo, si stima che 40.000 persone morirebbero in conseguenza all’ esposizione alle radiazioni entro un periodo di due-tre settimane. Circa 695.000 persone si troverebbero di colpo senza casa, e le capacità di intervento degli ospedali sarebbe ridotta del 40% per la distruzione delle reti idriche, elettriche e di energia.

I detentori di armi nucleari

Attualmente la potenza distruttiva di ciascuno dei 9 Stati che possiedono armi nucleari (ad eccezione della Corea del Nord) è in grado da sola di provocare l’inverno nucleare3.

Paese

Testate nucleari
pronte al lancio

Armi nei depositi

 Russia

 1,780

2,720

 Stati Uniti

 2,080

2,620

 Francia

 290

10

 Cina

 0

250

 Gran Bretagna

150

65

 Israele

 0

80

 Pakistan

 0

100-120

 India

 0

90-110

 Corea del Nord

 0

<10

Totale

 4,300

6,000

Il movimento anti-nucleare dei ‘Plowshares’

Di fronte allo scenario fin qui tratteggiato può essere utile fare almeno un cenno a uno dei movimenti ‘storici’ di opposizione anti-nucleare, che ha scelto come nome il vomere (la lama affilata dell’aratro). Un articolo appena pubblicato sul Bollettino degli Scienziati Atomici contro la guerra4 traccia la storia di 35 anni di lotte.

L’autore, Paul Magno, spiega come mai il gruppo usa simboli come i martelli e il sangue umano per proporre il suo messaggio sul disarmo, sulle possibilità umane, sull’importanza di conservare fiducia nel futuro. Egli sostiene che le strategie messe in atto dal gruppo sono ancora significative per una nuova generazione di attivisti – come un modo per affrontare una minaccia mortale non solo per il futuro della specie umana, ma anche per i valori fondamentali dell’umanità.

L’Autore ripercorre la strada intrapresa dal gruppo e la sua personale avventura, e scrive questo articolo durante un viaggio che sta compiendo in Europa insieme a Suor Megan Rice, una dei tre attivisti che nel 2012 realizzarono l’impresa “Transform now Plowshares” che si proponeva di convertire immediatamente gli arsenali nucleari degli Stati Uniti in iniziative a fini pacifici.

Un mattino presto – era ancora buio – Megan Rice e altri due attivisti, Greg Boertje-Obed di Duluth, Minnesota (pacifista cristiano e pittore di case), e Michael Walli di Washington (un cattolico di 63 anni), riuscirono ad attraversare un terreno tra il perimetro del Complesso Y-12 di Sicurezza Nazionale a Oak Ridge, in Tennessee, e ad arrivare al Deposito di Materiali di Uranio Arricchito contenuto all’interno dell’area. Superarono tre barriere di sicurezza, lasciarono dei segni sull’edificio, per documentare la loro presenza, scrissero alcuni messaggi biblici con bombolette spray; versarono del sangue umano e usarono i martelli per danneggiare alcuni spigoli dell’edificio, come primo simbolico gesto in vista della demolizione.

Il Dipartimento dell’ Energia aveva fino ad allora vantato il livello di sicurezza di quel deposito, che veniva chiamato il “Fort Knox dell’ uranio”: si diceva che contenesse 400 tonnellate di uranio arricchito, una quantità sufficiente a costruire 10.000 ordigni nucleari.

Il successo dei tre attivisti nel rompere il velo di invincibilità del Complesso Y-12 allarmò i responsabili della sicurezza nazionale e portò al licenziamento di ufficiali e responsabili; furono convocate varie sedute del Congresso e fu ordinata la sospensione delle attività del Complesso per due settimane, allo scopo di verificare la situazione e migliorare le misure di sicurezza.

I tre attivisti furono denunciati per sabotaggio: la denuncia fu poi modificata nell’accusa di ‘danneggiamento di beni dello Stato’, che prevedeva detenzioni più lievi. Sono stati rilasciati nel maggio 2015, come illustra la foto qui sotto.

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L’articolo di Paul Magno – dopo aver ripercorso i 35 anni di storia dei Plowshares – si rivolge ai giovani: “se gli esseri umani perdono la loro capacità di agire con altruismo e con spirito di sacrificio a nome delle future generazioni, alla fine cederemo alle forze di morte”. Ma i miei amici attivisti e io stesso vogliamo tenere aperte le possibilità e il futuro: ciò che arriverà non sarà frutto di qualche invenzione politica o industriale, ma nascerà dall’interrogarci – nel nostro profondo – su ciò che intendiamo essere: una comunità amorevole che contesta gioiosamente un nemico spietato e triste – la tirannia nucleare, con tutte le sue bugie e false promesse – e che sceglie la vita non solo per sé, ma per le generazioni future”.


Note

1 Too Close for Comfort: Cases of Near Nuclear Use and Options for Policy. Sasan Aghlani , SGR Newsletter no.43; online publication: 3 April 2015.

2 http://www.sgr.org.uk/resources/uk-nuclear-weapons-catastrophe-making#Extremely_destructive

3 In conseguenza all’esplosione una gran quantità di detriti sollevati in aria sarebbe mantenuta in sospensione da venti e correnti atmosferiche, impedendo così ai raggi solari di attraversare l’atmosfera, inibendo quindi il riscaldamento della Terra e la crescita di organismi animali e vegetali.

4 Paul Magno (2016) The Plowshares anti-nuclear movement at 35: a next generation?, Bulletin of the Atomic Scientists, 72:2, 85-88, DOI: 10.1080/00963402.2016.1145904


 

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