Di francobolli e altre comodità


Quando vuoi vivere «semplicemente, per permettere agli altri semplicemente di vivere» devi cominciare a guardare le cose con altri occhi (o «occhiali», come quelli «di Gandhi» del Premio promosso dal Centro Studi Sereno Regis). In particolare si tratta di calcolare sempre l’impronta ecologica di ogni oggetto, azione, cibo, scelta che fa parte della vita di ciascuno/a di noi.

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Così facendo, l’altro giorno ho comperato dei francobolli. Sì, io scrivo lettere, biglietti, cartoline con il tradizionale metodo della posta, quella portata dal postino, quella timbrata dall’ufficio postale, quella che permette di provare un’emozione (quando poi, nei musei, troviamo esposte delle «vere» lettere di qualche personaggio famoso…).

Dunque compro dei francobolli e li guardo con la vista dellasemplicità volontaria (che è anche quella dell’impronta ecologica). Vedo un grande foglio, totalmente autoadesivo (e non solo sotto il francobollo). /nas/content/live/cssr/wp content/uploads/2016/03/leccare lecca francobollo fantozzi mail posta cartoline viaggio amarcod regole bon ton vintage non si dice piacere bon ton buone maniere galateoC’era una volta il francobollo di carta sottile, che bisognava leccare per attaccarlo (e aveva pure un buon sapore, anche se magari era un po’ «tossico»?), ed era attaccato ad altri francobolli, senza un bordino nel mezzo, ricordate?
Ora ogni francobollo ha un bordo+una fustellatura (per staccarlo)+una supercolla (che non si deve più leccare, ma chissà che robaccia chimica è… e se la respira chi lavora nelle stamperie). Così si toglie il francobollo e resta il bordo+altro bordo… che si butta via (io lo tengo per rinforzare a volte la chiusura di una busta, perché non va nemmeno bene per scrivere un piccola etichetta, è lucido e liscio!). Così: carta+stampa+colla per un prodotto di cui si usa i 2/3 e si butta l’1/3 restante. Perché? Perché è comodo.

Ecco la parolina magica: ho imparato, in questi anni di frequentazione della semplicità volontaria e del suo stile di vita, che quando sento «comodo» devo pensare «non semplice» e «impattante»; il primo aggettivo si riferisce che non è un caso se lo stile di vita gandhiano si è chiamato così (semplicità), e il secondo aggettivo si riferisce, come ho già scritto, all’impronta che lasciamo sul pianeta (cioè a tutti gli altri dopo di noi, se anche non vogliamo occuparci del «qui e ora» perché preferiamo noi, ora, stare «comodi»).

E per continuare con la posta dovrei spendere due parole anche sulle buste: avete presente? Ora quasi tutte le buste hanno quella striscia in più staccando la quale viene fuori la parte autoadesiva che si incolla. Così comoda!…. Ma dico io: era veramente difficile spalmare un po’ di colla e chiudere la busta? Ora, provate a spedire molte buste (come un indirizzario di un’associazione) e guardate quanto volume di rifiuti producono le strisce delle buste+quello dei bordi+bordi dei francobolli e pensate che prima non c’erano! L’impronta è più grande! I rifiuti sono di più!

Inoltre, capita sempre più spesso che arrivino delle buste con i francobolli non annullati (perché? Non chiedetemelo, altrimenti mi tocca parlare della «sciatteria» con cui mi sembra si facciano tutte le cose e tutti i lavori, complice la tecnologia, i correttori, il cellulare…). Quando capita, cerco di recuperarli; una volta era sufficiente immergere in acqua il pezzo di carta col francobollo attaccato e dopo pochi minuti il francobollo si staccava perfettamente ed era pronto per essere riutilizzato (segno che forse la colla che «si leccava» non era poi tanto chimica?); ora invece non c’è verso: immergi il francobollo nell’acqua e, prima di tutto non si stacca bene, e poi resta con la colla! Solo un po’ meno potente. Così non puoi riattaccarlo con la sua colla, perché non è abbastanza adesiva, e non puoi metterci dell’altra colla perché non aderisce bene! Che tutto questo sia stata un’idea di Poste italiane per evitare che si ri-utilizzino i francobolli?

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