Sahara Occidentale: una visione | Johan Galtung


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Alfaz, Spagna – Ai due estremi del Mediterraneo si combattono due guerre molto simili contro due popoli arabo-musulmani: i palestinesi in Palestina – ex-colonia inglese – dal 1948; e i sahrawi nel Sahara Occidentale – ex-colonia spagnola e tuttora tale, dal 1975, mentre moriva Franco.

          Gli aggressori sono rispettivamente l’ebraico Israele e gli arabi Marocco e Mauritania. Le ex-colonie furono consegnate l’una ad Israele dall’Inghilterra e l’altra al Marocco dalla Spagna (ambedue invitati a questo seminario, ma senza risposta); sostenuti rispettivamente dagli USA e da USA e Francia, due potenze del Consiglio di Sicurezza ONU con facoltà di veto. Israele reclama diritti millenari sulla terra, il Marocco diritti secolari. Le conquiste militari furono seguite da occupazione e annessione; profughi in campi in Giordania e Algeria; resistenza violenta e nonviolenta per l’indipendenza; contrastata da una guerra brutale al limite del genocidio, da torture, e da muri.

          L’obiettivo d’Israele e Marocco è il potere sovrano sulle terre conquistate, seppure con qualche limitata autonomia interna; insediamenti ebraici e marocchini; sfruttamento economico di manodopera e risorse. Le risoluzioni ONU e le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia non vi hanno alcun effetto: niente autodeterminazione.

          Non ci si può aspettare che l’Unione Europea – con 11 stati su 28 ex-potenze coloniali – eserciti pressioni sull’Inghilterra, né sulla Spagna e la Francia affinché “facciano qualcosa”, data la regola “Io non critico te, né tu me”.

          I colloqui intercorsi non sono approdati a un mutamento basilare dell’inaccettabile situazione. Altrettanto inaccettabile è la preoccupazione esclusiva per la violenza israeliana, non per quella marocchina, verso le sofferenze palestinesi, non quelle sahrawi. Ignoranza, non antisemitismo.

          Negli USA moltissimi sanno del Medio Oriente ma pochissimi di temi come quello trattato da Stephen Zunes su “Hillary Clinton, fosfati, e Sahara Occidentale”.

          La storia getta ombre cupe su entrambi. L’Occidente cristiano perse le Crociate fra il 1095 e il 1291; gli ebrei furono forse invitati a riconquistare Gerusalemme? L’Iberia cristiana divenne il Califfato di Córdoba nel 711, la riconquista fu completata nel 1492; i marocchini vengono usati contro i sahrawi antispagnoli?

          I casi legali contro la Spagna per negligenza di decolonizzazione, e contro il Marocco per la colonizzazione, sono molto forti. Ma bloccati.

          Le scuse della Spagna sarebbero d’aiuto, ma sono improbabili; il paese s’è perso nelle preoccupazioni per la transizione post-Franco. L’Italia si scusò nel 2011 per i propri bombardamenti da terrorismo di stato del 1911 sulle oasi in Libia, un genocidio: un secolo dopo, allorché i responsabili erano tutti morti: caso diverso quello spagnolo. L’Inghilterra ha effettivamente compensato i Kenyani in lotta contro il dominio coloniale degli anni 1950 – che lamentano di essere stati picchiati, torturati, stuprati, castrati – “deplorando che questi casi fossero avvenuti”, non scusandosene (IHT 7 giugno 2013).

          Si deve introdurre una nuova visione per sbloccare la situazione, per un futuro positivo che potrebbe essere accettabile a tutte le parti coinvolte. Ne sono parte all’estremità orientale la soluzione a due stati, e ad ovest l’indipendenza verso il loro ingombrante vicino. Ma in ambo i casi ci sono più paesi coinvolti, e i paesi occupati sono manipolabili.

          Un’indipendenza classica con una tale dipendenza reciproca non ha senso. La formula da applicare è una confederazione, una comunità. In Africa – 53 stati, 500 nazioni – non si mutino i confini; l’ha fatto il Marocco, contro il diritto internazionale. Li si apra!, per quelli che vogliono essere più vicini gli uni agli altri, e si facciano federazioni all’interno per coloro che vogliono starsene per conto proprio e non essere dominati da una sola nazione.

          Un’Unione West-Africana (UWA) dei quattro paesi interessati – Sahara Occidentale, Marocco, Mauritania, Algeria – con confini aperti, un’equa cooperazione economico-politica, e molta cultura condivisa, un giorno potrebbe essere attraente per tutt’e quattro. Con status di membro ONU per tutti, uguale autonomia in ambito UWA, e cooperazione e coordinamento basati sul consenso.

          Un modello: l’Unione Nordica (NU) di cinque paesi: Danimarca-Finlandia-Islanda-Norvegia-Svezia (con le rispettive periferie [Fær Œer, Groenlandia, …,NdT]) funziona molto bene su base consensuale, dopo secoli di conquiste e annessioni; e odio. Si prenda dall’Unione Europea un’architettura comprensiva di Consiglio dei Ministri per gli stati, una Commissione per le funzioni, un Tribunale, un Parlamento.

        Che per ciò ci voglia tempo è ovvio. Ma possono cominciare subito le riflessioni, imparando dall’ASEAN in quanto ad unità nella diversità.

          Che si può fare per accelerare la storia verso qualcosa di positivo come un’UWA – che s’espanderebbe, con nuove opportunità per tutt’e quattro?

          I sahrawi potrebbero imparare dai palestinesi a pensare localmente ed agire più globalmente. Il Sahara Occidentale dovrebbe essere riconosciuto dall’ONU, come la Palestina e il Vaticano, come stato osservatore non-membro, un giorno con la sua bandiera sul palazzo dell’ONU. E potrebbe anche essere riconosciuto dall’UNESCO; e da paesi progressisti come la Svezia e altri. Come per la Palestina, i parlamenti possono essere più avanti dei governi. Anche la Spagna, se – un grosso se – Podemos guadagna più seggi nelle elezioni nazionali del 26 giugno?

          C’è uno spirito di rinnovamento nelle Nazioni Unite, all’approssimarsi dei loro 70 anni. Un aspetto chiave è maggior potere per l’Assemblea Generale “che s’unisce per la pace” quando i veto del Consiglio di Sicurezza bloccano avanzamenti. L’associazione del Sahara, come nell’Unione Africana, dovrebbe essere possibile prima del 2020. Però è indispensabile più copertura mediatica, che oggi vuol dire Internet.

          Sarebbe utilissimo se Trump e Sanders menzionassero il caso, anche contestando a Hillary Clinton di aver ricevuto denaro dal Marocco e di lodare quello Stato, come parte della sua disastrosa politica estera. E Cuba, voce sempre più ascoltata, preferita alla Spagna dagli studenti sahrawi.

          BDS, boicottaggio-disinvestimento-sanzioni, non ha senso solo contro Israele e non invece contro il Marocco, iniziando con il boicottaggio di merci provenienti dai territori occupati-annessi. Tenendo però aperte linee di comunicazione per una reciproca ricerca di dialogo, non necessariamente con i governi bensì con la gente e le organizzazioni della società civile, meno tenute a regole formali. I marocchini asseriscono che l’opposizione al Marocco è organizzata e finanziata dall’Algeria per distruggerli; li si smentisca con fatti.

          Il Sahara Occidentale, “l’ultima colonia” è una vergogna inaccettabile per la Spagna; come la corruzione flagrante, che soffoca la democrazia. La si superi, aggiungendo alle sanzioni per i misfatti passati atti positivi per un futuro migliore. E, dando uno sguardo alla carta geografica: con un ruolo per le isole Canarie.


14 marzo 2016
Titolo originale: Western Sahara Occidental: A Vision
Traduzione di Franco Lovisolo e Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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