L’educazione trasformazionale: creare  cittadini impegnati | Ruth Needleman


Ana iniziò a lavorare a in un fabbrica di scarpe a Sapiranga, nel Brasile meridionale, quando aveva 11 anni. Ragazza madre, Ana ha lavorato 6 giorni alla settimana per 10 ore, per i successivi 30 anni. Suo figlio non poteva avere aiuto da lei per fare i compiti, perché Ana non aveva mai avuto la possibilità di frequentare la scuola. Si sentiva invisibile.

Dopo aver completato un Programma di Educazione del Sindacato dei Metalmeccanici delle durata di 3 mesi, per 5 sere alla settimana – il “Programma Integrato” –Anna ricevette una certificazione di scuola elementare, una formazione professionale insieme ad educazione al pensiero critico. Studiò: occupazione,  società urbana, nuova tecnologia, globalizzazione e sostenibilità dell’ambiente, e tutto dalla prospettiva del lavoro e dei lavoratori. Imparò   ricerca e sviluppo delle politiche,  si confrontò con i legislatori per chiedere un cambiamento.

Dopo aver conseguito il  diploma, Ana mi disse: “Ora sono qualcuno. Ora mio figlio mi parla.” L’orgoglio e la sicurezza in se stessa le illuminarono gli occhi.

Il programma che Ana frequentò era il prodotto di una collaborazione di molti anni tra lavoratori, persone con un impiego e disoccupate, educatori popolari e professori universitari, sponsorizzati dal Sindacato dei Metalmeccanici (CNM) nel Brasile Meridionale e designato principalmente per i lavoratori disoccupati e sottoccupati.

Il programma divenne parte dell’ “Istituto Integrar” o Istituto per l’Educazione Integrata.

Integrar era notevole a molteplici livelli. Il sindacato offriva gratuitamente questo corso a chi non era membro. Gli istruttori avevano messo in pratica la pedagogia trasformazionale per anni. Le classi erano costruite sul sapere personale dei partecipanti e della loro esperienza di vita, e le discipline erano integrate e applicate al servizio della creazione del sapere. Gli scopi erano: 1. Assicurare ai poveri e ai lavoratori disoccupati l’accesso al reddito; 2 Trasformare le vittime emarginate del neoliberalismo in cittadini e attivisti impegnati; e 3. Rafforzare i movimenti sociali in Brasile.

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Nessun paese è stato più influenzato dall’educatore e filosofo radicale Paulo Freire del Brasile, la sua nazione. Quello che Freire apprese facendo opera di alfabetizzazione tra le persone più povere del Nordest, lo portarono a chiedere il capovolgimento del sistema che provocava infelicità e oppressione a una maggioranza di brasiliani. Sebbene le sue idee continuassero a svilupparsi durante il suo lungo esilio all’epoca della dittatura militare brasiliana (1964-1988), la guerra di Freire contro il neoliberalismo non fece che  intensificarsi.

Per la pedagogia di Paulo Freire è fondamentale la considerazione che tutte le persone sono umane e che tutte hanno potenzialità uniche e culture differenti. Il processo di apprendimento, argomentava Freire, richiede che gli insegnanti apprendano quelle culture in modo che essi possano mettere in grado i partecipanti di riconoscere ed eliminare l’influenza del pensiero dominante (ideologia egemonica) che storicamente li paralizzava e li emarginava. L’élite al potere e le aziende transnazionali cioè l’1%, sosteneva Freire, hanno definito e controllano il mondo in cui viviamo: chi vince e chi perde.

Il cambiamento può arrivare soltanto dal basso verso l’alto e attraverso la “conscientizacao”  delle persone. La conscientizacao non è la coscienza; è il processo di diventare coscienti del proprio posto nel mondo e del modo in cui si può contribuire a cambiarlo. E’ un processo attivo, non uno stato di consapevolezza e neanche un risveglio momentaneo o improvviso.

Come scrive Freire: “In favore di che cosa, di chi e di quale sogno stiamo insegnando? Contro che cosa, e contro chi, e contro quale sogno stiamo insegnando?”

Insisteva che l’educazione deve occuparsi di cambiare in meglio il mondo e  di sapere da che parte si sta è un prerequisito. L’educazione,  ha sostenuto  in tutta la sua vita, non è e non può essere neutrale. O serve lo status quo o lo contesta con l’intento  di cambiare il sistema.

E’ probabilmente giusto dire che molti dei seguaci di Freire non comprendono o non accettano questo, o, se lo fanno non aderiscono a questo principio fondamentale nelle loro aule. Freire stesso divenne molto critico riguardo a coloro che si definivano suoi “seguaci.” Durante un seminario negli Stati Uniti disse che: “Il modo migliore per comprendermi è quello di reinventarmi e non di cercare adattarsi a me. L’esperienza non può essere esportata, può essere reinventata.” (Pedagogia della Solidarietà).

Coloro che impararono con lui in Brasile, che distinguono prontamente tra la prassi e le tecniche, comprendono il motivo per cui Freire definiva la sua pedagogia: critica, politica e ideologica [1]. Il Partito dei Lavoratori (PT) abbracciava questa educazione nei sui primi decenni; negli anni ’90 Paulo Freire tornò in Brasile come  Ministro del PT per l’Educazione dello Stato di San Paolo!

Negli scorsi 20 anni straordinari programmi educativi sono stati sviluppati, sperimentati e studiati da educatori che combattono anch’essi il neoliberalismo e che insegnano ai poveri a liberarsi dalle strutture e dalle idee di oppressione. L’innovazione pedagogica è stata,  in parte, salvata nel nome: “Educazione Integrata”. Questi programmi integrano l’alfabetizzazione, le abilità attitudinali e l’educazione al pensiero critico in ogni lezione. Il sindacato dei metalmeccanici ha fatto  lo sviluppo duraturo e  la revisione per creare un approccio completamente nuovo all’insegnamento, integrandolo e applicandolo alle discipline, in modo che gli allievi potessero comprendere il proprio posto nella società e nella storia. Invece di unità didattiche sulla matematica, la scienza o gli studi sociali, studiavano il lavoro, analizzando le radici della loro emarginazione, e della povertà e l’inquinamento delle loro comunità. Gli allievi perdevano  il loro senso di vittimizzazione per diventare autori del cambiamento nelle loro vite personali. Questa è stata l’esperienza di Ana. Integrar è stata, nel migliore dei casi, un’educazione sovversiva e fece importanti battaglie per ottenere l’appoggio dai sindacati, dai governi locali e dagli stati [2]. Durante i primi decenni (1980-2010), il Partito dei Lavoratori sostenne questa educazione a livello nazionale. Con il tempo, tuttavia, le istituzioni, dalle scuole e fino ai governi, si  opposero a molte di queste innovazioni rivoluzionarie oppure le rifiutarono. Gli insegnanti non volevano impartire questa istruzione inter-disciplinare così radicale. I governi ritornarono ai programmi professionali nonostante l’alto tasso di disoccupazione. I sindacati cominciarono a focalizzarsi sulle necessità più immediate dei loro membri.

Gli educatori che si dedicavano a Integrar non smisero di imparare dai programmi e di svilupparli, malgrado la crisi dei finanziamenti e del supporto. Il coordinatore convinto  Docimar Querubin, ha continuato a lavorare nella città di Canoas dove il governo radicale di Jairo Jorge insiste che i corsi di formazione professionale non possono creare cittadini impegnati, cosa che è la più necessaria per costruire la partecipazione democratica al governo.

Basandosi sulle necessità e sui contributo dell’industria locale, con la collaborazione della Petrobras, cioè la compagnia petrolifera del Brasile, il sindaco diede il via a un programma a livello cittadino noto come “La Città della Saldatura.” [3].

Nominò Docimar Querubin come coordinatore del programma e che a fianco delle 180 ore di saldatura, ci fossero 60 ore di preparazione al lavoro e di educazione civica. Tra il luglio 2012 e il dicembre 2015, oltre 1.800 lavoratori fecero richiesta di iscriversi al corso di 540 posti. Per essere accettato, un lavoratore doveva aver completato i 6 anni dell’istruzione primaria, con la preferenza per i più poveri e i più emarginati. Il programma ebbe una  percentuale di completamento dell’80%-85%;   un terzo dei diplomati erano donne.

In uno studio che Docimar aveva completato su questo progetto, spiegava lo sviluppo della metodologia in questo modo:

La metodologia scelta deve fornire la formazione [4] di soggetti consapevoli del loro potenziale e del loro ruolo nella società, e perciò l’educazione deve soddisfare conoscenza, autonomia, collaborazione, iniziativa, solidarietà, lettura critica della realtà e un continuo processo di apprendimento.

La formazione dovrebbe rendere possibile l’acquisizione del sapere e delle abilità che permetteranno ai lavoratori di affrontare i cambiamenti socio-economici, di capire il processo della produzione e il mondo del lavoro, con una prospettiva etica basata sui valori della solidarietà.

Nel gennaio 2014 partecipai al Forum Sociale Mondiale sull’educazione che si è tenuto nella città di Canoas. Nel suo discorso di apertura, il sindaco Jairo Jorge citò molte volte Paulo Freire e concluse sottolineando che “l’educazione deve essere data per la vita e non per il mercato,” criticando i programmi orientati alla professione che definiva  miopi e intesi a perpetuare lo status quo. L’educazione per diventare cittadini, invece, intende creare nuovi leader in grado di costruire un mondo migliore che soddisfi  le necessità della maggioranza.


Ruth Needleman, Professoressa Emerita, all’Università dell’Indiana,  Educatrice/Organizzatrice per la comunità e globalmente.


Note

[1] Durante gli anni ’60 e ’70, anche la Chiesa appoggiò questo progetto di educazione trasformazionale. Le correnti di sinistra all’interno della Chiesa diedero vita ai Cristiani per il Socialismo e alla Teologia della Liberazione. Le Comunità religiose di base divennero una casa clandestina per i rivoluzionari che combattevano la dittatura. Dilma Roussef, l’attuale presidente del Brasile era tra quei combattenti clandestini.

[2] Anche  movimenti sociali, specialmente Il Movimento dei Lavoratori senza terra (MST), hanno sviluppato le loro forme di pedagogia della liberazione, per insegnare l’amore per la terra, l’organizzazione del lavoro collettivo e cooperativo, l’attivismo e la leadership della gente comune,  e ora pratiche agricole avanzate. Anche questa è educazione politica, ideologica che mira all’emancipazione. Per tre anni la Federazione Centrale del Lavoro (CUT) ha svolto un programma di alfabetizzazione trasformazionale in tutto il paese, arrivando a diecine di migliaia di lavoratori. Si chiamava “Todas as Letras”, (Tutte le lettere). Un’analisi approfondita di alcuni di questi programmi apparirà in una pubblicazione imminente: Education for life, not the market [Educazione per la vita, non per il mercato].

[3] Al programma  “La Città della Saldatura” è stato dato inizio a  Contagem, nel Minas Gerais, nel 2005.

[4] La parola formazione non è uguale a istruzione e addestramento. Abbraccia lo sviluppo più avanzato dei lavoratori in capi e agenti del cambiamento sociale.


1° marzo 2016
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/transformational-education-creating-engaged-citizens/
Originale: portside.org
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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