Il rifiuto migliore è sempre quello non prodotto


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Ora che sono tornata in città, ma soprattutto ora che sono passata da 4 stanze + ripostiglio + megabagno a 2 stanze + minibagno, il titolo di questa «Pillola» è quanto mai attuale.

Ho un balcone – ma è «di passaggio», ci piove (quando piove), è stretto – e così anche tenere delle borse per raccogliere la spazzatura differenziata non è pensabile. E così ho deciso di fare in ogni modo per non produrre rifiuti, o il meno possibile, perché anche differenziarli, tenerli, trasportarli, conferirli, rappresenta un inutile problema.

In città è più facile fare la spesa «alla spina», per esempio. Non bisogna preoccuparsi di scendere dalla collina con tutto quello che serve (contenitori, borse, porta-uova eccetera), e soprattutto si può acquistare quello che serve anche ogni giorno (mentre quando stavo in campagna – e non avendo l’auto – cercavo di scendere in città pochissime volte (e sempre in concomitanza con altri spostamenti, magari per lavoro). Ora posso accorgermi che mi manca il riso, prendere il barattolo di vetro in cui lo conservo, andare al negozio dove vendono i cereali sciolti, farmelo riempire e tornare a casa.

Ho già fatto così con il tè, la scorsa settimana: ho preso la bella scatola di latta (Twinings, tanto per non fare nomi) che mi segue da più di 20 anni, e sono andata al Negozio Leggero «qui dietro» (davvero è «qui dietro», via San Tommaso è a 200 passi dal Centro Studi Sereno Regis) dove me l’hanno riempita per 2 euro o poco più. Niente sacchetto – nemmeno di carta – la scatola è tornata sul ripiano «dei tè». Idem con le olive: ho preso un contenitore di plastica da frigo, sono andata al mercato e me lo sono fatto riempire. È tutto molto più semplice, basta organizzarsi (più che altro mentalmente), e se pensate alla scocciatura di prendere ogni settimana l’enorme quantità di plastica che si è accumulata in casa, portarla in cortile – dove auspicabilmente ci sono i bidoni, che però sono sempre immancabilmente pieni – e riuscire a metterla nei sacconi che la raccolgono (e c’è sempre chi non schiaccia le bottiglie, e chi butta lì dentro i contenitori sporchi, e ti ungi le mani, e stai andando in ufficio…). E lo stesso per il vetro, e poi c’è la spazzatura che non si può differenziare, e pi c’è la carta e quanto pesa!

Insomma, ho deciso di liberarmi anche da questa complicazione, oltretutto risolverò due problemi: non produrrò più rifiuti e non dovrò differenziarli (ciascuno dei due problemi viveva grazie all’altro).

Se differenziare i rifiuti non ci conduce al desiderio di non produrne più, c’è qualcosa di sbagliato! Noi non cambiamo minimamente il nostro stile di vita, virando verso la semplicità volontaria, ma ci limitiamo a fare una buona raccolta differenziata invece di buttare via tutto insieme. Questo forse eviterà la costruzione dell’ennesima discarica, ma se obbliga a costruire una fabbrica per rifondere il vetro per farne dell’altro non è lo stesso stridente? E i «mostri» che percorrono la città svuotando i contenitori di vetro e plastica con i loro bracci meccanici non danneggiano l’ambiente?

Come sempre «piccolo è bello» e l’iniziativa personale, individuale ha più valore di qualunque soluzione che possiamo trovare quando tutto diventa «troppo».

Esempio:

non bevo l’acqua del rubinetto (che è l’unico modo per non produrre rifiuti di plastica),

compro l’acqua in bottiglia di plastica,

ho molte bottiglie di plastica da riciclare (perché sono bravo e non le butto nel bidone della spazzatura generica)

allora devo comprarmi un contenitore (e qualcuno l’ha prodotto, colorato, trasportato, venduto… e un giorno diventerà anche quello un rifiuto!),

ma poi mi accorgo che è troppo piccolo

e allora lo butto via, o non lo uso,

e poi siccome non sono abbastanza disciplinato da portare via ogni giorno la plastica, a un certo punto ne avrò talmente tanta che forse dovrò prendere l’auto e portarla in un contenitore più grande di quello che ho in cortile

e lo stesso con il vetro (che è pure pesante)…

e alla fine forse mi rompo e finisco per buttare via tutto insieme perché non ne posso più della raccolta differenziata!

Tutte queste cose le ho viste con i miei occhi succedere a vicini e parenti, per questo le racconto.

E per questo «non farò» la raccolta differenziata (d’altra parte non sono mai stata d’accordo e ho sempre dichiarato il titolo di questa Pillola come linea-guida) e cercherò di andare alla radice del problema riducendo sempre di più i contenitori, i barattoli, le bottiglie, i sacchetti, le confezioni di tutto quello che comprerò.

Poi, è ovvio, dei rifiuti che comunque si creeranno farò certamente la raccolta differenziata, ma un passo per volta.

Firmato il dio delle piccole cose.

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