Mediterranean Hope. Pronti, messaggio chiaro: tutti a casa! | Rebecka Mårtenson


Ore 21, sabato a Leinì. Mi sembrava di essere a una festa di vincitori delle elezioni. Tutti erano seduti a a lunghi tavoli rivolti verso il palco. Renzo, una persona chiave nel progetto, saliva sul palco e ci dava il benvenuto. Mancavano 48 ore all’arrivo e il discorso era più volte interrotto dagli applausi. 48 ore d’attesa prima di poter dire “benvenuti” per davvero.
Questa cena è stata organizzata per festeggiare la fine dei lavori di preparazione per persone che sono state scelte per lasciare una vita in un campo profughi in Libano per raggiungere una vita in una casa in un comune italiano di 16.000 abitanti, Leinì. Si chiama corridoio umanitario ed è il primo corridoio umanitario per i Siriani in Europa. Dopo aver parlato con le persone della comunità a Leinì io direi che si tratta piuttosto di un ponte umanitario che è una cosa di reciproca crescita. Ma cosa vuol dire un corridoio umanitario?
Tra le 60 milioni persone in fuga nel mondo la Comunità di Sant’Egidio, insieme alla Federazione delle chiese evangeliche italiane, ha aperto in collaborazione con i ministeri dell’Interno e degli Esteri italiani una possibilità sicura e legale per i siriani di arrivare in Europa. È l’ inizio di un corridoio che prevede il coinvolgimento di 1000 persone in due anni. Dopo il corridoio dal Libano, saranno aperti quelli dal Marocco e dall’Etiopia.

Torniamo a Leinì il giorno dopo la festa, 36 ore prima dell’arrivo. Parlo con Renzo e Daniela, la coppia che ha deciso di mettersi in gioco e assumersi parte della responsabilità per il coordinamento dell’accoglienza. Il momento che stava per arrivare lo descrivevano come una nascita di un figlio nel senso che “non si sa come sarà, cosa viene incontro ma benvenga… non vedo l’ora che arrivino”, dice Daniela. Chiedo loro di eventuali paure, di speranze per il futuro prossimo e Renzo mi ha risposto di non relazionarsi alle paure: “non si sa mai cosa verrà ma accogliamolo e lasciamo spazio all’umanità di fare il suo”.
Per capire questa azione si potrebbe scegliere di riferirsi al messaggio di Papa Francesco, di Dio o di Allah o no. In ogni caso il messaggio è chiaro. “Tutti a casa” per dire benvenuti tutti a casa vostra/nostra. Non sapendo, non conoscendo, provano a fare il meglio possibile per sistemare una situazione umanitaria orrenda. Oltre 40 persone che in questo momento possono dare e 8 persone che in questo momento hanno bisogno. Attorno 40 persone locali, 8 persone e insieme creeranno una nuova storia senza grandi parole ma di un’ importanza immensa. Questo esempio dimostra, nonostante le politiche repressive in Europa rispetto ai profughi, che
è possibile, è dovuto, è bellissimo che una comunità di 40 persone possa fare così tanto ma mostri anche la mancanze e le incapacità degli istituzioni. Soggetti privati o del terzo settore si stanno facendo sempre più carico di compiti che dovrebbero essere gestiti dagli stati. È difficile essere umani verso altri esseri umani.

Chiedendo dei motivi per cui alcuni membri della parrocchia hanno deciso di partecipare, mi hanno tutti detto che non potevano più vedere cosa sta succedendo nel mondo e continuare a mangiarsi l’insalata tranquillamente e che il fatto che loro stiano bene è un caso. Un caso solo perché sono nati qui.
Questo corridoio umanitario si fa in un contesto mondiale di chiusura di frontiere e in un momento in cui, sia a Calais che in Macedonia, si affrontano le persone in fuga con lacrimogeni e recinzioni di filo spinato. Nel contesto in cui ci sono stati 900 mila arrivi in Europa nel 2015, le otto persone a Leinì e 93 in Italia per adesso sembrano una goccia nell’oceano. Quello che è stato fatto a Leinì è un ridistribuzione e econimizzazione delle risorse umane e fisiche, emotive e cognitive, che alla fine porterà ad altre risorse umane per la comunità tramite la rete che si sarà creata; la conoscenza fra le persone e le culture è sicuramente una tra le sfide che portano una vita a stretto contatto. Queste grandi parole che sono state trasmesse in una specie di rinascita della Comunità a Leinì nel mettere in discussione le proprie condizioni e il rapporto con il mondo internazionale.
In concreto si è trasmesso il:
Chiedersi quali siano bisogni basilari degli altri, bisogni che in realtà non si distinguono talmente dai miei, o tuoi;
comprare e riqualificare una casa;
trovare attrezzature per la casa;
capire chi a Leinì è in grado di fare cosa e chiedergli la disponibilità;
creare una struttura per raccogliere tutte le donazioni di varie tipo piumoni, vestiti, giocattoli, essere presente, prendersi tempo, passare pomeriggi, sere e giorni ad organizzare, comunicare, fare

Eravamo lì ad aspettare da un’ora l’arriva del pullman. Tutti in piccoli gruppi. Faceva freddo, era buio e gli unici attivi erano i ragazzi che facevano le prove di teatro vicino alla chiesa. E noi.
Il pullman si stava perdendo e come una processione del paese gli siamo andati incontro.
Ed è arrivato il momento. C´era un gruppo pronto. Non pronto a lanciare fumo dei lacrimogeni come a Calais. Pronti per abbracci e per un incontro. Pronto per un processo che non finisce con la fuga ma comincia con un rapporto che continuerà a Leinì per tanto tempo da ora in poi. Pronto per allargare il “noi” invece di crearlo.
Dopo mesi parlando su WhatsApp, scambiando le novità e le foto, finalmente si sono conosciuti dal vivo. In un momento di stanchezza e felicità ci abbracciamo e ci baciamo. Eravamo in tanti, abbiamo preso le loro valigie e rifatto la strada della processione al contrario questa volta. Mi chiedevo perché non è sempre così. La casa è nuova per le otto persone in arrivo e oramai la vecchia casa per le persone che ci sono state ogni giorno per mesi per prepararla.
Entrano, un bambino di tre anni torna ed e pronto per giocare con un cane nonostante le tante ore in viaggio. Nonostante l’ora. Nonostante il freddo. Entrava in casa in modo definitivo e io vorrei tanto, tanto sapere di più. Su tutto. Sul passato, sul futuro. Però mi fermo qui. La storia è la loro e la racconteranno, se vorranno, dopo.
A Leinì il messaggio è chiaro e va oltre le grandi parole. Il corridoio umanitario vuole semplicemente dire di trattare altri esseri umani come esseri umani. Alla fine della giornata siamo andati tutti a casa. Tutti.

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