Presentato esposto alla Procura di Trieste: indagate sulle spedizioni di bombe all’Arabia Saudita


Sabato 27 febbraio, presso il Centro multiculturale italosloveno di Trieste, sede storica di iniziative per la Pace ingiustamente sottoposta a sfratto, è stata illustrata una denuncia per inosservanza della legge 185/’90 in materia di esportazione d’armi, dall’Italia verso l’Arabia Saudita, presentata alla locale Procura della Repubblica.

La denuncia è stata predisposta dalla Rete nazionale Disarmo, ed è stata presentata anche nella nostra città dopo Roma, Pisa, Brescia (dove ha sede l’azienda tedesca RWM Italia fornitrice delle bombe aeree), Verona e La Spezia, da un gruppo di attivisti che rimarcano come, dall’Italia, siano partiti armamenti verso la coalizione che sta intervenendo militarmente in Yemen.

La notizia di reato, su cui si focalizza il documento presentato a Trieste ed in altre città italiane, è relativa alla violazione dell’articolo 1 della legge 185/90, che vieta l’esportazione di armamenti verso Paesi in conflitto armato e che violano i diritti umani.

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L’esposto è stato presentato in Procura a Trieste da Luciano Ferluga, Bruna Tam, Alessandro Capuzzo, Fabio Feri, Silvia De Fonzo, Giuliana Vlacci e Massimiliano Ferfoglia, che hanno rimarcato in conferenza stampa come anche dal porto di Trieste, siano partiti carichi di armamenti per un totale di 1.854.100 euro diretti agli Emirati Arabi Uniti, paese che fa parte della coalizione a guida saudita, intervenuta in Yemen senza alcun mandato delle Nazioni Unite.

Trattandosi dell’unico carico di “armamenti e munizioni” partito lo scorso anno da Trieste (fonte ISTAT commercio estero) non dovrebbe essere difficile per le autorità cittadine fare chiarezza su questa spedizione, rendere nota la tipologia e quantità delle armi o munizioni e conoscerne l’utilizzatore finale.

Tornando sul piano generale della questione, è di questi giorni la notizia che il Parlamento Europeo ha votato a favore di un embargo delle forniture d’armi all’Arabia Saudita, per la gravissima emergenza umanitaria determinata dai bombardamenti della coalizione a guida saudita in Yemen.

L’esposto di Rete Disarmo è stato predisposto a seguito delle continue spedizioni dalla Sardegna all’Arabia Saudita di bombe che servono a rifornire la Royal Saudi Air Force, che dallo scorso marzo sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite, esacerbando un conflitto che ha portato a numerosissime vittime di cui circa la metà tra la popolazione civile, con donne e bambini. A fronte delle risposte, evasive e anche contraddittorie degli esponenti del Governo – ha dichiarato Francesco Vignarca di Rete Disarmo – è stato doveroso rivolgersi alla Magistratura per verificare la legalità, e l’osservanza della legge 185 del ’90 che regolamenta l’esportazione di sistemi militari dall’Italia.

La Legge 185 vieta espressamente non solo l’esportazione, ma anche il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere” (art. 1.c 6a) nonchè “verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” (art.1.c 6b). Nel documento presentato dai sottoscrittori, vengono ricostruite sei spedizioni avvenute nell’arco di pochi mesi e le conseguenti reazioni di politica e società civile, elencando inoltre iniziative legali condotte in altri Paesi da associazioni che hanno rilevato nelle forniture di armamenti alle forze Saudite una violazione del Trattato Internazionale sugli Armamenti.

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Non risulta che le Camere siano state consultate in merito a queste spedizioni di bombe all’Arabia Saudita, e le risposte a diverse interrogazioni parlamentari giunte dall’Esecutivo Renzi sono state evasive (come quelle del Ministro Gentiloni in Parlamento e del sottosegretario Della Vedova a una interrogazione urgente) e anche contraddittorie (come le parole della ministro Pinotti secondo cui “l’Italia non vende bombe ai sauditi” e che “è tutto regolare per quanto riguarda le autorizzazioni”). Dal settembre scorso la Rete italiana per il disarmo, network che raggruppa oltre venti organizzazioni della società civile, ha documentato queste spedizioni e anche con Amnesty International Italia, ha chiesto al Governo italiano di sospendere l’invio di bombe e sistemi militari all’Arabia Saudita. Un carico di migliaia di bombe è partito dall’aeroporto di Cagliari con destinazione la base dell’aeronautica militare saudita di Taif, non lontano dalla Mecca. A partire dall’ottobre scorso due spedizioni sono avvenute via aereo cargo, altre due sono state effettuate imbarcando le bombe ai porti di Olbia e Cagliari. Le bombe sono prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Iglesias) in Sardegna.

Considerate le ingenti forniture di bombe aeree della RWM Italia avvenute in questi mesi – Giorgio Beretta dell’Osservatorio OPAL di Brescia ha svolto uno studio – si ritiene che si tratti di nuove autorizzazioni all’esportazione rilasciate dall’attuale Governo Renzi. In ogni caso è compito dell’esecutivo, nello specifico dall’Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento (UAMA) presso la Farnesina, verificare le condizioni di legge per l’invio dei materiali militari. Si vorrebbe perciò sapere se Presidenza del Consiglio, UAMA e ministero degli Esteri ritengono che l’intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen sia conforme all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e ai principi della nostra Costituzione.

Dopo un anno di ostilità la situazione in Yemen è tragica: le agenzie Onu riportano più di seimila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (di cui 700 bambini), oltre 20mila feriti, milioni di sfollati, più di metà della popolazione ridotta alla fame e definiscono la situazione come una “catastrofe umanitaria” senza precedenti. Non solo. Le agenzie Onu hanno ripetutamente stigmatizzato gli “attacchi sproporzionati di zone densamente popolate” da parte delle forze aeree della coalizione saudita e lo stesso Segretario generale dell’Onu, Ban Ki moon, ha esplicitamente condannato i bombardamenti aerei sauditi su diversi ospedali e strutture sanitarie. Quindi Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello a tutte le parti per un “cessate il fuoco”. Per tutta risposta dall’Italia è partito un nuovo carico con migliaia di bombe.

È inammissibile – concludono i presentatori dell’esposto a Trieste – che dall’Italia continuino le spedizioni di bombe per l’aviazione saudita che sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale causando migliaia di vittime anche tra civili donne e bambini in aperta violazione del diritto internazionale umanitario. Diverse organizzazioni hanno chiesto alle Nazioni Unite di verificare i crimini di guerra commessi da tutte le parti, tra cui l’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’aeronautica militare saudita. Ci auguriamo che la Magistratura e chi di dovere prenda in esame il nostro esposto, e possa sospendere l’invio di bombe e materiali militari verso l’Arabia Saudita con effetto immediato.

per informazioni ulteriori: Alessandro Capuzzo, [email protected], 338 1652364

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