Un libro di Eco | Massimiliano Fortuna


/nas/content/live/cssr/wp content/uploads/2016/02/cop Il nome della rosa

Ho amato moltissimo Il nome della rosa. Lo lessi una prima volta al ginnasio, senza sapere nulla del pensiero medioevale, appassionandomi alla trama di delitti e mistero. In seguito lo rilessi al liceo, dopo aver concluso la parte di manuale dedicata alla filosofia del Medioevo, e cominciai a intuire qualcosa del rimando delle citazioni. Iniziai a comprendere che quelle pagine erano intessute di altre pagine e che i grandi libri (e talvolta pure quelli meno grandi) difficilmente si possono appiattire su un’interpretazione: la letteratura è una stratificazione di letture che richiamano altre letture, una miniera inesauribile di significati, allo stesso modo della vita, di cui continuamente si nutre e a cui fornisce nutrimento continuo.

Se penso però al libro di Eco che più mi ha formato, non ho dubbi: Come si fa una tesi di laurea. È un libro di straordinaria rilevanza sociale, perlomeno se si crede che lo studio sia un’attività socialmente rilevante. Infatti come fare una tesi in genere all’Università non te lo spiegano, pretendono che la si faccia e basta.

Come si fa una tesi di laurea non dice al suo lettore cosa scrivere in una tesi o cosa è bene pensare per fare una buona tesi. Se così fosse sarebbe un libro di tutt’altra natura. Eco prova invece, come da titolo, ad aiutare nel «come»: come si può organizzare una ricerca, come fare delle note corrette, come usare le abbreviazioni, come provare a schedare un libro. Insomma cerca di insegnare un metodo, e nel metodo sono comprese precisione della scrittura, scrupolosità nell’analisi delle fonti, serietà critica, attenzione ai dettagli. In una parola, l’essenza dello studio, vale a dire un abito mentale che può aiutarci in ogni momento, qualsiasi mestiere si faccia, qualunque cosa si voglia intraprendere nella vita. Più di una volta nel libro Eco ci invita a riflettere sul fatto che l’oggetto di una tesi in fondo ha scarsa o nessuna importanza, che si tratti di una tesi su di una raccolta di figurine o su Marx, su un vulcano o sulla propria esperienza di vita con Danilo Dolci, quello che conta non è tanto «l’argomento quanto l’esperienza di lavoro che essa comporta. Chi ha saputo documentarsi bene sulla duplice redazione del romanzo di Manzoni, saprà poi anche raccogliere con metodo i dati che gli serviranno per l’ente turismo […] perché, a lavorare bene, non c’è nessun argomento che sia veramente stupido: a lavorare bene si traggono conclusioni utili anche da un argomento apparentemente remoto e periferico».

Nel leggere Come si fa una tesi di laurea forse i molti che guardano alle lettere e alla filosofia come superflue astrattezze o perdite di tempo, potrebbero persino arrivare a rendersi conto che il loro studio rappresenta invece un apice di concretezza. E questo è davvero un risultato che solo a un grande autore può essere dato raggiungere.

M. F.

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