Meglio dirsele – Recensione condivisa di Loredana Arcidiacono e di Dario Cambiano


/nas/content/live/cssr/wp content/uploads/2016/02/cop Daniele Novara Meglio dirsele1

Daniele Novara, Meglio dirsele. Imparare a litigare bene per una vita di coppia felice, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2015, pp. 256, € 13,00

Recensione di Loredana Arcidiacono
Ho letto il libro in meno di 4 giorni e, se non avessi già un marito, mi sarebbe venuta subito voglia di cercarmene uno. Per poterci litigare (ma bene) e imparare a conoscermi dentro il conflitto. Sono infatti rimasta colpita dal fatto che nella coppia occorre litigare. E così, visto che le occasioni in una coppia non mancano mai, ho cominciato subito a mettere in pratica le 7 regole per litigare bene. E la prima cosa a cui ho fatto caso è stata «cosa mi accade quanto litigo? Cosa ci accade quanto litighiamo?» Senza rendermene conto, molte volte tornavo alla mia infanzia e incontravo l’infanzia di mio marito. E in quello spazio condiviso esclusivamente dalla coppia che è l’intimità, spesso cercavo un risarcimento a ferite antiche. E giù a schiacciare i rispettivi tasti dolenti (spesso sconosciuti persino a noi stessi). Ecco una delle cose da non fare. Una delle prime che ho messo in pratica seguendo gli esempi e gli esercizi proposti.
Ma ce ne sono molti altri, elencati nella seconda parte del libro di Daniele Novara, i «cosa non fare» e i «cosa fare».
E pian piano mi sono accorta che la paura di litigare scemava (o quasi).

Recensione di Dario Cambiano
Con mia moglie abbiamo deciso di recensire questo libro insieme; o, meglio, ognuno di noi darà il suo giudizio, perché visto che si tratta di coppia, meglio dirsele, le opinioni.
Quindi provo a dare un giudizio maschile.
E subito mi torna in mente quella scena descritta da Achille Campanile in Agosto, moglie mia non ti conosco in cui i due fidanzatini, teneramente abbracciati, passeggiando sotto una meravigliosa luna piena, in riva al mare, chiacchierano.
«A cosa pensi?» chiede, languida, lei.
«A te, mia cara», risponde lui.
Falso. In realtà, scopriremo presto, stava pensando ai soldi.
Ecco. Tutto qui. C’è altro da dire su quanto siamo diversi? Un giorno la scienza proverà che donne e uomini hanno neuroni affatto diversi, con funzioni diverse, obiettivi diversi, orari diversi, colore diverso…
Ma dato che, appunto con mia moglie, abbiamo deciso che queste due strane specie, il maschio e la femmina, sono le parti indivisibili di un unico essere meraviglioso (cito a memoria Calvino, che di sicuro l’ha detto meglio – ma sono maschio, e pigro quindi, ergo la citazione ve la cercate voi), che va cercato e fatto esistere, allora, in questo meraviglioso e ostacolatissimo percorso, abbiamo iniziato insieme la lettura di Meglio dirsele.
Che è un libro prezioso, anzi preziosissimo, perché insegna che i litigi, come tutti i conflitti, sono una risorsa, una splendida occasione di crescere, di analizzare se stessi, di scoprire qualcosa di profondo dell’altro.
Che i litigi si possono «cavalcare», se si imparano le regole del litigio creativo; che i litigi possono «guarire», se si affrontano insieme i «tasti dolenti» dei reciproci passati.
Che nel litigio ci sono «tre passi indietro» e «sette passi avanti» (andatevi a leggere il libro, mica è un compendio, questo!)
E che, alla fine, litigare, seppur inevitabile, può diventare molto costruttivo. Proprio come insegniamo al Sereno Regis, quando si parla di soluzione creativa dei conflitti: ogni conflitto, in quanto relazione, è una occasione di conoscenza profonda dell’altro. Ancora più semplicemente, è una occasione di «stare con» l’altro.
Quindi litigare è inevitabile? Sembra di sì, secondo l’autore.
E se non si litiga? Che succede? Esistono coppie che non litigano? È una perfezione da agognare? Sembrerebbe di no, secondo l’autore. O, intuisco io, è il risultato di trent’anni di matrimonio…

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