Mi hanno mandato lontano. Storia operaia alla Fiat Lingotto | Recensione di Nanni Salio


cop_Mi hanno mandato lontanoSalvatore Tripodi, Mi hanno mandato lontano. Storia operaia alla Fiat Lingotto, Bonanno, Roma 2015, pp. 104, € 10,00

Un libro che ci riporta indietro nel tempo, nella Torino operaia degli anni 1950. Storie e immagini dimenticate e sconosciute alle giovani generazioni. Storie dense di fatiche, sofferenze e grande umanità dei protagonisti delle lotte operaie di quegli anni.

Sono storie che ho vissuto e mi toccano direttamente: figlio di operaio e a mia volta operaio, all’età di quindici anni. Non alla FIAT, ma mio padre in un’azienda metalmeccanica e io apprendista nella sede italiana della Westinghouse, allora in via Pier Carlo Boggio, proprio di fronte al carcere delle Nuove.

La differenza rispetto alle storie raccontate da Salvatore Tripodi è che noi non eravamo immigrati. L’immigrazione ha aggiunto altra sofferenza, altri disagi e sfruttamento alla condizione della classe operaia, come si vede oggi con le grandi migrazioni da varie parti del mondo. Chi non ricorda i cartelli con scritto «non si affitta ai meridionali»? Era il leghismo prima della Lega, il razzismo che si perpetua, la lotta tra poveri, l’ignoranza e il perbenismo di classi sociali meno, o più, abbienti.

Oltre a ricordare alcune figure di operai incontrati al Lingotto, la seconda parte del libro si sviluppa attorno alla figura di Donato De Palma, ricostruendone la storia dal paese natio in provincia di Benevento alle peripezie della ricerca di un lavoro, prima in Germania e poi a Torino.

È uno spaccato della vita di tanti immigrati, segnata dalla contraddizione tra fuggire da una condizione di vita contadina povera e difficile ed entrare nelle dinamiche dell’economia industriale che, nel bene e nel male, ha concesso a molti di loro di migliorare le condizioni di vita anche dei propri figli.

In quegli anni un buon numero di operai riuscì, con fatica, a seguire corsi di studio alle scuole serali, diplomandosi e poi anche arrivando alla laurea, come nel caso di Salvatore e mio. Il mitico istituto Avogadro fu una fucina di queste esperienze, in una città segnata da forti lotte operaie, ben presto spente dalla stagione degli anni di piombo, una strategia messa a punto per sconfiggere una classe operaia ribelle.

Mantenere la memoria è un compito fondamentale per imparare dagli errori del passato e cercare di evitare di ripeterli e questo libro contribuisce anche a questo scopo.

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