Il restauro della Casa Rosa di Beirut è un’idea confortante in mezzo alla distruzione | Robert Fisk

 


beirutpinkhouse1Proprio mentre si pensava che l’eredità del Medio Oriente venisse distrutta, ecco una storia che dimostra il contrario. Forse. In Siria la storia del nostro mondo si sta spazzando via. Questa non è una storia di “luce alla fine del tunnel”, forse soltanto la scintilla di un fiammifero su un muro annerito di notte – un muro libanese – soltanto a 160 km. da Damasco.

La vecchia e semi-abbandonata Casa Rosa sul lungomare è l’edificio più conosciuto di Beirut con le arcate e i balconi ottomani che simboleggiano la grande città levantina, una volta considerata il gioiello nella corona dell’Impero del Sultano. E’ sopravvissuta alle battaglie sul mare nella Prima Guerra Mondiale, alle truppe di Vichy e all’invasione alleata nella seconda Guerra mondiale e, sebbene danneggiata     dalle bombe israeliane,  è sopravvissuta alla guerra civile del Libano durata dal 1975 al 1990.

Immaginate quindi il mio sospetto di giornalista quando, avendo portato un miliardario e filantropo libanese a pranzo fuori – sì, io l’ho portato a pranzo, non viceversa – si sporse verso di me e disse: “Lo sto dicendo a tutti, manterrò e restaurerò la Casa Rosa per i miei figli e per i figli dei miei figli – per il futuro del Libano.“ Parole strane da parte di Hisham Jaroudi in un’epoca in cui  gli imprenditori immobiliari hanno probabilmente distrutto tante vecchie case di Beirut quante ne ha distrutte la guerra civile.

Sicuramente ci sono dei Beirutini che vi diranno che lo stesso  Jaroudi,  di 74 anni, in passato ne ha distrutte alcune. Un mostruoso edificio alto,  dietro la Casa Rosa è stato costruito dal mio ospite a pranzo, anche se da allora finanzia istituti di istruzione e di sanità nella città. Sospetto che un collasso e una drammatica operazione fatta per salvargli la vita abbiano cambiato la sua prospettiva riguardo alla sua città natale. “Mi portarono dritto dritto dritto in ospedale e mi operarono – tutti i chirurghi mi stavano aspettando. Questo mi ha salvato la vita!”. E mi indica una grande cicatrice dell’ intervento chirurgico che ha sulla testa. Poi sorseggia la birra gelata e ho la sensazione che Hisham Jaroudi vivrà ancora per molti anni. Deve vivere perché deve salvare la Casa Rosa. Un figliol prodigo?

Molto dell’entusiasmo di Jaroudi gli è stato suscitato dal  mio amico, l’artista britannico Tom Young che ha vissuto in Libano dipingendone i suoi edifici, vecchi e nuovi, e, per mia gioia,  il tracciato della vecchia ferrovia,  da quando è venuto qui nel 2006, sposando un’artista libanese e perfino vivendo nella Casa Rosa prima di organizzare   una mostra d’arte nelle sue grandiose stanze. Mi ha accompagnato in un giro dell’ edificio che avevo guardato un migliaio di volte durante i 40 anni ma dove non avevo mai osato entrare. Sta proprio al di sotto del faro francese oramai in disuso,  sul promontorio più bello di Beirut, un posto con pavimenti di pietra e di stanze dove si sente l’eco, con alcune pareti ancora ricoperte con la stoffa verde che era di moda alla fine della società ottomana. Young vuole che diventi un centro culturale, un luogo dove tutta la gente di Beirut possa incontrarsi su un terreno comune, cosa che non possono fornire una chiesa o una moschea in una società con varie sette religiose.

“Quando abbiamo aperto la mostra, sono venuti migliaia di libanesi che non erano stati mai dentro la Casa Rosa,” dice  Young. “Molti piangevano perché erano commossi. Ci si rendeva conto di quanto questo edificio fosse amato. Abbiamo portato dei bambini per farli dipingere, e i piccoli rifugiati siriani orfani ed è stato straordinario vedere questi uomini e donne ricchi che parlavano ai bambinetti siriani che altrimenti sarebbero stati per strada a vendere i fiori. Young che questa settimana mostrerà alcuni dei suoi dipinti che rappresentano l’edificio nella Gallery 54 a Londra, ha acquisto un misterioso  affetto per questo luogo. “Nel corso di una rappresentazione durante la mostra, varie persone hanno visto delle ombre sulle pareti che non potevano essere state create da loro stesse.”

Data  la  storia dell’edificio,  potrebbero ben esserci dei fantasmi in giro. C’è una cantina con archi a volta in pietra – i resti di un originario casino di caccia sopra il quale Mohamed Ardati costruì la sua casa nel 1882. Mohamed e i suoi parenti e la ricca famiglia Daouk vissero per decenni nella casa, intrattenendo i visitatori, che comprendevano: un dentista britannico, un console americano e un giovanile Charles De Gaulle.  Negli anni ’60, il pittore astratto John Ferren visse al piano superiore. Young ha la copia di una lettera scritta da un professore nel 1918 in cui descrive che stava sul balcone della Casa Rosa a guardare la marina ottomana mentre  bombardava le navi che portavano le scorte di viveri che si avvicinavano a Beirut.

Uno dei figli di Ardati, Adil, ha dato in affitto due piani della casa alla famiglia el-Khazen, un membro della quale era Sami el-Khazen, un illustre artista e architetto di interni libanese. Sua madre Margot rimase a Beirut per tutta la guerra civile, quando le bombe israeliane ruppero parecchi balconi.  Sami morì a Parigi e sua sorella Fayza si prese cura di Margot. La famiglia Ardati, che non aveva figli, vendette la casa a Hisham Jaroudi. Margot morì nella Casa Rosa nel 2011 e Fayza se ne è andato, quando Tom pregò che Fayza potesse persuadere Jaroudi a salvare l’edificio.

Le preghiere non hanno però salvato la maggior parte della Beirut elegante che prosperava durante il dominio Ottomano e francese. Un intero palazzo è semplicemente decaduto, malgrado  gli imprenditori edili, e il lungomare del quale la Casa Rosa è un tale ornamento, è ora costeggiato da grattacieli che fanno sembrare Beirut più simile e Jedda che alla capitale del Libano. I resti dei raffinati  edifici del 19° secolo del porto Ottomano sono stati semplicemente abbattuti. Gran parte del centro della città che è ora ricostruito, è stato comprato in blocco dai ricchi proprietari però assenti, e di notte resta lì come un set cinematografico abbandonato. Tocca quindi a Hisman Jaroudi dimostrare che il Medio Oriente può preservare il passato invece di distruggerlo.

Per saperne di più sul progetto della Casa Rosa, cliccate su: https://www.youtube.com/watch?v=WdBRjrHSDso (video).

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/restoring-beirut-pink-house-is-a-.cheering-idea-amid-destruction

Originale: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

http://znetitaly.altervista.org/art/19261

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

Una replica a “Il restauro della Casa Rosa di Beirut è un’idea confortante in mezzo alla distruzione | Robert Fisk”

  1. La Csa Rosa – Grazie per condividere con noi questa bellezza ottomana e la speranza del suo restauro.
    Rosanna Barzan Centro Documentazione Pace onlus Ivrea (TO)

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