Quante vite costano i nostri telefoni cellulari?


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Questo titolo un po’ «forte» ha attirato la mia attenzione mentre cercavo notizie sul coltan (sì… lo so ne abbiamo già parlato/scritto/letto, poco tempo fa, ma secondo me non abbastanza, comunque).

Grazie Michele Serra

Occorre una premessa, per capire perché troverete una parola sconosciuta in questa «Pillola». Michele Serra – co-autore della trasmissione televisiva «Che tempo fa», ospite della stessa qualche tempo fa – ha coniato una nuova parola per indicare l’i-phone, che ho trovato geniale e ho deciso di assumere. In inglese «i» vuol dire «io», e «phone» – lo sappiamo – significa «fono». Il Serra ha così ribattezzato «egofono» il nuovo – ormai già vecchio – dispositivo. Che il cellulare (e tutti gli strumenti per chiamare/cercare/essere chiamati/chiamare) siano un tantino «ego-riferiti» è indubbio, che valutiamo la nostra importanza dal numero di persone che ci chiama è noto, che non riusciamo a non rispondere né a stare senza il telefonino sta diventando una malattia, che quindi «egofono» sia molto azzeccato come vero nome dell’«i-phone» mi sembra lapalissiano.

Natale di pace

Figurarsi se non avete regalato/ricevuto in regalo un «dispositivo», per il Natale appena trascorso. L’i-phone (egofono) di ultima generazione, l’i-pad più sottile, più leggero, più… qualcosa che è uscito – guarda il caso – a ridosso dell’ultimo Natale.

Bene, cioè male, ma non importa. Importano di più i dati che ho raccolto sul coltan, il minerale-conduttore indispensabile nella produzione dei «dispositivi»:

«Uno dei componenti fondamentali di tutti i nostri telefoni, video camere, video giochi è un conduttore chiamato Coltan. […] Molti pensano che molte guerre Africane siano la causa di conflitti tribali, ma non è così. ?Quasi nessuno lo sa, ma questo minerale è la causa principale della guerra che dal 1998 ha ucciso più di 4 milioni di persone in Congo ed è oggi, uno dei componenti fondamentali dei nostri cellulari, un metallo più prezioso dei diamanti».

Fonte: Angelo Calianno, www.senzacodice.blog.co.uk

Proseguendo la ricerca ho scoperto che la percentuale di tantalite stabilisce il prezzo del coltan, che la tantalite è fondamentale in videocamere, telefonini e in tutti gli apparecchi HI TECH (come la Playstation) e che serve anche a ottimizzare il consumo della corrente elettrica, facendo risparmiare (noi, ma non i minatori). Peccato che l’80 % del Coltan in circolazione si trovi solo in Congo (dove le multinazionali sfruttano miniere e lavoratori pagandoli 200 dollari al mese (quando la paga normale è di 10 dollari al mese), così si scatenano vere e proprie «corse alle miniere» da parte dei guerriglieri che se ne vorrebbero impadronire, con le conseguenti guerre e guerriglie.

Ma non solo: estrarre il prezioso minerale ha i suoi effetti indesiderati, solo per i minatori, ovviamente: il coltan contiene una parte di uranio, quindi è radioattivo, provoca tumori e impotenza sessuale, i minatori lo estraggono a mani nude, spaccando la roccia. E naturalmente le multinazionali non usano i soldi che ricavano dall’estrazione del coltan per alimentare la popolazione, costruire scuole o ospedali; li usano per finanziare le guerre, acquistare armi, nutrire i soldati. E ancora: non è facile scoprire chi compri il coltan, ma i principali fautori di questo genocidio «sono Nokia, Eriksson e Sony […] il Coltan costava 2 dollari al kg, oggi ne costa 100, ma questo mercato è estremamente instabile [e] nel 2004 quando la richieste da parte dell’occidente erano tantissime arrivò a costare 600 dollari al kg.

Recentemente è stato scoperto un nuovo giacimento di Coltan, in Amazzonia, si comincerà a lavorare presto con le conseguenze che tutti possono prevedere […]».

Ecco – ancora – perché non ho (e cerco di non far usare neanche agli altri, quando posso) un cellulare, né vecchio né di ultima generazione, né usato né nuovo, né comprato né regalato

L’impronta di carbonio «lasciata» da ciascuna unità di i-Phone prodotta

Considerando l’estesa area geografica coinvolta nella realizzazione del «dispositivo» (3 sono i continenti coinvolti, con circa 300 mila dipendenti localizzati solo in Cina), ciascun i-Phone 4 genera 45 kg di CO2.

L’intera filiera produttiva è responsabile dell’impatto ambientale, ma la produzione (57%) e l’uso (34%) rappresentano le fasi più critiche, generando nel complesso il 91% della Carbon Footprint.

Moltiplicando il valore ottenuto per il numero di i-Phone 4 venduti nel corso del 2010 si ottiene un impatto pari a 2.350 milioni di kg di CO2 emessa in atmosfera.

Lo studio ha stimato come rispetto al modello precedente (il GS), l’i-Phone 4 abbia ridotto del 18% il livello delle emissioni, e del 14% il consumo di carburante degli aerei impiegati nel trasporto della merce. Ciò è avvenuto grazie alla riduzione del volume e del peso del packaging, consentendo un incremento di unità di prodotto trasportate per velivolo».

Fonte: www.disinformazione.it

Wow! Che bravi! (ovviamente il commento è ironico, e mio). I dati sono di 5 anni fa! Chissà com’è la situazione ora, 5 anni dopo?

Non basta? Leggete qua sotto e smettete di commuovervi vedendo i bambini che muoiono di sete

18 METRI QUADRATI DI CELLULARE

«È talmente leggero che qualche volta pensiamo di averlo perso pur avendolo in tasca. Eppure, strano a dirsi, il nostro smartphone di ultima generazione pesa quasi 13 tonnellate. E se anche il suo schermo misura pochi pollici, in realtà per finire nelle nostre mani ha consumato ben 18 metri quadrati di suolo. A calcolare l’impronta ambientale dei cellulari e di altri prodotti di uso quotidiano è stata l’associazione ambientalista Friends of the Earth, attraverso il rapporto «Mind your step» [che] invita sia i consumatori sia l’industria globale a soffermarsi su ogni impatto causato dal consumismo […]. Ne esce così che i nostri amati smartphone necessitano di 13 tonnellate d’acqua per essere realizzati».

Fonte: www.foe.co.uk

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