Venti pii desideri per il 2016: prestare attenzione alle menti | Johan Galtung


mind_blown_by_ukletaholandjanka-d5owheuSecondo l’UNESCO, le guerre iniziano nella mente degli uomini. Beh, qualcosa – come conflitti irrisolti e traumi irriconciliati – sospinge la mente sulla pista della guerra. Ma l’UNESCO, pur non intenzionalmente, ha colto bene il punto focale negli umani maschi.

Le menti sono importanti, soprattutto quelle pre-programmate. Quest’editoriale di capodanno 2016 bada alle menti e alle mentalità, le menti (pre)disposte. Per una cultura di pace.

1 Un caso: l’editoriale del New York Times del 30 dic. 2015, “L’importanza della riconquista di Ramadi”; importante vittoria militare in un capoluogo di governatorato – che l’IS usa come mattoni del lego. Però, la mentalità dell’articolista confonde la ripresa di uno spazio con la ripresa delle menti, quelle arabe sunnite. “Liberate” da un esercito sciita e dalle bombe degli infedeli USA? Potrebbe darsi che siano anche contrari all’uno e alle altre. I militari vengono e se ne vanno. Le menti spesso restano.

2 Si possono mappare le menti? Beh, alle carte geografiche standard con 200 stati aggiungendo almeno quelle di 2000 nazioni, con l’indicazione di quelle che vorrebbero stare più assieme, come in federazioni e confederazioni, e meno, più per conto proprio, come negli stati. Le nazioni sono più culturali; più prossime alla “mente”.

3 I militari hanno mappe di capacità materiali; “martelli in cerca di chiodi”. Un esempio d’intenzione: il Pentagono nei primi anni 1960 fece mappare dal “Progetto Camelot” le opinioni pubbliche evidenziandovi le idee rivoluzionarie. Almeno si aggiungano dati sulle capacità di far del bene agli altri, non solo nuocergli.

4 Andrew Korybko presenta un’approfondita ed esauriente “Mega-Analisi previsionale delle Tendenze 2016 . Prospettiva basilare: “Russia, Cina e Iran stanno sforzandosi di cambiare il sistema mondiale, gli USA e i loro delegati della Conduzione dalle Retrovie stanno ferocemente lottando per mantenerlo”. Questo è certamente in corso. Ma c’è una mentalità in cerca della prospettiva singola, come la “proprietà dei mezzi di produzione” di Marx, “le campagne del mondo contro le città del mondo” di Lin Biao, la “democrazia e il libero mercato” degli USA. “Mega” blocchi per altre prospettive, soprattutto per i conflitti di livello macro, meso e micro. Tutti i conflitti nascono uguali, e hanno lo stesso diritto a soluzioni pacifiche.

5 Le mappe si focalizzano sullo spazio, e tendono a congelare nello spazio un certo istante di tempo. Abbiamo bisogno di mappe spazio-temporali, histomappe, che mostrino cambiamenti passati e indichino possibili cambiamenti futuri per rispecchiare i processi. La pace è un processo.

6 Le mappe si focalizzano su regioni, stati, province, enti territoriali locali. Ci servono mappe relazionali – non “studi di area” ma relazioni fra le aree – per mappare la realtà. Come la violenza e il conflitto, la pace è una relazione.

7 È di molto aiuto se la mentalità che assimila il conflitto a “disordini, violenza” cede il passo alla considerazione del conflitto come obiettivi incompatibili. Il primo concetto comporta il cambiamento dell’altro – conversione, terapia, interdizione, uccisione, vittoria – il secondo la ricerca di compatibilità, soluzioni – togliendo pertanto le principali cause di violenza.

8 È di molto aiuto distinguere fra fini e mezzi. I fini possono essere legittimi ma non i mezzi, e vice-versa. Provvedere alla propria famiglia è legittimo, ma non la schiavitù come mezzo. Lottare per la pace è legittimo, ma non l’egemonia come fine. Inoltre: i mezzi devono essere adeguati.

9 È di molto aiuto se alla mentalità “per rendere compatibili dei fini legittimi cambiarli, fare compromessi” si potesse aggiungere “… creare una realtà nuova, più accogliente“.

10 È di molto aiuto badare meno alla “buona chimica” fra le parti e più alla creatività in tutte quante. Dei buoni rapporti possono farle concordare su non-soluzioni, pur senza arrivare a una “pace con mezzi pacifici”.

11 È di molto aiuto se si generalizza l’idea “Ho un obiettivo e lo perseguo” a “così fanno gli altri”. Il problema non è avere obiettivi e perseguirli, ma la loro eventuale incompatibilità. Perciò è indispensabile conoscere i propri obiettivi e quelli altrui – anziché presumerli.

12 È di molto aiuto in un dialogo fra Sé stessi e l’Altro esplorare obiettivi e (in)compatibilità direttamente, o indirettamente con un mediatore; non usare termini stigmatizzanti come comunista, terrorista, jihadista, imperialista, Occidentale.

13 È di molto aiuto sapere che c’è ben altro che “Io prevalgo”, “tu prevali”, “compromesso”; ci sono anche il né-né e il sia-sia.

14 È di molto aiuto se l’idea che “noi creiamo una storia nuova” viene generalizzata in “così hanno fatto altri“, che come noi speravano porre l’umanità su una nuova rotta. Le ombre della loro creatività nella storia sono lunghe, più facilmente visibili dalle vittime che dagli autori. E così le nostre.

15 È di molto aiuto se il punto focale per la democrazia è meno sulle elezioni per un governo dei partiti e del parlamento, e più sulla struttura della democrazia diretta, e sulla cultura della trasparenza.

16 È di molto aiuto rendersi conto che è ingenuo ritagliarsi colonie, decolonizzarle creando degli stati, esigere democrazia. Dapprima (con)federazioni con nazioni che vogliono stare insieme. Poi democrazia in ciascuna componente.

17 È di molto aiuto rendersi conto che le menti individuali, i dibattiti, e le votazioni individuali presuppongono una cultura dell’Io, e che molti, forse i più, vivono in culture del Noi con decisioni condivise, dialoghi e consenso.

18 È di molto aiuto rendersi conto che la forza è solo una delle fonti di potere, così come il denaro. Ci sono idee, visioni più o meno convincenti, il diritto umano a una vita dignitosa, e il torto umano dell’uccidere. E decisioni, con dibattiti e votazioni e/o col dialogo e il consenso.

19 È di molto aiuto rendersi conto che molti strumenti militari e/o denaro predispongono a (minacce di) violenze e corruzione, e ben meno a idee e visioni; e che poteri minori, ONG, persone carenti di strumenti militari e denaro possono essere predisposte a una soluzione al conflitto e alla pace.

20 E serve rendersi conto che ci sono sempre due obiettivi: una realtà più pacifica, e conseguita pacificamente, la pace con mezzi pacifici.

Nulla di quanto sopra in corsivo è idealistico, irrealistico, esoterico; è tutto ben più realistico che la negazione di tali pii desideri. Ma le negazioni sono intense, come la volgarità di Trump, seguita da molti.

Empiricamente, l’Occidente è sovente sul versante sbagliato. Tuttavia, come ogni cosa empirica, è soggetto alla legge del cambiamento. Gli occidentali non sono schiavi delle mentalità dell’Iliade e di Beowulf che si estendono per l’Europa. La liberazione è attesa da troppo tempo. Prestando attenzione alle menti.

4 gennaio 2016
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
Titolo originale: Twenty Pious Wishes for 2016: Mind the Minds

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