Mediazione scolastica: problemi, e soluzioni? – Johan Galtung

18 novembre 2015, Alfaz, Spagna – L’ondata mondiale della mediazione ha raggiunto i sistemi scolastici un po’ dappertutto; meno in qualche paese, più in altri. Come in Spagna, come evidenziato da questo seminario molto partecipato sulla mediazione scolastica. Alla domanda di esprimere ciò che si vuol vedere accadere a scuola, la risposta più frequente è stata convivencia, convivenza. In una sola parola, non come concetto composito. Come in giapponese, nella parola kyosei.

Che cosa vuol dire, concretamente? La interpreterei come pace positiva a scuola. Qualcosa di comportamentale: cooperazione a beneficio reciproco e uguale. Equità. Qualcosa nell’ atteggiamento, una risonanza emotiva, gioisco per la tua gioia, soffro per la tua sofferenza: empatia; armonia.

Ma la scuola è un luogo grande, olistico. Non solo bambini, ma anche adulti, insegnanti e personale non docente. E genitori. Un’intimità positiva entro e fra tutti questi quattro gruppi? Un impegno enorme.

Molti semplificano questo riducendolo a intimità fra bambini, e non positiva, solo meno negativa. Meno bullismo, proteggere le vittime – i genitori lo esigono – e usare il tempo degli insegnanti per l’insegnamento, non per mantenere la disciplina – lo esige il personale. Tuttavia, tutto si tiene.

Inoltre, la semplificazione è controcorrente rispetto a un’altra possente ondata mondiale di due valori: la diversità e l’uguaglianza, contro l’omogeneità e la verticalità. Forze gigantesche che s’abbattono sulla nostra vita quotidiana, famigliare, scolastica, lavorativa. Il patriarcato cede a una maggiore parità fra i generi e le generazioni. Al lavoro, l’azienda gestita da un consiglio d’amministrazione/amministratore delegato cederà a rapporti che siano più cooperativi.

E a scuola? La scuola e i sistemi nazionali-statuali sono emersi insieme. Lo stato ha usato le scuole per disciplinare tutti i bambini nello spazio e nel tempo, con aule e intervalli, insegnando l’idioma e la religione-fede della nazione dominante. Lo stato ha imposto omogeneità in tutto il paese con un singolo sistema scolastico. In più, ha imposto la verticalità dal ministero giù fino al bambino di categoria più bassa.

È inconcepibile che non ci debbano essere rivolte. Ciò nonostante, ci sono.

La mia esperienza del bullismo in giro per il mondo indica che molto di esso viene diretto contro il sistema scolastico; sovente, qualcuno che odia intensamente la scuola fa il bullo con un bambino più debole sospettato di amare la scuola.

I livelli superiori danno la colpa a quelli inferiori – l’insegnante incolpa i bulli e le loro famiglie, il preside incolpa gli insegnanti – e quelli inferiori i superiori – i bulli e i genitori incolpano insegnanti e presidi. Si sprecano le accuse, scarseggiano le soluzioni. Comunque è invalsa la tolleranza zero verso il bullismo.

Come interviene la mediazione entro e fra tutti i gruppi? In SABONA (in zulu: ti considero, ti accolgo) la domanda iniziale è “che cosa è una buona classe, una buona scuola?” mirando alle soluzioni, al sogno, all’ideale. Dopo di che: “che cosa succede effettivamente, nella realtà?” e poi la nostalgia: “era meglio in passato?” e l’incubo: “che cos’è il peggio che potrebbe capitare?” E poi di nuovo, tutte e quattro le domande, per trovare risposte più ricche, più profonde, una alla volta. Incredibilmente, si ottiene molto.

La grande ondata per la diversità e l’uguaglianza si basa sui diritti umani per la prima e sulla democrazia per la seconda. La mediazione e le soluzioni dovrebbero seguire quella tendenza, non agirvi contro. La mediazione è un reciproco interrogarsi col dialogo, cioè mediante la parola, per delle soluzioni; il metodo orale di Freud. Idealmente i banbini e gli adulti dovrebbero giungere loro a delle soluzioni, ma i mediatori possono indicare garbatamente – con ?, non con ! – modi di pensare, prospettive per varie soluzioni.

I due valori citati indicano scuole che usino l’apprendimento partecipativo di gruppo, molto apprendimento orizzontale da studente a studente, e non solo verticale da insegnante a studente. Anziché per classi, aule per progetti, e per discipline, con più libertà di scelta. Computer e libri, internet e insegnanti, esplorazione di problemi concreti, usando le risorse necessarie.

Conviene costruire in tale tendenza. Una scuola può sperimentare con progetti che attraggano studenti di altre classi e che dialoghino fra di loro. Possono imparare a non essere d’accordo sulle risposte ai vari problemi e a usare il dialogo, anche con gli insegnanti, per arrivare a risposte migliori.

E perché non coinvolgere i genitori in tali dialoghi, aprendosi a una maggior varietà generazionale? Chiedere ai genitori di parlare del proprio lavoro e di esperienze varie, aprendosi a prospettive sociali aldilà di quella della propria famiglia? Rendendo la scuola una gran convivencia, che promuove l’equità e l’empatia.

Se avviene violenza, fisica, verbale, simbolica, usare la mediazione per identificare conflitti irrisolti e traumi non riconciliati, ferite derivanti dalla violenza del passato. Risolvere conflitti per evitare aggressione o apatia, riconciliare i traumi onde evitare vendette e rivalse. Sulla base dell’equità nella reciproca interrogazione – Che cosa se …?, proposto con garbo, non imposto.

Devono essere resi disponibili spazio e tempo per lavorare sui conflitti. Dedicare l’ultima ora del venerdì ai casi della settimana, con studenti e insegnanti – personale e genitori? – preparandosi. Eventualmente usando una Tavola Rotonda per considerare i problemi da varie angolazioni? Come la tavola di colazione in famiglia? Un’assemblea generale al lavoro? Oppure quell’approccio brillante, l’ ho’o pono pono polinesiano? Cercando non di analizzare psicologicamnete gli individui, bensì focalizzandosi su relazioni e strutture problematiche per migliorarle; più orizzontalità, meno sfruttamento-frammentazione-emarginazione.

Una semplice formula è “l’igiene del conflitto”, come il fare la doccia, lavarsi le mani o i denti riguardo al corpo. Consapevolezza dei propri obiettivi e di quelli altrui, delle incompatibilità, e un collegamento creativo degli obiettivi legittimi – che vuol dire obiettivi compatibili con i diritti umani e la democrazia. Usare le assemblee degli studenti, le associazioni insegnanti-genitori, le riunioni del personale non-docente – e ricondurle a un insieme.

Un’esperienza: aneddoti, storie, narrazioni, di mediazioni riuscite, possono comunicare meglio che i principi; ma ci vogliono tutti e due.

Un’altra esperienza: la mediazione utilizza la mappatura dei conflitti (contendenti, loro obiettivi, incompatibilità); l’esplorazione della legittimità degli obiettivi, dei fini e dei mezzi, e la creatività per ricomprendere gli obiettivi legittimi in una nuova realtà. Interrogarsi con curiosità; una certa conoscenza del diritto, dei diritti umani, dei bisogni fondamentali di corpo-mente-spirito; creatività – dove s’insegnano queste competenze? Collegare tutto ciò alla tendenza crescente degli studi universitari per la pace in tutto il mondo!

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
Titolo originale: School Mediation: Problems, And Solutions?

https://www.transcend.org/tms/2015/11/school-mediation-problems-and-solutions/

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