Da Pol Pot all’ISIS: “Tutto ciò che vola contro tutto ciò che si muove a terra” – John Pilger

17 novembre 2015 – Nel trasmettere gli ordini del presidente Richard Nixon per un “massiccio” bombardamento della Cambogia nel 1969, Henry Kissinger disse: “Tutto ciò che vola contro tutto ciò che si muove a terra”. Mentre Barack Obama conduce la sua settima guerra contro il mondo mussulmano da quando gli è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace e Francois Hollande promette un attacco “spietato” contro quel paese in rovina, l’isterismo e le menzogne orchestrate inducono quasi nostalgia per l’onestà omicida di Kissinger.

Da testimone delle conseguenze umane della ferocia aerea – compresa la decapitazione delle vittime, con i loro brandelli a decorare alberi e campi – non sono sorpreso dall’ignoranza della memoria e della storia, ancora una volta. Un esempio rivelatore è l’ascesa al potere di Pol Pot e dei suoi Khmer Rossi, che avevano molto in comune con l’attuale Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS). Anche loro erano feroci medievalisti che avevano cominciato come una piccola setta. Anche loro erano il prodotto di un’apocalisse prodotta dagli Stati Uniti, allora in Asia.

Secondo Pol Pot il suo movimento consisteva di “meno di 5.000 guerriglieri miseramente armati, incerti riguardo alle loro strategie, tattiche, lealtà e capi”. Una volta entrati in azione i bombardieri B-52 di Nixon e Kissinger, come parte dell’ “Operazione Menu”, il massimo demone dell’occidente non poté credere alla propria fortuna. Gli statunitensi sganciarono l’equivalente di cinque bombe di Hiroshima sulla Cambogia rurale nel periodo 1969-73. Rasero al suolo un villaggio dopo l’altro, tornando poi a bombardare macerie e cadaveri. I crateri lasciarono gigantesche collane di carneficine, ancora visibili dall’aria. Il terrore era inimmaginabile. Un ex dirigente dei Khmer Rossi ha descritto come i sopravvissuti “gelavano e vagavano muti per tre o quattro giorni. Terrificati e mezzo impazziti; la gente era pronta a credere a ciò che le veniva detto … Fu ciò che rese così facile ai Khmer Rossi conquistare la gente”. Una Commissione Governativa d’Inchiesta finlandese stimò in 600.000 i cambogiani morti nella successiva guerra civile e descrisse i bombardamenti come il “primo stadio di un decennio di genocidio”. Quello che Nixon e Kissinger avevano cominciato, Pol Pot, loro beneficiario, completò. Sotto le loro bombe i Khmer Rossi crebbero fino a diventare un formidabile esercito di 200.000 uomini.

L’ISIS ha un passato e un presente simili. Secondo la maggior parte delle stime fatte da studiosi, l’invasione dell’Iraq da parte di Bush e Blair nel 2003 condusse alla morte di almeno 700.000 persone, in un paese che non aveva alcuna storia di jihadismo. I curdi avevano concluso patti territoriali e politici; i sunniti e gli sciiti avevano differenze di classe e settarie, ma vivevano in pace; i matrimoni misti erano comuni. Tre anni prima dell’invasione percorsi l’Iraq senza timore. Sul percorso incontrai persone orgogliose, soprattutto, di essere irachene, eredi di una civiltà che appariva loro una presenza.

Bush e Blair fecero a brandelli tutto ciò. L’Iraq è oggi un nido di jihadismo. Al-Qaeda – come i “jihadisti” di Pol Pot – ha colto l’occasione offerta dall’attacco di “Shock and Awe” e dalla guerra civile che è seguita. La “ribelle” Siria ha offerto premi ancora maggiori, con canali di armi, logistica e denaro della CIA e degli Stati del Golfo che attraversavano la Turchia. L’arrivo di reclute straniere è stato inevitabile. Un ex ambasciatore britannico, Oliver Miles, ha scritto: “Il governo [Cameron] sembra seguire l’esempio di Tony Blair, che ignorò coerenti consigli del Foreign Office, del MI5 e MI6 che la nostra politica mediorientale – e in particolare le nostre guerre in Medio Oriente – erano state il motore principale del reclutamento di mussulmani in Gran Bretagna per il terrorismo qui”.

L’ISIS è la progenie di quelli che a Washington, Londra e Parigi, cospirando per distruggere l’Iraq, la Siria e la Libia, hanno commesso un crimine epico contro l’umanità. Come Pol Pot e i Khmer Rossi, l’ISIS è una mutazione del terrore statale occidentale dispensato da una élite imperiale venale indifferente alle conseguenze delle azioni attuate molto lontano per distanza e cultura. La loro colpa non è menzionabile nelle “nostre” società, creando complici di quelli che sopprimono questa verità cruciale.

Sono trascorsi 23 anni da quando un olocausto ha avviluppato l’Iraq, immediatamente dopo la prima Guerra del Golfo, quando gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dirottarono il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e imposero “sanzioni” punitive alla popolazione irachena, ironicamente rafforzando l’autorità interna di Saddam Hussein. E’ stato come un assedio medievale. Quasi tutto ciò che sosteneva uno stato moderno fu, in gergo, “bloccato”, dal cloro per rendere sicura l’acqua alle matite per le scuole, alle parti di apparecchi per i raggi X, a farmaci e antidolorifici comuni per combattere cancri in precedenza sconosciuti portati nella polvere dai campi di battaglia meridionali contaminati dall’uranio impoverito. Appena prima del Natale del 1999 il Dipartimento del Commercio e dell’Industria di Londra limitò l’esportazione di vaccini per proteggere i bambini iracheni dalla difterite e dalla febbre gialla. Kim Howells, sottosegretario di stato del governo Blair spiegò il perché. “I vaccini per i bambini”, disse, “erano in grado di essere utilizzati in armi di distruzione di massa”. Il governo britannico poté farla franca con una simile indecenza perché i media che riferivano sull’Iraq – in larga misura manipolati dal Foreign Office – incolpavano Saddam Hussein di qualsiasi cosa.

Nell’ambito di un fasullo programma umanitario di “Petrolio in cambio di cibo”, furono stanziati 100 dollari per ciascun iracheno perché ci vivesse per un anno. Questa cifra doveva pagare le infrastrutture e i servizi essenziali, quali elettricità e acqua, dell’intera società. “Immagina”, mi disse il vice segretario generale dell’ONU, Hans Von Sponeck, “di confrontare tale miseria con la mancanza di acqua potabile e con il fatto che la maggioranza dei malati non può permettersi cure e con il trauma assoluto di tirare avanti giorno per giorno e avrai una sensazione dell’incubo. E, non sbagliarti, questo è deliberato. In passato non ho voluto usare il termine genocidio, ma oggi è inevitabile”. Disgustato, Von Sponeck si dimise da coordinatore umanitario dell’ONU in Iraq. Il suo predecessore, Denis Halliday, un alto dirigente dell’ONU ugualmente illustre, si era anche lui dimesso. “Ho avuto istruzioni”, disse Halliday, “ di attuare una politica che soddisfa la definizione di genocidio: una politica deliberata che ha in effetti ucciso più di un milione di persone, bambini e adulti”.

Uno studio del Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite, l’UNICEF, ha scoperto che tra il 1991 e il 1998, al picco dell’embargo, c’erano stati 500.000 morti “in eccesso” di bambini iracheni sotto i cinque anni. Un giornalista televisivo statunitense sottopose ciò a Madelein Albright, ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, chiedendole: “E’ un prezzo accettabile?” La Albright rispose: “Riteniamo che il prezzo sia accettabile”.

Nel 2007 il dirigente britannico più anziano responsabile delle sanzioni, Carne Ross, noto come “Mr.Iraq”, dichiarò a un comitato parlamentare: “[I governi degli USA e del Regno Unito] hanno in effetti negato all’intera popolazione i mezzi per vivere”. Quando intervistai Carne Ross tre anni dopo egli era consumato dal rimorso e dalla contrizione. “Mi vergogno”, disse. Oggi è uno dei rari che raccontano la verità su come il governo inganna e su come i media compiacenti giocano un ruolo cruciale nel diffondere e mantenere l’inganno. “Passavamo fatti inventati [ai giornalisti] riguardanti informazioni sterilizzate dei servizi segreti”, ha detto, “oppure li tagliavamo fuori”. L’anno scorso un titolo non atipico del Guardian diceva: “Di fronte all’orrore dell’ISIS dobbiamo agire”. “Dobbiamo agire” è un fantasma risorto, un avvertimento della soppressione della memoria informata, dei fatti, delle lezioni apprese e del rimorso e della vergogna. L’autore dell’articolo era Peter Hain, l’ex responsabile del ministro del Foreign Office per l’Iraq sotto Blair. Nel 1998, quando Dennis Halliday rivelò la misura della sofferenza in Iraq di cui il governo Blair condivideva la principale responsabilità, Hain lo insultò durante il programma Newsnight della BBC accusandolo di essere un “apologeta di Saddam”. Nel 2003 Hain ha appoggiato l’invasione di Blair dell’Iraq disastrato basandola su menzogne evidenti. A un successivo congresso del Partito Laburista egli ha scartato l’invasione come un “problema marginale”.

Ecco là Hain a chiedere “attacchi aerei, droni, equipaggiamento militare e altro sostegno” per quelli che “rischiano il genocidio” in Iraq e in Siria. Ciò rafforzerà “l’imperativo di una soluzione politica”. Il giorno in cui è comparso l’articolo di Hain, è capitato che Denis Halliday e Hans Von Sponeck fossero a Londra e venissero a trovarmi. Non erano impressionati dalla letale ipocrisia di un politico, ma lamentavano la duratura, quasi inspiegabile assenza di una diplomazia intelligente nel negoziare un’apparenza di tregua. In tutto il mondo, dall’Irlanda del Nord al Nepal, quelli che si considerano reciprocamente terroristi ed eretici si sono incontrati a un tavolo. Perché no in Iraq e in Siria? C’è invece una scialba verbosità quasi sociopatica di Cameron, Hollande, Obama e della loro “coalizione dei volenterosi” nel prescrivere altra violenza scatenata da 30.000 piedi d’altezza su luoghi in cui il sangue di precedenti avventure non si è mai asciugato. Sembrano apprezzare talmente la loro violenza e stupidità da averne bisogno per rovesciare il loro unico potenziale alleato di valore, il governo siriano.

Non si tratta di nulla di nuovo, come illustra questo documento dei servizi segreti britannico-statunitensi fatto trapelare:

“Al fine di agevolare l’azione delle forze liberative [sic] … andrebbe condotto uno sforzo speciale per eliminare determinati individui chiave [e] procedere con disordini interni in Siria. La CIA è pronta e il SIS (MI6) tenterà di montare sabotaggi minori e incidenti di coup de main [sic] in Siria, operando tramite contatti individuali … un grado necessario di paura … scontri [messi in scena] ai confini offriranno un pretesto per l’intervento … la CIA e il SIS dovrebbero utilizzare … competenze in campo sia psicologico sia operativo per accrescere la tensione”.

Questo è stato scritto nel 1957, anche se avrebbe potuto essere scritto ieri. Nel mondo imperiale non cambia sostanzialmente nulla. Nel 2013 l’ex ministro degli esteri francese, Roland Dumas, ha rivelato che “due anni prima della Primavera Araba” gli era stato detto a Londra che era pianificata una guerra in Siria. “Vi dirò qualcosa”, ha detto in un’intervista al canale televisivo francese LPC, “Ero in Inghilterra per altre questioni due anni prima delle violenze in Siria. Ho incontrato alti dirigenti britannici che mi hanno confessato che stavano preparando qualcosa in Siria … La Gran Bretagna stava organizzando un’invasione di ribelli in Siria. Mi hanno persino chiesto, sebbene non fossi più ministro degli affari esteri, se mi sarebbe piaciuto partecipare … Questa operazione risale molto indietro. E’ stata preparata, concepita in anticipo e pianificata”.

I soli avversari effettivi dell’ISIS sono demoni ufficiali dell’occidente: Siria, Iran, Hezbollah e oggi la Russia. L’ostacolo è la Turchia, un “alleato” e membro della NATO che ha cospirato con la CIA, il MI6 e i medievalisti del Golfo per canalizzare sostegno ai “ribelli” siriani, compresi quelli che oggi si definiscono ISIS. Appoggiare la Turchia nella sua antica ambizione di dominio regionale, rovesciando il governo Assad, attira una guerra convenzionale e l’orrendo smembramento dello stato più etnicamente composito del Medio Oriente.

Una tregua – per quanto difficile da negoziare e realizzare – è la sola via d’uscita da questo labirinto; diversamente le atrocità a Parigi e a Beirut si ripeteranno. Assieme a una tregua, i principali responsabili e supervisori della violenza in Medio Oriente – gli statunitensi e gli europei – devono “de-radicalizzarsi” e dimostrare buona fede a comunità mussulmane rese ostili dovunque, comprese quelle in patria. Dovrebbe esserci un’immediata cessazione di tutte le consegne di materiale bellico a Israele e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il problema della Palestina è la ferita aperta più infetta della regione e la giustificazione spesso dichiarata per l’ascesa dell’estremismo islamico. Osama bin Laden lo disse chiaramente. La Palestina offre anche speranza. Si dia giustizia ai palestinesi e si comincerà a cambiare il mondo attorno a loro.

Più di quarant’anni fa i bombardamenti di Nixon e Kissinger in Cambogia scatenarono un torrente di sofferenze da cui quel paese non si è mai ripreso. Lo stesso vale per il crimine di Blair-Bush in Iraq e per i crimini della NATO e della “coalizione” in Libia e in Siria. Con un tempismo impeccabile il più recente volume opportunista di Kissinger è stato pubblicato con il titolo satirico “Ordine Mondiale”. In una recensione ossequiosa Kissinger è descritto come un “plasmatore chiave di un ordine mondiale che è rimasto stabile per un quarto di secolo”. Andate a dirlo alla gente di Cambogia, Vietnam, Laos, Cile, Timor Est e a tutte le altre vittime della sua opera di “statista”. Solo quando “noi” riconosceremo i criminali di guerra in mezzo a noi e smetteremo di negarci la verità, il sangue comincerà ad asciugarsi.

Da Z Net Italy- Lo spirito della Resistenza è vivo www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-root-causes-of-terrorism-and-what-we-can-do-about-it/

Originale: johnpilger.com Traduzione di Giuseppe Volpe

http://znetitaly.altervista.org/art/18801

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