Consigli e lezioni da un’attivista afgana per la Pace – Vincent Emanuele

Vari anni fa ebbi l’occasione di lavorare con Suraia Suhar, una donna nata in Afghanistan che ora vive a Toronto, Canada. All’epoca Suraia lavorava per l’Organizzazione Afgani per la Pace (AFP) e io lavoravo nel Consiglio di Amministrazione dei Reduci dall’Iraq contro la Guerra (IVAW- Iraq Veterans Against War).

Suraia Suhar

 

Nel 2012, la NATO ha tenuto il suo vertice annuale a Chicago dove migliaia di dimostranti contro la guerra erano arrivati per appoggiare gli AFP e l’IVAW e per protestare contro il continuo e sempre crescente militarismo. Le dimostrazioni e le azioni raggiunsero il culmine quando dei membri dell’IVAW gettarono via le loro medaglie, ripetendo le azioni della protesta denominata  Dewey Canyon III  nel 1971 (dal nome della omonima operazione di invasione in Laos nel1969 e 1971,n.d.t.),  quando i Reduci del Vietnam contro la Guerra buttarono via i loro cimeli militari sugli scalini del Campidoglio a Washington, D.C.

Le proteste anti-NATO sono state le ultime massicce dimostrazioni pacifiste svoltesi negli Stati Uniti. Da allora e anche negli anni precedenti (2008-2012), il movimento pacifista era stato quasi completamente assente. Tuttavia, anche quando era attivo e visibile (2002-2007), la guerra in Afghanistan era un argomento tabù. In breve, i progressisti e le persone di sinistra non si sono mai  capacitati del fatto che la guerra in Afghanistan è, era e sarà sempre catastrofica e immorale.

Non meno di poche settimane fa, come sa la maggior parte delle persone, le forze armate statunitensi hanno bombardato un ospedale civile a Kunduz, in Afghanistan, uccidendo 12 membri dell’organizzazione sanitaria Medici Senza Frontiere, insieme ad altri 10 civili afgani che in quei giorni venivano curati per malattie connesse all’ occupazione della NATO in corso. Senza dubbio continua l’orrore per gli afgani e non se ne vede la fine, dato che Obama ha deciso che terrà 5.500 soldati in Afghanistan fino a quando non lascerà l’incarico nel gennaio 2017.

Di recente ho avuto l’occasione di parlare brevemente con Suraia, che attualmente collabora con organizzazioni anti-razziste a Toronto. Alle domande circa il bombardamento di Kunduz, in Afghanistan, Suraia ha risposto dicendo che il mondo dovrebbe appoggiare l’attuale campagna di Medici Senza Frontiere e usare, si spera, questo avvenimento brutale per fare pressione politica sia negli Stati Uniti che all’estero. Quello che è necessario, secondo Suraia, è un’indagine indipendente. Come ha dimostrato l’IVAW con le testimonianze di soldati ascoltate  durante le sedute di Winter Soldier, le forze armate statunitensi non indagheranno per conto loro. Quando i militari indagano e talvolta fanno azioni legali, gli uomini e le donne appartenenti  alle forze armate di grado inferiore,  sono quelli che affrontano le conseguenze, non gli ufficiali di rango superiore.

Riguardo al recente annuncio di Obama a proposito dei livelli di truppe in Afghanistan, Suraia ha detto: “E’ soltanto un’estensione dell’occupazione attuale. Per quanto riguarda il futuro, ebbene, penso che gran parte di esso dipenderà da chi sarà eletto dopo che Obama andrà via.” In altre parole, “Ovviamente Trump avrebbe un approccio diverso da Sanders rispetto alla politica estera. E, data la reputazione di Hillary, sono  preoccupata che un’amministrazione Clinton  porterebbe ad altre politiche belliche aggressive all’estero rispetto a quelle fallite di Obama.

E che dire delle donne afgane? Suraia non “abbocca”. Questo è un logoro argomento orientalista da sfatare. Dato che viviamo nell’Età dell’Informazione, la mia speranza è che coloro che credono in queste affermazioni e che le ripetono,  facciano lo sforzo di leggere i rapporti statistici sulla qualità della vita delle donne in Afghanistan e su quanta parte del progresso, anche se con risultati imperfetti, ha avuto poco o nulla a che fare con il conflitto militare.” Si scopre che le bombe non contribuiscono all’uguaglianza di genere o ai diritti politici, immaginate.

Di fatto, le bombe e gli attacchi della NATO hanno creato più insicurezza. “L’intera

occupazione è stata piena di corruzione, escalation di violenza, vittime che si potevano evitare e ulteriore  perdita di autonomia  del popolo afgano. I grandi numeri di persone  che si trasferivano in altre zone del paese stesso e l’aumento della popolazioni di profughi, è la prova evidente del deterioramento della sicurezza in Afghanistan.” In effetti, la in Afghanistan, la situazione continua a peggiorare.

“La guerra in Afghanistan era considerata la guerra buona (legale) e una replica giustificata all’11 settembre. Quasi immediatamente è stato alimentato l’allarmismo con un aumento dell’islamofobia  e i media non hanno avuto problemi a diffondere retorica anti-terrorismo sotto forma di sciovinismo.” Inoltre Suraia osserva che: “Quando ci fu un’ intensificazione della guerra in Afghanistan alla fine del 2009, un Democratico (Obama) era al potere e quindi, successivamente e. aggiungerei,  vigliaccamente, il movimento pacifista si dissolse. E’ stato, a dir poco deludente.”

Critiche pungenti? Senza dubbio, ma nondimeno vere. Posso personalmente testimoniare della posizione codarda che molte organizzazioni pacifiste hanno preso riguardo alla guerra in Afghanistan. Anche a sinistra, le persone non hanno mai capito come affrontare la “buona guerra.” Parte del problema, almeno dalla mia prospettiva, è che con gli attivisti per la pace e la giustizia abbiamo fatto un’opera inadeguata di educazione  riguardo all’Impero americano, alla sua storia e all’eredità dei cosiddetti interventi umanitari e delle operazioni anti-insurrezionali.

Per quanto riguarda il movimento pacifista, ho chiesto a Suraia quale consiglio darebbe a coloro che cercano di ricostruire il movimento o, meglio ancora, di costruirne uno nuovo per opporsi al militarismo e all’impero. “Non sottolineo mai abbastanza l’importanza di lavorare a fianco della gente dell’ Afghanistan che è bene informata,  esperta e che fa già lavoro organizzativo comunitario. Questo vale per tutte le zone di conflitto dove è coinvolto il movimento contro la guerra.

Inoltre, secondo Suraia : “Penso che sia importante sapere in che modo contrastare   e trovare soluzioni  alternative alla guerra militare, e quindi una migliore comprensione dello sviluppo sostenibile a lungo termine, la giustizia riparativa e i risarcimenti aiuterebbero moltissimo il movimento per la pace.” Inoltre, “Il movimento contro la -guerra dovrebbe essere consapevole dei problemi che sorgono da certe aree di politica dell’identità. Un primo esempio di questo è celebrare la diversità nelle forze armate statunitensi quando queste servono ancora gli interessi del governo e delle grosse aziende statunitensi.”

Alla fine della conversazione ho domandato a Suraia come è stata la vita per lei, donna afgana che vive a Toronto e che è parla apertamente e in pubblico:

“Penso che molte altre persone si stanno rendendo conto che l’attuale clima di islamofobia e di razzismo è  stato usato per appoggiare le politiche dello stato di polizia, le guerre all’estero e le leggi contro le libertà civili, cosicché c’è stata una resistenza crescente a questo. Per essere chiara, in quanto donna afgana che vive in Nord America  e che parla pubblicamente in modo esplicito, nel mondo del dopo 11 Settembre, non è stato privo di sfide.

A parte il fatto di doversi scontrare con opinioni frutto di informazioni sbagliate  e pesantemente prevenute, una cosa che ho notato sono le costanti critiche  sessiste  arrivate da molte fonti – dagli afgani favorevoli ai signori della guerra che appoggiano la missione della NATO, da personaggi dei media conservatori e dai loro seguaci, e dai razzisti in generale. Badate che parlo dei canadesi. Ci hanno preso di mira con molestie perfide  e perseguitandoci  online perché siamo donne musulmane afgane con una nostra opinione politica che naturalmente differisce dalla loro. Questo rivela la loro ipocrisia nel dichiarare  di appoggiare i diritti e la liberazione delle donne per mezzo delle guerre intraprese dall’Occidente. E’ inevitabile, e quindi sono arrivata  ad aspettarmi che succeda.  Mi rendo conto che l’intento è di mettere a tacere il dissenso, ma è una tattica vigliacca. Una buona difesa è la trasparenza e l’appoggio

reciproco e solidale.”

Il consiglio e le riflessioni di Suraia sono molto simili all’orientamento e alle riflessioni che ho sentito da altri afgani e iracheni nel corso degli anni. In breve, queste attività hanno bisogno di solidarietà  e di veri alleati – alleati che siano  disponibili  a mettere da parte le loro trascurabili differenze nel perseguire la fine dell’Impero statunitense all’estero e l’islamofobia e il militarismo in patria. Dopotutto, parliamo di guerra, quindi diventiamo seri, amici miei, perché i nostri fratelli e sorelle all’estero hanno bisogno della nostra solidarietà e del nostro impegno.

 

Nella foto: Suraia e altre due ragazze afgane residenti a Toronto manifestano contro la guerra.

 

 

Vincent Emanuele si può contattare su [email protected]

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/advice-and-lessons-from-an-afghan-peace-activist

Originale : TeleSUR English Traduzione di Maria Chiara Starace

9 novembre 2015
http://znetitaly.altervista.org/art/18744

 

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