Costruire la pace tra Stato e territori – Recensione di Nanni Salio

cop_Costruire la pace tra Stato e territori. I dilemmi del peacebuildingRoberto Belloni, Mauro Cereghini, Francesco Strazari (a cura di), Costruire la pace tra Stato e territori. I dilemmi del peacebuilding, Erickson, Trento 2014, pp. 324, € 20,00

Titolo curioso, perché stato e territori sono entità astratte e le persone reali non compaiono. Ma rientra nella logica che sottende gran parte dei cosiddetti interventi umanitari.

Il libro raccoglie i contributi presntati al convegno «Conflitto, pace, costruzione dello Stato e istituzionii locali», organizzato a Trento l’1 e 2 marzo 2012 dal Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale e dalla Scuola sui Studi Internazionali dell’Università.

Un primo equivoco si nota nell’uso del termine conflitto come sinonimo di guerra, contrariamente a quanto ormai acquisito negli studi di ricerca per la pace da molti decenni. Le situazioni prese in esame, dall’Afghanistan all’Iraq all’Etiopia sono nel migliore dei casi caratterizate da tregue armate, ma non certo dall’assenza di conflitto, per cui parlare di post-conflitto, come fanno ripetutamente gli autori nei vari saggi è fuori luogo.

I vari contributi cercano di delineare in modo problematico che cosa si intende per peacebuilding, quale possa essere la collaborazione tra civili e militari, le difficoltà e gli ostacoli che si incontrano sul campo.

Tuttavia, sembra che si dia per scontato che questo tipo di intervento si possa comunque fare, pur restando all’interno degli schieramenti che hanno creato le situazioni che ora si vorrebbe cercare di sanare. Non è messa chiaramente in discussione la responsabilità della NATO/USA nell’invasione illegale sia dell’Afghanistan sia dell’Iraq, con motivazioni a dir poco pretestuose e comunque false, né i costi umani che per il solo Iraq sono stimati dalla fonti più autorevoli vicini a un milione di vittime.

È ben difficile immaginare, pur con le migliori intenzioni, che con tali premesse gli inteventi «umanitari» possano essere efficaci. D’altro canto, basti pensare all’Iraq e a quanto sta succedendo con la nascita dell’ISIS per rendersi conto delle enormi responsabilità dei paesi occidentali.

Pur con questi limiti, il libro offre degli utili contributi di riflessione critica per vedere dall’interno e dalle esperienze sul campo i limiti attuali del peacebuilding.

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