Vita e natura – Recensione di Nanni Salio

cop_vitanatura250Fritjof Capra, Pier Luigi Luisi, Vita e natura. Una visione sistemica, Aboca, Sansepolcro (Ar) 2015, pp. 608, 80 illustrazioni b/n, € 34,00

Da tempo entrambi gli autori si occupano di pensiero sistemico: Fritjof Capra, fisico, iniziò con il libro divulgativo di grande successo Il Tao della fisica, da me tradotto per Adelphi nel 1982, mentre Pier Luigi Luisi, biochimico, ha condotto ricerche in settori di confine tra chimica e biologia.

Questo corposo lavoro di oltre 600 pagine è suddiviso in quattro parti, che affrontano aspetti diversi di una concezione sistemica della vita. La prima parte richiama in chiave storica la visione meccanicistica del mondo, da Newton ai giorni nostri. La seconda parte descrive la nascita del pensiero sistemico e della teoria della complessità. La terza è una applicazione di questa visione a una “nuova concezione della vita”, dal darwinismo all’autopoiesi, ai fenomeni sociali. Infine, nella quarta parte si descrivono i principali problemi che occorre affrontare per “sostenere la rete della vita”.

Il libro è un’opera di alta divulgazione, che introduce i molteplici argomenti scientifici con chiarezza, mediante schede specifiche (box) quando necessario e articoli integrativi scritti appositamente da alcuni dei più noti studiosi (guest essays).

Molte delle questioni affrontate sono controverse sia nell’àmbito strettamente scientifico sia per le ricadute sociali. Per esempio, nel cap. 9, parte terza, si discutono le principali conseguenze del darwinismo e la controversia con il creazionismo e il disegno intelligente. Più avanti (p. 305), viene ricordata una bella immagine che l’ambientalista californiano David Brower propone per ricostruire la presenza degli esseri umani sulla Terra, riducendo le età del nostro pianeta ai soli sei giorni della storia biblica della creazione:

“ […] la Terra viene creata la domenica a mezzanotte. La vita sotto forma delle prime cellule batteriche, appare martedì mattina verso le 8:00. Nei successivi due giorni e mezzo c’è l’evoluzione del microcosmo, che giovedì a mezzanotte è completamente costituito, regolando l’intero sistema planetario. Venerdì verso le 4:00 di pomeriggio i microrganismi “inventano” la riproduzione sessuale, e sabato, l’ultimo giorno della creazione, evolvono tutte le forme di vita.

Verso l’1:30 della mattina di sabato, si formano i primi animali marini, e verso le 9:30 compaiono le prime piante, seguite due ore dopo, da anfibi e insetti. Circa dieci minuti prima delle 17:00, compaiono i grandi rettili, che vagano sulla Terra in lussureggianti foreste tropicali per cinque ore, e poi improvvisamente muoiono verso le 21:45. Nel frattempo, i mammiferi sono arrivati sulla Terra, nel tardo pomeriggio, verso le 17:30, e gli uccelli arrivano di sera, verso le 19:15.

Poco dopo le 22:00, ai tropici, alcuni mammiferi arboricoli si evolvono nei primi primati; un’ora dopo, alcuni di questi si evolvono in scimmie, e intorno alle 23:40 di notte compaiono le grandi scimmie. Otto minuti prima della mezzanotte, le prime scimmie del sud si alzano e cominciano a camminare su due gambe. Cinque minuti dopo scompaiono nuovamente. La prima specie umana, Homo habilis, appare alle 23:56, mezzo minuto più tardi si evolve in Homo erectus, e trenta secondi prima della mezzanotte si evolve nelle forme arcaiche di  Homo sapiens. Neandertal domina in Europa e in Asia dai 15 ai 4 secondi prima della mezzanotte. La specie umana moderna, infine, appare in Africa e in Asia 11 secondi prima della mezzanotte e in Europa 5 secondi prima. La storia umana scritta inizia circa due terzi di secondo prima della mezzanotte” (pp. 305-306)

In breve, siamo delle minuscole fluttuazioni nell’infinito spazio-tempo cosmico e terrestre.

Ma è nella parte quarta che vengono affrontati i nodi principali dell’attuale crisi economica ed ecologica in una prospettiva sistemica, passando in rassegna molti degli studi e delle soluzioni proposte nel corso degli ultimi anni da studiosi e attivisti dei movimenti di base. Pur nell’ampiezza dei riferimenti, manca un richiamo esplicito alla cultura e alla visione gandhiana, che da un secolo a questa parte ha ispirato molti dei principali attivisti e movimenti in ogni parte del mondo.

Proprio la visione proposta da Gandhi è quanto mai sistemica e olistica, e ha l’enorme pregio di includere anche esplicitamente le forme di lotta necessarie per attivare il cambiamento sociale, in modo coerente con la stessa visione sistemica. È un punto, questo, piuttosto carente nell’analisi degli autori, mentre invece nei loro ultimi lavori, sia Jeremy Rifkin, sia Serge Latouche, seppure in modo diverso, fanno esplicito riferimento a Gandhi come precursore dei moderni movimenti ecologisti.

Un altro autore trascurato, la cui visione è quanto mai in sintonia con il pensiero sistemico, è Johan Galtung. Il tema della ricerca per la pace (peace research) è quanto di più sistemico e transdisciplinare esista e i lavori di Galtung mettono in evidenza questo approccio transculturale e transdisciplinare, indispensabile per affrontare le complesse dinamiche del cambiamento su scala internazionale.

Un utile esempio di approccio sistemico che gli autori avrebbero potuto proporre e discutere come esempio,  è il modello Ipat (I= PxAxT, dove I è l’impatto, P la popolazione, A l’affluence, o stile di vita, e T il fattore tecnologico), a sole tre variabili, quindi né troppo semplice, né troppo complesso.

Un buon indice tematico, infine, avrebbe reso più facile la consultazione e la ricerca per parole chiave, per aiutare a districarsi in una materia di notevole complessità.

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