I capi indigeni vogliono che Papa Francesco annulli la bolla papale che giustifica l’imperialismo – Julian Brave NoiseCat

Prima dell’arrivo del Papa a Filadelfia, i capi indigeni delle Americhe – dalla Confederazione Haudenosaunee nel nord dello stato di New York, fino alla nazione Qom in Argentina  e in molti luoghi tra questi due – si sono riuniti in quella città per esortare il Pontefice ad annullare la Dottrina della Scoperta, cioè una serie di bolle papali del 15° secolo,  che giustificavano  la colonizzazione europea  delle terre di recente “scoperte” . Una particolare bolla papale, emanata da Papa Nicola V nel 1455  autorizzava le nazioni cristiane a “invadere, cercare, catturare, sconfiggere e sottomettere tutti…i nemici di Cristo,” prendere la loro terra e “ridurre tutti suoi abitanti  in schiavitù perpetua.”

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La dottrina svolgeva un ruolo centrale durante i secoli della colonizzazione in tutto il mondo e aveva come conseguenza un’immensa perdita di terra e di vita per in popoli indigeni di tutte le Americhe.

“Mentre la nostra gente piantava il mais, loro piantavano le bandiere,” ha detto in un’intervista all’Huffington Post, Oren Lyons, il faithkeeper (un membro della tribù che ha il ruolo di restare calmo e di mantenere la comprensione e l’iiluminazione spirituale in momenti difficili per la tribù, n.d.t.) della Nazione Onondaga. https://it.wikipedia.org/wiki/Nazione_Onondaga.

“La dottrina della Scoperta, dal mio punto di vista, cioè da un punto di vista religioso, è la giustificazione per i Cristiani che prendono le terre dei non-Cristiani,” ha detto Phil Arnold, professore di religione all’Università di Syracuse.

Usata per lungo tempo a loro sostegno dalle potenze coloniali, quella dottrina divenne la colonna portante della proprietà e della legge indiana negli Stati Uniti in seguito al causa del 1823 presso la Corte Suprema di Johnson contro M’intosh, ha spiegato Arnold. In quella causa, il giudice John Marshall usò la dottrina per appoggiare l’opinione di maggioranza della corte, che trovò che gli indiani avevano il diritto di occupare, ma non potevano possedere, le terre native ancestrali dove avevano vissuto, amato, pregato e adorato,   si erano sposati, avevano osservato il lutto, e dove erano morti da millenni.

“Da quell’epoca, la Dottrina della Scoperta è stata fondamentalmente il meccanismo per il quale ai nativi viene negato l’accesso alle loro terre e vengono negati i loro diritti di stare nelle loro terre,” ha detto Arnold.

La dottrina ha avuto un’influenza significativa sulla legge indiana e ha creato un precedente che si sente ancora nelle decisioni moderne. La giudice Ruth Bader Ginsburg – largamente considerata la giudice più liberale della Corte Suprema – ha citato casi basati sulla Dottrina fino al 2005 per negare la rivendicazione di una terra,  presentati alla corte dalla Nazione Oneida.

Oggi, per molti capi nativi, la Dottrina è un impedimento fondamentale alla realizzazione dei diritti indigeni alle terre, alle risorse e alla sovranità. Dato che si radunano a Filadelfia per cerimonie e proteste, i capi indigeni sperano che Papa Francesco che si è affermato come voce della giustizia e dell’uguaglianza  sociale,  li ascolterà.

In effetti, Francesco ha fatto molteplici tentativi durante il suo papato, per fare ammenda per gli errori commessi dalla Chiesa contro i popoli indigeni.

Durante la sua visita in Ecuador in luglio, Francesco ha chiesto scusa per i “gravi peccati” commessi “contro i poli nativi d’America in nome di Dio.” Ha espresso il suo sostegno per i diritti indigeni durante il discorso al Congresso, giovedì, affermando: “ Tragicamente, i diritti di coloro che erano qui molto prima di noi non sono sempre stati rispettati. Per quei popoli e quelle nazioni, dal cuore della democrazia americana, voglio riaffermare la mia più alta stima e apprezzamento.”

Ora, però, alcuni capi indigeni insistono che le parole di solidarietà e di supporto non bastano. Chiedono al papa di agire per annullare e ripudiare la Dottrina della Scoperta, cosa che sarebbe un passo verso l’attuazione delle dichiarazioni del Papa e le scuse ai popoli indigeni.

Questi hanno già fatto notare che molte altre  denominazioni  e organizzazioni cristiane lo hanno già fatto, comprese  la Chiesa Episcopale, la Chiesa Metodista Unita, gli Universalisti Unitari, il Consiglio Mondiale delle Chiese, la Chiesa Cristiana e l’Incontro Annuale di New York della Società Religiosa degli Amici – solo per nominarne alcune.

Il Vaticano deve ancora occuparsi pubblicamente della Dottrina, e mentre è improbabile che lo faccia Papa Francesco, i capi indigeni stanno spingendo per quello credono sia giusto.

“Allevierebbe un sacco di sofferenza,” ha detto Lyons.

Potrebbe anche essere un atto rivoluzionario da parte di un papa piuttosto rivoluzionario.

“Il Papa che ripudia la Dottrina della Scoperta potrebbe avere l’effetto di scombinare  questi schemi legali che sono costruiti in cima a quella prospettiva religiosa o teologica,” ha detto Arnold. “E ci potrebbe essere un futuro per ulteriori conversazioni –nelle  chiese diverse o in una molteplicità di parrocchie – che potrebbe suscitare una conversazione su che cosa significherebbe  la giustizia per i popoli indigeni in tutto il mondo.”

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/indigenous-leaders-want-pope-francis-to-rescind-bull-justifying-imperialism/

Originale : Huffinghton Post Traduzione di Maria Chiara Starace

27 settembre 2015

http://znetitaly.altervista.org/art/18481

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