Hiroshima e Nagasaki: 70 anni di menzogne e ipocrisie – Nanni Salio

Ogni anno, nella ricorrenza dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, 6-9 agosto, assistiamo all’alternarsi di menzogne, mezze verità, e tentativi di far luce su quanto è accaduto in quei giorni.

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Le menzogne

1 “Salvare vite umane”: la versione ufficiale più nota è quella secondo cui le bombe avrebbero permesso di salvare un gran numero di vite umane, di soldati americani innanzi tutto, ma poi fu aggiunto, anche di vite di soldati e di civili giapponesi. Questa tesi viene ancora oggi ribadita da molti storici, politici e scienziati e la si ritrova riportata acriticamente in gran parte dei libri di testo usati nelle scuole, non solo negli USA ma anche da noi. E’ una giustificazione che anticipa le odierne teorie delle “missioni umanitarie” ed è non solo infondata sul piano morale, ma anche su quello fattuale. Le stime, tenute segrete, fatte dai militari su richiesta del presidente Truman valutavano nell’ordine di 40.000 le vittime possibili tra i soldati americani nel caso che si fosse continuata la guerra con l’invasione del Giappone. Ma Truman diffuse la voce secondo cui le vittime sarebbero state almeno 500.000 se non addirittura oltre un milione.

2 “Fare terminare la guerra”: anche questa affermazione è falsa, perché era ben noto ai servizi segreti americani, da parecchi mesi, prima ancora del test ad Alamogordo, nel Nevada, con la prima bomba denominata Trinity fatta esplodere il 16 luglio 1945, che il Giappone era disposto alla resa.

3 “Le radiazioni nucleari non sono nocive”: dopo il lancio delle bombe, fu impedito dai militari, guidati dal generale Mac Arthur, a chiunque non autorizzato a entrare nelle due città bombardate. In particolare fu negata l’autorizzazione ai giornalisti. Gli unici abilitati dovevano trasmettere le informazioni passate loro dai militari. Uno dei punti chiave era negare la portata della distruzione in seguito alle radiazioni, che continuarono a mietere vittime e a creare una sofferenza inaudita nelle persone sopravvissute all’esplosione. In seguito, si continuò a negare il danno delle radiazioni sia nei test nucleari in atmosfera condotti sino agli anni 1960, sia nella fuoruscita di emissioni dalle centrali elettronucleari.

4 “Hiroshima era una base militare”: anche questa giustificazione data da Truman è falsa. Sia Hiroshima che Nagasaki furono scelte perchè erano tra le poche città non ancora bombardate dall’aviazione statunitense e quindi adatte per compiere l’ “esperimento” e verificare il potenziale distruttivo delle bombe.

Perché furono lanciate le bombe

1 “Investimenti economici”: il progetto Manhattan aveva richiesto una ingente quantità di risorse, che dovevano essere giustificate di fronte al Congresso e più in generale di fronte all’opinione pubblica. Era quindi necessario proseguire il progetto sino al suo completo compimento, ovvero il bombardamento.

2 “Vendetta”: in molte dichiarazioni ufficiali, oltre che nei sentimenti di una parte dell’opinione pubblica alimentati da una spietata propaganda razzista antigiapponese, il bombardamento era la giusta punizione per l’attacco giapponese a Pearl Harbour del 7 dicembre 1941.

3 “Esperimento scientifico-militare”: con il bombardamento sulle città si effettuava il primo esperimento per verificare direttamente, non solo in una zona desertica come nel Nevada il 16 luglio 1945, gli effetti distruttivi su un obiettivo reale, una città e i suoi abitanti. La “curiosità” scierntifica e militare può giungere sino a questi limiti, come già avvenne con altri esperimenti su cavie umane nel corso di tutta la seconda guerra mondiale.

4 “Decisioni strategiche militari e politiche”: la decisione di lanciare le bombe fu presa da un ristretto numero di persone, politici e militari, senza tener conto dei suggerimenti e delle critiche che provenivano da alcuni tra militari e scienziati, consapevoli che le bombe non erano necessarie e costituivano un gigantesco crimine contro l’umanità .

5 “L’Unione Sovietica”: ma la ragione che più di altre contribuì alla decisione presa da Truman è il messaggio rivolto all’Unione Sovietica per impedire che, dopo la sua dichiarazione di guerra al Giappone, l’8 agosto 1945, potesse invaderlo e occuparlo come fece con la Germania. Ancor più, le bombe furono il primo atto della guerra fredda che durò sin quasi alla fine del Novecento.

La tragica eredità di Hiroshima e Nagasaki

Il monopolio del possesso delle armi nucleari da parte degli USA durò poco. Già nel 1949 l’URSS fece esplodere la sua prima bomba atomica e man mano si innescò una terribile quanto insensata corsa agli armamenti nucleari con una proliferazione verticale (quantitativa, soprattutto da parte degli USA e dell’URSS) e orizzontale, con altri paesi, Gran Bretagna, Francia, Cina e poi India, Pakistan, Israele, Corea del Nord.

In questa folle corsa, USA e URSS costruirono decine di migliaia di testate nucleari, un numero assolutamente assurdo e privo di significato strategico, che in seguito a vari trattati si ridusse alle attuali circa 16.000 armi nucleari.

Il grafico sottostante presenta la valutazione del rischio di una guerra nucleare fatta dagli scienziati del Bulletin of Atomic Scientists che sulla loro rivista hanno riprodotto un orologio le cui lancette segnano quanto manca alla mezzanotte nucleare, l’ora X dello sterminio totale provocato da una guerra nucleare.

Il punto più vicino si raggiunse nel 1953, in piena guerra fredda, durante i test delle armi a fusione nucleare, con una potenza di varie decine di megatoni. E poi, durante la crisi dei missili a Cuba, nel 1962. Il punto più lontano viene stimato nel 1991, alla fine della guerra fredda. Dopodiché, le lancette si sono avvicinate nuovamente alla mezzanotte e ora segnano soli tre minuti da questa ipotetica distruzione globale.

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I minuti che mancano dalla mezzanotte nucleare secondo l’Orologio dell’apocalisse del Bulletin of Atomic Scientists (da: https://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_dell%27apocalisse )

 

 

L’eredità lasciata dai bombardamentio di Hiroshima e Nagasaki fu denunciata dal generale Eisenhower in un famoso discorso di addio alla nazione, il 17 gennaio 1961. Egli mise in guardia dal crescente potere dei militari in quello che definì il nascente complesso militare-industriale. Oggi, questo complesso si è allargato su scala mondiale e promuove una cultura del militarismo che costituisce la principale minaccia alla sopravvivenza del genere umano.

Secondo Martin Luther King, tre erano i grandi ostacoli da sconfiggere da parte dell’umanità: razzismo, miseria, militarismo. A questi tre mali oggi dobbiamo aggiungerne altri tre: capitalismo neoliberista, distruzione ambientale e cambiamento climatico globale.

L’umanità si trova a un bivio, denunciato via via da un crescente numero di personalità, non ultimo nell’enciclica “laudato sì” di papa Francesco.

Ora più che mai è necessario che i movimenti di base uniscano le loro forze per ottenere un cambiamento delle politiche suicide che stanno portando l’umanità verso un baratro di cui Hiroshima e Nagasaki non sono che un annuncio premonitore.

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