Che cosa c’è sotto – Recensione di Cinzia Picchioni

cop_Paolo Pileri, Che cosa c’è sotto,Paolo Pileri, Che cosa c’è sotto, altreconomia, Milano 2015, pp. 160, € 12,50

Riassunto, ma all’inizio

Ottima idea, quella di iniziare il libro con dei simboli molto chiari che spiegano efficacemente gli argomenti che poi nel libro saranno sviluppati con più parole e approfondimenti. È stata chiamata Premessa grafica e ci sbatte in faccia, giustamente, quello che sta succedendo al suolo, che erroneamente siamo abituati a considerare come “quella cosa su cui si cammina”, mentre invece è una risorsa naturale (e come tale, limitata e non rinnovabile) che ci permette di vivere (sul suolo si coltiva il cibo che mangiamo), proprio come l’acqua, l’aria e il sole (calore, fuoco). I 4 elementi della vita sono infatti terra (suolo), acqua, aria, fuoco (sole). Ci ricorda anche che in Italia cementifichiamo (sì, noi, anche se non andiamo lì con la cazzuola) 70 ettari di suolo al giorno; e che questo significa che perdiamo (sì, sempre noi) una superficie che produrrebbe cibo per 420 persone!!!

Ottima idea anche quella di pubblicare un libro sul suolo nell’anno internazionale dei suoli, proclamato dall’Onu, e nell’anno in cui – dal 19 al 23 aprile – è stata celebrata la Global Soil Week (settimana globale del suolo).

Ottima idea anche il titolo, col suo doppio senso che ci aiuta a riflettere su ciò che abbiamo “sotto” i piedi: il suolo.

Otto nemici

I nemici sono quelli del suolo, protagonista del libro presentato questa settimana. Il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo recita infatti il sottotitolo; e se bisogna difendere il suolo vuol dire che ha dei nemici, eccoli: 1. Sigillatura (impermeabilizzazione); 2. Erosione; 3. Impoverimento; 4. Perdita di biodiversità; 5. Inquinamento; 6. Salinizzazione; 7. Compattazione; 8. Frane, smottamenti, scivolamenti… I numeri 1 e 7 sono “parenti”, ma la sigillatura non è reversibile, mentre la compattazione sì:

Nel 2014, in occasione del più importante congresso mondiale sul suolo in Europa, la Global Soil Week (gsw; www.globalsoilweek.org), è stato dichiarato in modo perentorio che l’impermeabilizzazione corrisponde ad una totale perdita di suolo, per sempre. Sealed=Lost. Dalla impermeabilizzazione non si torna indietro. Non è sufficiente demolire un edificio o cancellare una strada e immediatamente si possono piantare le patate. No, quel suolo, ammesso che sia rimasto tale, non è in grado di produrre nulla (p. 30).

Ugo, la soluzione

Ugo non è qualcuno, piuttosto è qualcosa. È l’acronimo di Unica Grande Opera. Sì, proprio nel senso che avete intuito: basta con le Grandi Opere, quelle che “se si muove l’edilizia gira l’economia e cresce l’Italia”, basta con questi slogan che si piantano nella testa delle persone, senza alcun filtro critico. Non bisognerebbe costruire più nulla, ma sistemare e utilizzare il già esistente! E l’Unica Grande Opera davvero indispensabile è: “salvare il territorio, metterlo in sicurezza, risanarlo. Si deve ripartire dalla tutela del suolo, la grande sfida civile che riguarda da sempre tutti gli italiani, come già diceva Luigi Einaudi nel 1951”, p. 36.

Cemento, il nemico armato numero 1

A questo proposito c’è un chiarissimo paragrafo che fin dal titolo ci illumina: Bombe di cemento, altro che bombe d’acqua (p. 55) racconta che l’acqua, quella devastante, c’era anche prima, ma era assorbita dagli spazi aperti e, non essendoci grandi opere di cemento, i danni erano minori.

Alcune delle ultime alluvioni (es. Chiavari 2014) che hanno colpito il Nord come il Sud Italia non hanno alle spalle i fenomeni piovosi particolarmente eccezionali contro i quali tutti imprecano. […] sono le conseguenze del cemento, non (solo) della pioggia. Tutto il cemento che ha sigillato il bacino idrografico, la grande scodella geografica che raccoglie le acque di pioggia – insieme alla nostra stoltezza – sono la causa dei danni. Non la natura cattiva (p. 53).

Soil-soul, a volte l’inglese…

… aiuta, invece di ostacolare. È il caso delle due parole che traducono l’italiano “suolo” (soil) e “anima” (soul): nella lingua dei Beatles sono diverse solo per una vocale. E non è un caso: senza suolo niente vita. Se avete voglia, potete leggere un interessante articolo nel sito del giornale “The Guardian” (e se non leggete l’inglese potete farvelo tradurre, almeno un po’, da Google, direttamente mentre lo leggete:

http://www.theguardian.com/sustainable-business/satish-kumar-soil-soul-society)

… ma anche l’italiano… (tabelle e giornate del…”)

Siccome finora le leggi per il suolo sono state regionali (e rischiamo di avere 20 leggi regionali con 20 diverse definizioni di suolo), il 5 dicembre 2014 – nella Giornata mondiale del suolo – la definizione “ufficiale” di suolo è stata depositata, simbolicamente, presso l’Enciclopedia Treccani (il testo dell’Atto di deposito si può leggere nel sito www.treccani.it). Nel libro troviamo anche tabelle, diagrammi, elenchi che illustrano la situazione della perdita di suolo, della spesa per la gestione delle acque, degli oneri di urbanizzazione…

Amici della Terra e della terra?

Terra come suolo dunque. L’autore ci parla di registi, scrittori, profeti (Peccei, Pasolini, Borgese, Rosi, Calvino) che hanno provato ad avvertirci sui pericoli del consumo di suolo, restando inascoltati. E insieme ai personaggi del passato ne cita uno del presente, Pippo Civati, creatore del felice slogan “Le cose cambiano cambiandole”. Questo è il titolo del paragrafo di p. 72, che introduce un lungo capitolo sulle questioni (chiamate “nodi”). Da p. 72 a p. 107, troviamo 11 “nodi” con le possibili soluzioni e da p. 122 le strategie – già operative – all’estero (tanto per cambiare negli altri Paesi arrivano sempre prima). Tipo in Germania dove la regola, che ha fatto scuola anche altrove in Europa, è questa: “il valore ecologico locale non può cambiare e quindi se, ad esempio, si trasforma un suolo agricolo in un’area urbana, i valori ecologici persi devono essere ripristinati altrove. Se non si è in grado di compensare, non si tocca quel suolo”. Hanno chiamato tutto questo, con un nome molto efficace, okökonto.

Naturalmente anche gli editori di questo libro sono amici della Terra e della terra, avendo scelto di pubblicare il libro su Carta Fsc (Carta da fonti gestite in maniera responsabile).

L’unico terreno su cui si può lavorare…

Questo è il più sfidante terreno su cui lavorare. Se oggi siamo in pieno eccesso di cemento e delle sue conseguenze (Martinelli, 2011) e le nostre città traboccano di aree dismesse e case vuote […] non possiamo girare la testa dall’altra parte e lasciare che un ultimo manipolo di speculatori […] consumi quel che resta del suolo illudendoci che così si rimette in moto l’economia dei consumi e si esce dalla crisi. Il futuro del settore delle costruzioni è nel recupero e nell’efficientamento dell’esistente (p. 144).

… è il vento!

È ovvio che sto giocando con le parole, e “vento” è ven.to, la dorsale cicloturistica che unisce le città Venezia e Torino, un progetto “che ha molto a che fare con la tutela del suolo”, come scrive l’autore in un Post Scriptum, a p. 149:

Vento […] è un’alternativa possibile al pensiero unico che continua a proporci un’idea di crescita la cui grammatica è fatta di autostrade di cemento (e quindi una mobilità che ci condiziona all’auto, alla spesa energetica, all’inquinamento […]), di centri commerciali da raggiungere sempre in auto […]. Le infrastrutture cicloturistiche non sono che un esempio attraverso il quale si può fare progettazione di paesaggio, la cui cura può diventare l’opera pubblica più grande del Paese, capace di generare lavoro e benessere, cosa che il cemento non è più in grado di fare. […] Il paesaggio, come il suolo, non si salva da solo. Lo salviamo noi. Abbiamo tra le mani una delle più grandi battaglie culturali e civili di questo Paese.

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