Don Lorenzo Milani. Il destino di carta – Recensione di Marco Labbate

cop Milani catalogoLiana Fiorani (a cura di), Don Lorenzo Milani. Il destino di carta. Rassegna stampa 1949-2005. Catalogo, Società Editrice il Mulino, Bologna 2010, pp. 936, 978-88-15-13724-1, due dvd allegati al volume, € 60.00

Don Lorenzo Milani. Il destino di carta,  curato da Liana Fiorani e pubblicato da Il Mulino è uno di quei lavori che ogni studioso di un argomento vorrebbe poter avere tra i suoi strumenti di lavoro. Consiste di un catalogo con due cd rom nei quali è contenuto un materiale vastissimo e prezioso che riguarda il priore di Barbiana: articoli, reportage, saggi, critiche, recensioni, annunci, lettere sul priore, programmi di convegni, libri…  E’ forse anomalo per una recensione cominciare dalla necessità di esprimere una profonda gratitudine al suo curatore. Ma questo aspetto è costitutivo di un’opera che si mette al servizio di altri lavori, essendo stata costruita con l’esplicito intento di aiutare gli studi futuri e di donare agli storici che verranno un poco di quell’elemento che è sempre una merce rara per ogni ricerca: il tempo. Liana Fiorani rende facilmente fruibile una fiumana di documenti  di non semplice reperibilità, costruendo un’opera che diventa un passaggio obbligato per tutti gli studi che da qui in avanti svolgeranno sia il priore di Barbiana, sia quella che Balducci chiamò “germinazione fiorentina” . Un lavoro così corposo poteva nascere solo dove il rigore della ricercatrice incontra una passione tracimante per una vita. Al primo si deve un lavoro di catalogazione complesso che segue un ordinamento doppio, cronologico e per testata. Alla seconda si deve la pazienza certosina con cui quest’opera è stata compiuta.

A questa prima semplice considerazione, si aggiunge il pregio storiografico della raccolta. Il grosso del corpus dei documenti è la rassegna stampa dedicata al priore che riguarda gli anni 1949-2005. Liana Fiorani offre la possibilità di seguire in maniera diacronica, la ricezione dell’opera di don Milani, e di vedere come la parola di altri si sia mossa sopra la parola milaniana, essenza del suo progetto educativo, fondato sulla necessità di dare ai poveri la parola.  Come scrive Liana Fiorani nell’introduzione «la volontà di capire le ragioni della tanta attenzione della società verso la figura e l’opera del sacerdote educatore» è un aspetto che merita di essere indagato. L’impatto è impressionante. Gli articoli che riguardano il priore raccolti durante la sua vita sono 671. Più di un terzo portano come data l’ultimo anno di vita di don Milani, il 1967, segnato anche dall’uscita di Lettera a una professoressa. 969 articoli riguardano il periodo 1968-1986. Emerge nei diciotto anni successivi un’attenzione  nei confronti del priore di Barbiana che si mantiene costante, con punte di maggior interesse dovute a eventi particolari, come la pubblicazione delle sue lettere o l’anniversario della sua morte. Il 1987 segna uno spartiacque nello spazio dedicato dalla stampa alla figura di don Milani. Gli articoli scritti sul priore solo in quell’anno sono 630, un numero abnorme rispetto ai 114 di dieci anni prima. Da allora l’interesse su don Milani non si è più affievolito. I brani catalogati del periodo compreso tra 1987 e 2005 sono 7552.

Va detto che questi non sono  numeri da prendere come assoluti e che potrebbero da un lato essere ancora più consistenti, dall’altro presentare proporzioni diverse. Tuttavia la tendenza di una crescita esponenziale dell’interesse verso la figura del priore mi pare possa essere spogliata di ogni relatività. L’aumento dei mezzi di informazione è certamente una delle cause, ma non mi pare una spiegazione sufficiente. Sembra esserci un bisogno della stampa di tornare a confrontarsi  costantemente con la figura del priore, come se vi fosse in essa qualcosa che travalicasse la sua collocazione nella storia e continuasse a parlare alla coscienza del Paese. Nel bilancio che  fa della sua ricerca, Liana Fiorani  rileva alcuni tratti ricorrenti: «Delle tante valutazioni che scrivono di lui, ma ancor più dai suoi scritti , emerge una figura di grande coerenza, che coinvolge profondamente la sua intransigente testimonianza e ne fa una delle figure sacerdotali più espressive dell’ultimo secolo. La sua parola ha educato ed ancora educa, perché quella sofferta esperienza prima di parlare all’intelligenza, parla alla coscienza e fa vibrare corde possedute e sconosciute che danno turbamento». E’ tuttavia possibile approfondire tanto le somiglianze quanto le differenze nella trasmissione giornalistica dei trattti peculiari di don Milani nei diversi momenti della storia del Paese. Credo inoltre che potrebbe dare risultati assai interessanti l’incrocio di questi dati con altri relativi alla reale conoscenza della figura del priore di Barbiana, raccolti in campioni casuali, divisi per segmenti di età, tra la vasta parte della popolazione italiana che non ha avuto esperienza diretta di  «quel momento di piena trasformazione culturale», nel quale don Milani «si è posto come severo educatore di tutta la società ecclesiale, sociale, militare e scolastica, si è fatto maestro, missionario dell’educazione, perché voleva il primato dell’uomo sulle istituzioni».

Aggiungo a latere che questo libro ha anche una bella introduzione. E’ un piccolo saggio che cerca di intersecare tutti i nodi principali del pensiero milaniano col contesto storico in cui egli è vissuto e col valore che quel pensiero ricopre nel mondo di oggi. La quantità di informazioni contenute in poche pagine ne fanno un’ottima introduzione per chi si accosta per la prima volta alla complessità cruciale di questa figura.

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