Marianella García Villas – Recensione di Enrico Peyretti)

cop_Marianella-GarciaAnselmo Palini, Marianella García Villas, Ave, Roma 2014, pp. 268, € 12

Marianella, avvocata dei poveri, martire della giustizia

Marianella García Villas (1948-1983), nel Salvador della dittatura militare a servizio della ristretta oligrachia ricca, sostenuta dagli Stati Uniti, è stata l’avvocata dei poveri, voce dei perseguitati e degli oppressi, fino al martirio. Il libro di Anselmo Palini è il secondo in Italia su questa donna di coraggio e di bruciante passione per la giustizia.

In El Salvador non ci sono a tutt’oggi pubblicazioni su di lei, conosciuta più in Italia e Spagna che nel suo paese, perché è donna, è laica, è stata dipinta come guerrigliera. Di famiglia benestante, preferì al privilegio l’impegno totale a denunciare e documentare la violenta oppressione dei più poveri. I militari si definivano crociati della cristianità” ed ogni oppositore era da combattere come “comunista”.

La divisione del mondo nella Guerra Fredda offriva l’ideologia per il dominio di pochi su tutti. Moderna Antigone, Marianella correva a fotografare i corpi dei campesinos e degli attivisti uccisi dagli squadroni della morte quasi ogni notte, per poter denunciare anche le atroci torture normalmente inflitte prima della morte. Spera nella comparsa di partiti democratici. Eletta parlamentare, si dimette dalla Democrazia Cristiana, troppo debole con la dittatura, e si dedica alla Commissione per i diritti umani, in patria come in alte sedi internazionali. Viaggia in Europa e in Italia, rilascia lucide analisi e testimonianze ad autori come Raniero La Valle, Linda Bimbi, Ettore Masina, Luigi Bettazzi, Maurizio Chierici, Lucia Annunziata, Eduardo Galeano, che osservano anche in Salvador il suo lavoro. Angariata, violentata sessualmente per avvilirla, accusata di comunismo (come ogni resistente, anche nonviolento, al regime), alla fine è catturata e uccisa, a 34 anni, dopo torture infami, con la falsa accusa di partecipazione ad una azione “terroristica”.

Fu collaboratrice del vescovo Romero, a cui forniva settimanalmente l’elenco delle vittime che Romero poi notificava pubblicamente ogni domenica nell’omelia. Come Romero e tanti altri, Marianella è esempio di quel cristianesimo latinoamericano che, con la “scelta preferenziale per i poveri”, fatta dei vescovi a Medellin (1968) a seguito del Concilio (1962-1965), legge e vive la fede in Dio come passione per la liberazione degli oppressi, immagine reale di Dio (teologia della liberazione). È un cristianesimo alternativo a quello strumentalizzato dai potenti.

Marianella è anche alta testimone della lotta alla violenza senza uso di violenza, che sempre rifiutò, pur riconoscendo i pesanti motivi di chi prendeva le armi. Il libro di Anselmo Palini, presentato al Centro Studi Sereno Regis di Torino il 29 maggio 2015, è ricco di documenti anche d’archivio, tocca corde profonde perché ci fa partecipare alle grandi sofferenze e alla forza morale di un popolo schiacciato; dolore e forza che vediamo come concentrati in questa giovane donna, figlia e madre del suo popolo. Anselmo Palini è autore di altri libri in una collana di figure esemplari, come Marianella, della lotta nonviolenta per la pace e la giustizia.

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